Carta di Fondi: 30 preti e religiose contro mafie, ingiustizie, degrado ambientale, razzismo

“Adista”
n. 32, 24 settembre

Luca Kocci

Contro le mafie e la corruzione, per l’accoglienza dei migranti e la difesa dell’ambiente. Sono gli impegni contenuti nella Carta di Fondi, sottoscritta da oltre trenta parroci, vicari episcopali, direttori di Caritas, animatori di comunità di accoglienza, religiosi e religiose – molti dei quali collaboratori e amici di Adista – al termine di una tre giorni di approfondimento, riflessione e confronto promossa, fino allo scorso 8 settembre, nel monastero di San Magno di Fondi (Lt), da Libera, la rete di associazioni contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti, primo firmatario del documento, insieme, fra gli altri, a don Marcello Cozzi, don Pierluigi Di Piazza, don Aldo Antonelli, don Pino Demasi, don Tonio Dell’Olio, don Tommaso Scicchitano e don Giorgio Pisano.

«Siamo sacerdoti, religiosi e religiose impegnati da anni con le nostre comunità e i nostri gruppi a far incontrare le fatiche degli uomini con la tenerezza di Dio – si legge nella Carta di Fondi –, ci sentiamo sollecitati dal Magistero e dall’azione di papa Francesco a favore degli ultimi e degli emarginati, ci poniamo sulla scia dell’impegno sottoscritto nel “Patto delle catacombe” da numerosi vescovi partecipanti al Concilio Vaticano II» (v. Adista Segni Nuovi n. 40/15).

Per tutto questo, scrivono i religiosi, «ci impegniamo a non tacere dinanzi alle ingiustizie e ad ogni tipo di illegalità; a camminare al fianco delle vittime innocenti delle mafie e di quanti subiscono violenze e sopraffazioni, condividendo il loro dolore e la loro richiesta di giustizia e di verità; a contrastare ogni forma di corruzione perché cancro della civiltà e della democrazia». È netta la presa di distanza dalle commistioni fra religiosità popolare e criminalità organizzata che spesso, anche in tempi recenti, si sono verificate soprattutto nelle regioni del Sud d’Italia, dagli “inchini” delle statue portate in processione sotto le abitazioni dei boss ai condizionamenti delle feste patronali: ci impegniamo «ad evitare qualunque forma di religiosità ritualistica e alienante che deturpa il volto paterno di Dio» e «a vivere ogni manifestazione di pietà popolare nella logica della semplicità e della radicalità evangelica, affinché non si trasformino in esaltazione di personaggi potenti e boss mafiosi, e in mortificazione di poveri ed ultimi».

Poi il capitolo ambiente. Ci impegniamo, scrivono, «a promuovere e ad affermare i principi di una cultura di ecologia integrale; a sentirci parte integrante dell’ambiente perché ogni aggressione ad esso venga vissuto come una ferita inferta a ciascuno di noi; a denunciare ogni tipo di connivenza anche istituzionale che favorisce il degrado ambientale agevolando gli affari delle ecomafie». E l’accoglienza: ci impegniamo «a realizzare luoghi nei quali trovino accoglienza uomini e donne senza nessun pregiudizio di tipo religioso, etnico e sociale; a vivere la misericordia come risposta ad ogni tipo di violenza e come accoglienza agli ultimi, ai poveri, agli emarginati e ai migranti».

L’ultima parte della Carta di Fondi è dedicata ai temi politico-economici. Ci impegniamo «a vivere nella libertà ogni tipo di rapporto con la politica per non cadere nelle maglie di facili strumentalizzazioni; a promuovere l’affermazione di un’informazione che cerchi sempre la verità e tuteli gli ultimi; a liberarci e a liberare da una concezione economicistica della terra, dell’ambiente, del lavoro e delle relazioni umane; a denunciare quella finanza che uccide i poveri e crea disuguaglianze sociali su scala planetaria; a lavorare nell’educazione ad una finanza etica e giusta e ad un’economia di pace; a vivere il rapporto con il denaro nella logica della trasparenza e della competenza perché non si alimentino favoritismi né si assicurino privilegi; ad orientare le risorse economiche sempre verso il bene comune e mai verso interessi di pochi individui o di singoli gruppi, anteponendo il primato della destinazione universale dei beni ai principi della proprietà privata».

Infine la Costituzione, alla vigilia del referendum confermativo della riforma Renzi-Boschi-Alfano-Verdini: ci impegniamo «a tutelare i principi costitutivi della nostra Carta costituzionale, a difendere la sacralità della laicità, a promuovere percorsi virtuosi e responsabili di cittadinanza attiva».

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