Il crocifisso obbligatorio

“il manifesto”
15 ottobre 2016

Luca Kocci

Ci sono «questi che da una parte vogliono difendere il cristianesimo in Occidente e dall’altra parte sono contro i rifugiati e le altre religioni». È una «contraddizione», è «ipocrita dirsi cristiano e cacciare via un rifugiato», lo vediamo «ai telegiornali tutti i giorni».

Con chi ce l’aveva papa Francesco quando l’altro ieri ha risposto così alle domande dei giovani luterani tedeschi in pellegrinaggio a Roma?

Il papa non fa nomi, si dice il peccato ma non il peccatore, si sa. Ma il pensiero corre subito ai deputati leghisti che vorrebbero affondare le barche dei migranti – anzi, dei «clandestini» – e chiudere tutte le moschee, ma che hanno da poco presentato in Parlamento una proposta di legge (primo firmatario Roberto Simonetti) per affiggere «in luogo elevato e ben visibile» il crocifisso («emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana, elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia») in tutti i luoghi pubblici: non solo nelle solite aule scolastiche, anche nelle università e nelle accademie, negli uffici delle pubbliche amministrazioni e degli enti locali, nelle aule consiliari regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, nelle carceri, nei tribunali, negli ospedali, persino nelle stazioni, nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti. E per chi lo «rimuova in odio ad esso» oppure «rifiuti» di esporlo, multe salate: da 500 a 1.000 euro.

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