«Ma la protesta di Lutero fu soprattutto un atto di fede». Intervista a Luca Negro (Fcei)

“il manifesto”
30 ottobre 2016

Luca Kocci

«Quello di Lund è un evento storico. Chi avrebbe mai pensato fino a poco tempo fa che il papa di Roma, che per Lutero era l’Anti-Cristo, sarebbe stato invitato ad aprire le celebrazioni per i 500 anni della Riforma e che avrebbe prontamente accettato l’invito!».

La pensa così Luca Maria Negro, pastore battista e presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), l’organismo che raduna battisti, luterani, metodisti, valdesi più le altre Chiese del protestantesimo storico. E non teme che il papa possa in un certo senso “colonizzare” l’evento. «In questi anni, penso in particolare alla visita di Francesco alla Chiesa valdese nel giugno 2015, abbiamo sperimentato la grande correttezza e sensibilità ecumenica di Bergoglio».

Però…

«In Italia il rischio è che i mezzi di comunicazione, che brillano per un certo “provincialismo” in campo religioso, non colgano l’importanza ecumenica di questo evento, che per noi protestanti non vuole essere un’occasione di affermazione identitaria ma di confronto con tutti i credenti, di qualunque Chiesa».

Domani si ricorda l’inizio della Riforma. Qual è il punto centrale della “protesta” di Lutero?

«Le 95 tesi sulle indulgenze non costituiscono che l’avvio della Riforma protestante, eppure vi ritroviamo già gli elementi centrali del pensiero di Lutero. La tesi 62, per esempio, dove si contrappone il falso tesoro delle indulgenze al “vero tesoro della Chiesa”, ovvero il “sacrosanto Vangelo”. È indubbio che nelle 95 tesi c’è una protesta contro gli abusi del clero e di Roma, ma vale la pena ricordare che il nome di “protestanti” deriva dal latino protestari, che significa testimoniare, dichiarare pubblicamente. La “protesta” di Lutero allora è anzitutto una testimonianza di fede e rappresenta la riscoperta di quel “nocciolo” della fede cristiana che era diventato irriconoscibile sotto le incrostazioni di superstizioni, interessi economici e potere clericale».

Le istanze che Lutero poneva 500 anni fa sono superate dalla storia o sono ancora attuali?

«I tempi sono cambiati, e certamente alcune delle controversie che hanno diviso i cristiani nel ‘500 sono superate, come per esempio quella sulla “giustificazione per fede”, sulla quale cattolici e luterani hanno prodotto un documento di consenso nel 1999. Ma l’attualità del pensiero della Riforma resta, sotto tanti profili. La Federazione luterana mondiale ha centrato le celebrazioni del 2017 proprio sull’attualità, con il tema “Liberati dalla grazia di Dio” e tre sottotemi che traducono il  termine “grazia” con not for sale, “non in vendita”, intrecciando così la tematica teologica alla testimonianza concreta dei cristiani nel mondo di oggi: “Gli esseri umani non sono in vendita”, “Il creato non è in vendita”, “La salvezza non è in vendita”. Riscoprire la grazia di Dio, insomma, per combattere la mercificazione degli esseri umani e dell’ambiente, cioè per opporsi al neo-liberismo imperante».

Molti nodi teologici ed ecclesiali dividono protestanti e cattolici, come per esempio il ruolo delle donne e degli omosessuali nella Chiesa – che fra i protestanti assumono ruoli ministeriali anche di vertice –, ma anche questioni sociali relative alla bioetica, al fine-vita, alla concezione aperta e plurale della famiglia. Sarà possibile una maggiore comunione?

«Certamente vi è una lunga lista di questioni che ancora ci dividono. Nel suo discorso ai valdesi, però, Bergoglio ha detto alcune cose significative: ha riconosciuto che unità non significa uniformità e che già nel Nuovo Testamento sono testimoniate diverse forme di organizzazione della chiesa. E che “le differenze su importanti questioni antropologiche ed etiche che continuano ad esistere” tra cattolici e protestanti non impediscono “di trovare forme di collaborazione in questi ed altri campi”».

Dove per esempio?

«L’accoglienza dei migranti. Come Fcei siamo molto soddisfatti di aver realizzato il progetto dei Corridoi umanitari, che ha portato in Italia in sicurezza e legalità già 400 rifugiati siriani, proprio come un’iniziativa ecumenica, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio».

Fermo restando che il papato è uno dei maggiori elementi di divisione fra protestanti e cattolici, papa Francesco ha in qualche modo favorito il dialogo?

«Con i suoi predecessori avevamo la sensazione di un ecumenismo a due velocità: più veloce con ortodossi e anglicani, soprattutto perché hanno conservato una struttura ecclesiale più “cattolica” – anche se dopo le aperture degli anglicani alle donne vescovo e agli omosessuali mi sembra che ci sia stata una frenata anche nei loro confronti –, al rallentatore con il protestantesimo. Oggi sentiamo di essere nuovamente degli interlocutori a pieno titolo, quello di papa Francesco ci sembra un ecumenismo a 360 gradi».

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