Il 4 novembre dei pacifisti: ricordare le vittime, promuovere la difesa civile

“Adista”
n. 39, 12 novembre 2016

Luca Kocci

In pieno centenario della prima guerra mondiale (1914-1918), i pacifisti hanno ricordato le «vittime di tutte le guerre», promuovendo lo scorso 4 novembre (che per l’Italia è l’anniversario della fine della guerra) «commemorazioni nonviolente» in tutte le città italiane. E nello stesso giorno, a Trento – una delle città simbolo della Grande guerra –, si sono svolti gli Stati generali della difesa civile non armata e nonviolenta, organizzati dai promotori della campagna “Un’altra difesa è possibile” e dal Forum trentino per la pace e i diritti umani: un primo passo – spiegano – per coordinare e creare un confronto tra i diversi soggetti che già ora agiscono nel settore della difesa civile, sia enti istituzionali (ministero della Difesa, dipartimento della Protezione civile, ufficio per il Servizio civile nazionale) sia associazioni e organizzazioni non governative che lavorano per la pace e il disarmo.

«Il 4 novembre è giorno di lutto e non di festa per la partecipazione alla “inutile strage” della prima guerra mondiale», scrivono in un comunicato congiunto Movimento nonviolento, PeaceLink, Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo e associazione Antimafie “Rita Atria”, le organizzazioni che hanno promosso le commemorazioni nonviolente del 4 novembre. «Commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze», prosegue il comunicato, affinché il 4 novembre «cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l’impegno perché non ci siano mai più guerre, mai più uccisioni, mai più persecuzioni. Oltre cento anni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, mentre è tragicamente in corso la “terza guerra mondiale a pezzi” – l’espressione coniata da papa Francesco –, è ora di dire basta».

Iniziative e manifestazioni nonviolente organizzate da decine di associazioni e gruppi di base si sono svolte in diverse città italiane: per lo più deposizione di corone di fiori davanti alle lapidi e ai monumenti alle vittime delle guerre, accompagnate da letture pubbliche di testi della tradizione pacifista. Tutte accomunate dallo stesso slogan: “Ogni vittima ha il volto di Abele”.

Insieme al ricordo delle vittime, il sostegno alla campagna “Un’altra difesa è possibile” che ha depositato in Parlamento – sostenuta da 50mila firme – una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta, v. Adista Segni Nuovi n. 35/14). «Obiettivo della campagna – spiegano i promotori – è quello di organizzare la difesa civile, non armata e nonviolenta, ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni – anziché finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo».

Ovvero la riaffermazione della Costituzione repubblicana che «ripudia la guerra» (articolo 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il «sacro dovere della difesa della patria» (articolo 52).

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