La legge elettorale che vogliamo: diritto di voto per gli immigrati. Una proposta del Centro per la pace di viterbo

15 gennaio 2017

Luca Kocci

Fra Italicum, Mattarellum e Consultellum, al Parlamento italiano che nei prossimi mesi dovrà presumibilmente rimettere mano alla legge elettorale arriva anche un’altra proposta: riconoscere il diritto di voto ai cittadini immigrati e residenti nel nostro Paese, perché «l’Italia, essendo una repubblica democratica, non può continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui».

L’idea, sotto forma di lettera aperta ai parlamentari italiani, è di Peppe Sini, del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo, è ha incassato il sostegno, fra gli altri, del comboniano p. Alex Zanotelli, di Francesco Gesualdi (fondatore e animatore del Centro nuovo modello di sviluppo nonché ex allievo della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani), di Lidia Menapace, di Alberto L’Abate (presidente onorario di Ipri – Rete Corpi civili di pace) e di Daniele Lugli (presidente onorario del Movimento nonviolento).

«Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro Paese», si legge nella lettera aperta ai parlamentari. «Queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro Paese, sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano». Quindi questa è «l’occasione propizia» perché si possa finalmente riconoscere loro il diritto di voto, con legge ordinaria per le elezioni amministrative (nelle quali peraltro il diritto di voto è già riconosciuto agli stranieri provenienti da altri paesi dell’Unione Europea), e con legge costituzionale per le elezioni politiche.

«Il riconoscimento dei diritti politici – prosegue la lettera – è il modo migliore, la guarentigia indispensabile, per contrastare adeguatamente il razzismo e lo schiavismo, due crimini da cui anche il nostro Paese è aggredito», nonché «l’emarginazione e la disperazione di persone che private degli elementari diritti democratici divengono ipso facto vittime reali o potenziali di ogni sorta di abusi e umiliazioni». E quindi è anche il modo migliore per contrastare «il conseguente montare dello smarrimento e del risentimento e con essi le possibili derive violente e criminali da parte di persone così brutalmente sopraffatte e fin annichilite da perdere la cognizione del bene e del male e divenir preda di poteri mafiosi e terroristi, di farneticanti, sadici e necrofili criminali predicatori d’odio e seminatori di strage. La barbarie si contrasta con il diritto, con la civiltà, con l’umanità». E con la democrazia

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