Libri per pensare criticamente. una nuova collana di storia del cristianesimo

“Adista”
n. 5, 4 febbraio 2017

Luca Kocci

Libri per «pensare», per «costruire ponti», per «sopravvivere nel deserto delle città», per «guadare la solitudine e il dolore», per «attraversare frontiere». È l’obiettivo che si propone la nuova collana promossa dall’editore trapanese Il pozzo di Giacobbe, “Il pellicano. Fonti e testi di Storia del cristianesimo”.

Una collana che, spiegano Anna Carfora e Sergio Tanzarella (docenti di Storia della Chiesa alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale di Napoli), che la dirigono, «nasce sotto l’esergo “Pie Pelicane, Jesu Domine” tratto dall’Adoro te devote di Tommaso d’Aquino. Egli invoca così Gesù, riferendosi alla diffusa tradizione iconografica che vuole che il pellicano per alimentare i suoi piccoli si strappasse pezzi della propria carne dal petto. In un tempo nel quale la storia del cristianesimo sembra conoscere nelle accademie una progressiva marginalizzazione, nel movimentismo integralismi e banalizzazioni, nelle chiese nuovi clericalismi, l’impegno de “Il Pellicano” vuole essere coraggiosamente contro corrente. Invitare il lettore alla scoperta o riscoperta di libri e autori che hanno segnato la cristianità, alimentandolo con nuove o prime traduzioni di testi che aiutano a pensare, a costruire ponti, ad attraversare frontiere, seguendo l’esempio e il volo del Pellicano».

Il primo titolo, uscito a dicembre 2016, è una raccolta di testi cosiddetti “minori” – ma solo perché poco conosciuti – di Lev Tolstoj (Sulla pazzia del nostro tempo e del mezzo per rinsavire, a cura degli Amici di Tolstoj, pp. 70, euro 9.90), scritti subito dopo la sua profonda crisi spirituale e la conversione al cristianesimo, alla soglia dei cinquanta anni. «Ho vissuto al mondo 55 anni e, ove si escludano i 14 o 15 anni, dell’infanzia, ne ho vissuti 35 da nichilista, nel significato autentico del termine, mancante di ogni fede», scrive il grande romanziere russo. «Cinque anni fa credetti nella dottrina del Cristo e all’improvviso la mia vita mutò: cessai di volere quello che volevo prima e incominciai a volere quello che non volevo. Quello che prima mi sembrava buono mi apparve cattivo e quello che prima mi sembrava cattivo mi apparve buono». Una conversione che influisce profondamente anche sulla sia produzione letteraria: inizia a scrivere lettere, appelli, piccoli libri polemici su questioni concrete del suo tempo, prende posizione contro la tortura e la pena di morte. «Una produzione di scritti immensa e complessivamente scarsamente conosciuta, quando non volontariamente ignorata e rinchiusa nel comodo recinto della produzione minore – spiega Tanzarella nella postfazione –. Ma sono proprio quegli scritti che ne mostrano la grandezza morale e intellettuale di profeta anarchico e cristiano, che mette sono esame la società e ne critica la struttura, accusando i governi, attaccando i sentimenti patriottici e le Chiese nazionali». «È tempo, per noi, di capire che la nostra salvezza non sta nel proseguire lungo la strada che abbiamo percorso finora – scrive Tolstoj nella Legge della violenza e la legge dell’amore, uno dei testi presenti nel volume –, bensì nel riconoscere che abbiamo percorso una strada sbagliata e siamo finiti in un pantano». E qual è la nuova strada da percorrere? Semplicemente quella dell’amore, confessa Tolstpj: «Credete solo al bene dell’amore, che si apre davanti a voi e vi chiama».

Il secondo volume della collana, sebbene anch’esso considerato un’opera minore, è un classico dell’antimilitarismo cristiano: Militia Christi. La religione cristiana e il ceto militare nei primi tre secoli, del teologo e storico del cristianesimo tedesco Adolf Harnack (pp. 170, euro 14.90), il “maestro” di Dietrich Bonhoeffer. Benché pubblicato per la prima volta nel 1905, il saggio di Harnack resta un riferimento insostituibile per capire come i primi cristiani hanno affrontato il tema della guerra e del servizio militare. Perché è proprio nei primi secoli che il cristianesimo passa progressivamente da religione di pace ad un forma di militanza che prevederà, in nome di Cristo l’uso delle armi e della violenza sotto le insegne del papa, dell’imperatore o del potere politico cristianamente devoto. «Nella cristianità occidentale infiammata da sempre nove guerre – scrive Tanzarella nell’ampia introduzione – il sogno di Costantino non sarebbe stato interrotto, i soldati di Cristo si sarebbero sempre e di nuovo concretamente riarmati e il giuramento militare avrebbe assunto un particolare valore religioso, mentre messe da campo, benedizioni della bandiera, battesimo dei gagliardetti militari e preghiere del fante, del marinaio e dell’aviatore avrebbero confermato l’inverosimile possibilità di una fedeltà cristiana armata e disposta ad uccidere o a morire da buon soldato cristiano, producendo la trasformazione del soldato morto in guerra in caduto da eroe, e da eroe a martire».

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