Per mons. Galantino i bilanci delle diocesi sono tutti pubblici. Ma è davvero così?

“Adista”
n. 6, 11 febbraio 2017

Luca Kocci

Le istituzioni ecclesiastiche comunicano con chiarezza e trasparenza in che modo amministrano il proprio patrimonio? Oppure tutto ciò che riguarda soldi e beni immobili della Chiesa è avvolto dalla nebbia, più o meno fitta? A fidarsi ciecamente delle parole di mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale, il dubbio non sussiste: «I bilanci delle diocesi sono tutti pubblici». Ma andando a verificare, si scopre che non è proprio così.

Partiamo dall’inizio. Alla fine di ottobre 2016, la diocesi di Padova pubblica sul sito internet della Chiesa patavina e sul settimanale diocesano La Difesa del Popolo il Rapporto annuale dell’ente Diocesi, che comprende stato patrimoniale e conto economico, ovvero il bilancio della Diocesi (v. Adista Notizie n. 40/16). Negli anni, spiegavano dalla diocesi, è maturata la convinzione che «la credibilità della Chiesa passa per la gestione responsabile e la precisa rendicontazione di quanto viene offerto», «perché è dall’utilizzo che facciamo dei soldi, inutile girarci intorno, che capiamo noi per primi, e mostriamo al mondo, cosa ci sta veramente a cuore. Senza mai dimenticare che solo la trasparenza aiuta a costruire quel clima di fiducia che alimenta la carità delle gente, specie in un momento di grandi difficoltà economiche». Il bilancio che rendiamo pubblico, aggiungeva don Gabriele Pipinato, vicario per i beni temporali della Chiesa della diocesi di Padova, «è solo una fotografia di come usiamo le nostre risorse economiche e finanziarie, ma potrebbe diventare di più, quasi una radiografia delle convinzioni che ci animano. Nella Chiesa, la gestione dei beni è il terreno dove si gioca la credibilità del messaggio che annunciamo, e quindi si tratta di autentica pastorale». E il vescovo, mons. Claudio Cipolla: «Trasparenza e responsabilità: è questo il binomio che vogliamo provare a tradurre in azioni concrete», «se impariamo a gestire con responsabilità e trasparenza il nostro patrimonio, apriamo una porta al dialogo, la nostra parola diventa credibile e forse possiamo creare le condizioni per arricchirci tutti del Vangelo, che è il nostro vero e unico patrimonio».

Sulla base di questa notizia, a metà gennaio il movimento Noi Siamo Chiesa scrive una lettera che viene inviata a tutti i vescovi riuniti a Roma dal 23 al 25 gennaio per il Consiglio episcopale permanente (v. Adista Notizie n. 5/17) in cui avanza anche questa proposta: «L’esempio della diocesi di Padova pensiamo debba essere seguito dalle altre diocesi senza tergiversazioni. In questo modo le risorse potrebbero essere considerate come vera e propria  “proprietà”  (e  responsabilità) di tutti i credenti di quella diocesi o di quella parrocchia e valutate in ogni loro aspetto buono o meno buono. La pubblicità e la trasparenza, nella conoscenza e nella gestione delle risorse, sono la condizione sine qua non perché le parole “Chiesa povera e dei poveri” possano concretizzarsi. Le notizie che si hanno ora sulla gestione delle risorse sono così scarse (o inesistenti) che impediscono di fatto che il messaggio di papa Francesco possa farsi fatto concreto e comunitario, salvo iniziative meritorie ma specifiche e locali di qualche realtà di buona volontà. Una decisione nella direzione che auspichiamo, proposta e imposta a ogni diocesi, darebbe credibilità alla Chiesa  verso l’esterno ma anche nei confronti del  popolo cristiano molto sensibile su queste questioni, disposto a discutere e a dare e a fare la sua parte».

Alla conferenza stampa conclusiva del Consiglio episcopale permanente, Adista rivolge una domanda a mons. Galantino, chiedendogli se i vescovi hanno discusso della proposta di Noi Siamo Chiesa e in ogni caso cosa ne pensa il segretario generale della Cei. «Io non ho ricevuto nessuna lettera», esordisce mons. Galantino, che poi aggiunge «Non ne abbiamo parlato perché i bilanci delle diocesi sono già tutti pubblici, si trovano sui siti internet delle diocesi e sono pubblicati sui settimanali diocesani. Ciascuno di voi, anche in questo momento, può controllare con il proprio tablet o con il proprio smartphone. Padova ha fatto quello che fanno anche le altre diocesi».

Nei giorni successivi facciamo una serie di verifiche su dieci grandi diocesi italiane (Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari), e in nessun sito internet diocesano troviamo i bilanci delle diocesi. Per essere sicuri di non aver cercato male, rivolgiamo la domanda agli economati e agli uffici comunicazioni delle curie: «Sul sito internet della diocesi sono pubblicati i bilanci della diocesi?». Riceviamo una sola risposta (su dieci), da parte dell’ufficio amministrativo della Diocesi di Torino: «Come ha già potuto notare, i bilanci non sono sul sito, né quello dell’Arcidiocesi né quello delle parrocchie. Resto a disposizione e porgo cordiali saluti».

«In ogni caso se poi non li trovate, me li chiedete e ve li mando io», aveva detto alla fine della conferenza stampa mons. Galantino. I cattolici che vorranno saperne di più sanno a chi rivolgersi

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