Bilanci diocesani in chiaro: finora è chiaro solo che non ci sono

“Adista”
n. 7, 18 febbraio 2017

Luca Kocci

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», sosteneva Sherlock Holmes, l’investigatore di Arthur Conan Doyle. E sulla questione dei bilanci delle diocesi italiane – che secondo il segretario generale della Conferenza episcopale, mons. Nunzio Galantino, sarebbero tutti pubblici e presenti sui siti internet delle rispettive diocesi – abbiamo raggiunto quota tre indizi: ovvero tre diocesi (Torino, a cui si sono aggiunte anche Milano e Roma) hanno ammesso che i propri bilanci non sono pubblici, tantomeno online sui propri siti, smentendo quindi le affermazioni del segretario generale della Cei e confermando che in materia di trasparenza economico-finanziaria per la Chiesa italiana la strada è ancora lunga. Ricordiamo le tappe della vicenda e aggiungiamo le due nuove puntate.
Dopo che la diocesi di Padova, ad ottobre 2016, pubblica sul sito internet della Chiesa patavina e sul settimanale diocesano La Difesa del Popolo – organizzando anche una conferenza di presentazione – il bilancio della Diocesi comprendente stato patrimoniale e conto economico (v. Adista Notizie n. 40/16), il movimento Noi Siamo Chiesa scrive ai vescovi riuniti a Roma per il Consiglio episcopale permanente (23-25 gennaio 2017) chiedendo che «l’esempio della diocesi di Padova» sia «seguito dalle altre diocesi senza tergiversazioni», poiché «la pubblicità e la trasparenza, nella conoscenza e nella gestione delle risorse, sono la condizione sine qua non perché le parole “Chiesa povera e dei poveri” possano concretizzarsi ». Una tale decisione, secondo Noi Siamo Chiesa, «darebbe credibilità alla Chiesa verso l’esterno ma anche nei confronti del popolo cristiano molto sensibile su queste questioni, disposto a discutere e a dare e a fare la sua parte» (v. Adista Notizie n. 5/17).
Alla conferenza stampa di chiusura del Consiglio episcopale permanente, interpellato da Adista sulla proposta di Noi Siamo Chiesa, mons. Galantino afferma con sicurezza che «i bilanci delle diocesi sono già tutti pubblici, si trovano sui siti internet delle diocesi e sono pubblicati sui settimanali diocesani. Padova ha fatto quello che fanno anche le altre diocesi» (v. Adista Notizie n. 6/17).
Ma questi bilanci, sui siti internet di dieci diocesi “campione” (Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari), non si trovano. E non si trovano perché non esistono. Come ci conferma l’ufficio amministrativo della Diocesi di Torino, unico – la scorsa settimana – a rispondere ad una nostra domanda sulla presenza del bilancio diocesano sul sito internet: «Come ha già potuto notare – ci scrivono dalla Curia torinese –, i bilanci non sono sul sito, né quello dell’Arcidiocesi né quello delle parrocchie. Resto a disposizione e porgo cordiali saluti».
«Un indizio è un indizio» e nulla di più, direbbe Sherlock Holmes. Ma nella giornata del 3 febbraio – mentre Adista era già in stampa – arriva una seconda risposta, da parte dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Milano: «Gentilissimo, i dati che lei chiede non sono disponibili. Grazie e buon lavoro». Due indizi, quindi una semplice coincidenza, se nel tardo pomeriggio dello stesso venerdì 3 febbraio non arrivasse una terza risposta, da parte dell’Ufficio stampa Vicariato di Roma, la diocesi del papa: «Effettivamente i dati da lei richiesti non sono presenti sul sito internet della diocesi di Roma», con l’invito, per saperne di più, a metterci in contatto con l’Ufficio problemi giuridici della Conferenza episcopale italiana. Tre indizi: ovvero una prova.

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