“Adista”
n. 7, 18 febbraio 2017
Luca Kocci
Il gruppo di cattolici brindisini riuniti nel gruppo “Manifesto 4 ottobre” riprende le proposte che il movimento Noi Siamo Chiesa aveva indirizzato ai vescovi italiani su trasparenza dei bilanci economici delle diocesi e questione pedofilia del clero (v. Adista Notizie n. 5/17) e le rilancia al proprio vescovo, mons. Domenico Caliandro, della diocesi di Brindisi-Ostuni: bilancio pubblico e trasparente, giornata di penitenza e misure di contrasto alla pedofilia clericale.
«Noi Siamo Chiesa ha fatto riferimento al fatto che la diocesi di Padova, dopo un percorso di tre anni, ha reso noto il 29 ottobre scorso in un incontro pubblico con il vescovo mons. Guido Cipolla, il bilancio della diocesi dopo aver coinvolto le strutture diocesane e le parrocchie», scrivono i cattolici brindisini (v. Adista n. 40/16). «Ella ricorderà – si rivolgono direttamente al vescovo Caliandro – che nel 2014 in una nostra lettera aperta alla Chiesa locale (v. Adista Notizie n. 41/14), in coerenza con una Chiesa povera e solidale, così chiedevamo: “Con l’aiuto di tutto il Popolo di Dio speriamo che si possa superare il sistema tariffario sostituendolo con altre forme di cooperazione economica che siano svincolate dalla liturgia e dall’amministrazione dei sacramenti. L’amministrazione dei beni diocesani o parrocchiali sia composta solo da laici competenti e diretta a miglior uso per il bene della comunità tutta” (Celam, Medellin, 1968). I bilanci preventivi e consuntivi della diocesi e delle parrocchie siano resi pubblici almeno sui siti web. Ci conforta trovare consonanze anche in altre realtà ecclesiali nazionali le quali ritengono che l’esempio della diocesi di Padova possa essere seguìto dalle altre chiese locali. In questo modo le risorse potrebbero essere considerate come una vera “proprietà” (e responsabilità) di tutti i credenti di quella diocesi o di quella parrocchia e impiegate d’intesa con il vescovo in coerenza col Vangelo. La pubblicità e la trasparenza, nella conoscenza e nella gestione delle risorse, sono la condizione sine qua non perché le parole “Chiesa povera e dei poveri” possano concretizzarsi. Le notizie che si hanno sulla trasparenza e l’impiego delle risorse sono tali da far temere che il messaggio di papa Francesco venga largamente disatteso fatte salve alcune meritorie esperienze locali».
Quello della pedofilia del clero è l’altro tema su cui si soffermano i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, che già in passato si erano più volte rivolti al vescovo e alla Chiesa locale a partire da alcune inchieste penali – e anche condanne – che hanno coinvolto preti della diocesi (v. Adista Notizie nn. 21 e 26/15, 24/16). «Sul problema della pedofilia – scrivono oggi a mons. Caliandro – Noi Siamo Chiesa ha richiamato l’esperienza dei vescovi svizzeri i quali il 5 dicembre scorso hanno organizzato nella basilica di Valère (Sion) una giornata di penitenza in espiazione “degli abusi sessuali, del silenzio e della mancanza di aiuto alle vittime” per i casi di delitti di pedofilia compiuti dal clero», istituendo anche un fondo di 500mila franchi (poco più di mezzo milione di euro) per gli indennizzi alle vittime, e dei vescovi francesi che il 7 novembre hanno promosso un giorno di preghiera e di digiuno a Lourdes e, fra le altre misure, «hanno costituito una “Commissione nazionale indipendente” per occuparsi del problema, composta da magistrati, psicologi, familiari delle vittime». «Anche su questo tema – proseguono – il nostro gruppo aveva avanzato alcune proposte le cui finalità largamente coincidono con quelle, che facciamo nostre, del movimento Noi Siamo Chiesa»: «è il momento di riconoscere che le “Linee guida” della Cei del maggio 2012 e poi quelle del 2014 sono insufficienti (v. Adista Notizie nn. 21/12 e 14/14), è il momento di obbligare i vescovi a denunciare alla magistratura i fatti sicuri (anche se non c’è un obbligo di legge deve essere deciso un obbligo canonico), è il momento di istituire, anche in Italia e in ogni diocesi, strutture del tutto indipendenti, che ascoltino le vittime e che facciano da tramite col vescovo e con le istituzioni. Il modello francese può servire molto, nella sua concretezza, così come quelli di molti altri episcopati e della diocesi di Bolzano». Infine «è giunto il momento per la Chiesa italiana di organizzare una “Giornata nazionale di penitenza e di preghiera” che sfoci in decisioni concrete sul tipo di quelle indicate, che sarebbero coerenti con quanto chiesto esplicitamente da papa Francesco sulla linea della “tolleranza zero”».