“Noi siamo chiesa”: «bugia-gaffe» di mons. Galantino sui bilanci diocesani

“Adista”
n. 10, 11 marzo 2017

Luca Kocci

«Galantino dice bugie rispondendo alla nostra richiesta che le diocesi pubblichino i loro bilanci». È la netta conclusione a cui arriva il movimento Noi Siamo Chiesa che, in una lettera indirizzata ai vescovi del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, aveva chiesto che i bilanci delle diocesi fossero resi pubblici e a cui il segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino, interpellato da Adista durante la conferenza stampa finale del Consiglio episcopale permanente di fine gennaio, aveva risposto che «i bilanci delle diocesi sono già tutti pubblici, si trovano sui siti internet delle diocesi e sono pubblicati sui settimanali diocesani» (v. Adista Notizie n. 6/17). Dopo aver verificato – grazie ad una mini inchiesta di Adista (v. Adista Notizie n. 7/17) – che non è così e che i bilanci delle diocesi sono tutt’altro che pubblici, Noi Siamo Chiesa parla di «clamorosa gaffe/bugia» del segretario della Cei e conclude: «I segreti di curia restano segreti, magari avesse ragione Galantino nel sostenere che i bilanci sono pubblici», ma evidentemente il segretario della Cei «non è al corrente di come vanno le cose nelle nostre diocesi».

In realtà la vicenda ha un precedente, che risale esattamente a dieci anni fa, quando sempre il movimento Noi Siamo Chiesa, in seguito ad un convegno sul tema “Povertà della Chiesa e nella Chiesa e gratuità del ministero” (i cui contenuti sono poi stati raccolti nel volumetto Sulla Chiesa povera, edito dalla Meridiana), promosse una ricerca su quanto veniva reso pubblico dalle tante curie sulle proprie risorse, otto per mille compreso. A rispondere fu una sparuta minoranza: sette diocesi sulle 226 interpellate, ma solo relativamente all’otto per mille, non dicendo una parola sui bilanci complessivi della diocesi.

Dopo dieci anni Noi Siamo Chiesa ci ha riprovato. «Dopo aver atteso per anni qualcosa di nuovo con papa Francesco che aveva iniziato a parlare di Chiesa dei poveri – spiegano dal movimento –, dopo aver visto che la diocesi di Padova in ottobre aveva pubblicato il suo bilancio (un vero bilancio con Stato patrimoniale e Conto economico, v. Adista Notizie n. 40/16), ci è sembrato naturale chiedere ai vescovi di esigere che tutte le diocesi andassero nella stessa direzione. Abbiamo scritto una lettera a tutti i membri del Consiglio episcopale permanente che si riuniva, come ci consueto, a fine gennaio (v. Adista Notizie n. 5/17). Non abbiamo ricevuto risposte, la cosa non ci meraviglia. More solito, purtroppo. Ma un redattore di Adista ha chiesto a Galantino nella conferenza stampa che tiene sempre alla fine di questo tipo di incontri se avessero preso in considerazione la lettera di Noi Siamo Chiesa che, nel frattempo, avevamo reso pubblica. La risposta è quella che leggete nel pezzo che Adista ha scritto in proposito (v. Adista Notizie nn. 6 e 7/17). Speriamo proprio che Galantino non cerchi ora di giustificare la sua clamorosa gaffe/bugia con gli interventi indicati nella mappa online del sito http://www.sovvenire.it, che si occupa di ottopermille. Avevamo chiesto non l’elenco degli interventi periferici dell’ottopermille ma il bilancio delle diocesi e degli Istituti per il sostentamento del clero (di questi ultimi, anche la diocesi di Padova non parla, sono una cosa separata, speriamo che a Padova vadano avanti nella meritoria linea che hanno scelto e che crediamo dia fastidio a tutti gli altri vescovi)».

La conclusione di Noi Siamo Chiesa è affidata ad Antonio Rosmini (beatificato nel 2007, quindi dovrebbe trattarsi di figura autorevole per la Chiesa cattolica. «A proposito di Galantino – scrive Noi Siamo Chiesa nella sua nota – dobbiamo ricordare altro, per quanto ci dispiaccia perché sappiamo che è tra gli “amici” di papa Francesco. Nel febbraio del 2014 si tenne un incontro a Roma per il trentennale della firma del nuovo Concordato Craxi-Casaroli. Nel suo intervento Galantino partì dal ricordare le cinque piaghe del Rosmini per giustificare ed apprezzare il sistema in vigore particolarmente quello dell’otto per mille. Ci sembrava un arrampicarsi sugli specchi. Abbiamo riletto la quinta piaga del piede sinistro, quella che parla dei beni ecclesiastici, dove si dicono cose molto esplicite. Il Rosmini sosteneva che gli “antichi vescovi conferivano col loro popolo e col clero anche per ciò che riguardava i beni temporali”, e che si doveva pubblicare “un annuale rendiconto (…) sicchè l’opinione dei fedeli di Dio potesse esprimere una sanzione di pubblica stima o di biasimo”. E nella sesta massima della quinta piaga scriveva che “le risorse siano gestite in modo trasparente e pubblico, ci siano criteri certi, siano amministrate con vigilanza, chi le amministra (preti e diaconi) abbia il suffragio della plebe cristiana secondo la tradizione apostolica (Atti 6, 2): essere persone a lei note di piena sua confidenza”».

Se non vogliono ascoltare Noi Siamo Chiesa – che per molti vescovi è in odore di eresia –, chissà se dalla Cei ascolteranno perlomeno il beato Rosmini

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