Memoria e impegno. A Locri la XXII giornata per le vittime delle mafie

“Adista”
n. 12, 25 marzo 2017

Luca Kocci

«Facciamo obiezione di coscienza alla mentalità mafiosa, prepotente e arrogante». Con queste parole il vescovo della diocesi di Locri-Gerace (Rc), mons. Francesco Oliva, saluta i partecipanti alla ventiduesima Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime della mafie promossa da Libera – la rete antimafia fondata e guidata da don Luigi Ciotti – che il prossimo 21 marzo, come da tradizione, si svolgerà per la prima volta nella sua diocesi, da anni in prima linea nelle attività per la giustizia, per la legalità e contro le mafie.

«Memoria ed impegno sono due parole chiave del nostro cammino civile e religioso», scrive mons. Oliva. «La memoria richiama il sangue versato da faide violente che hanno seminato morte e distrutto i nostri paesi, della sofferenza che il tempo dei sequestri ha cagionato. Memoria delle tante vittime spezzate dalla violenza della mafia, vite di uomini e donne, giovani e meno giovani, ragazzi e bambini, vittime innocenti di una criminalità spietata che non si è mai fermata davanti a niente. Stringiamoci ai familiari delle tante vittime innocenti delle mafie. Vittime delle mafie anche loro. Facciamo nostro il loro dolore, ponendoci accanto a loro e condividendone la sofferenza. Essi ci consegnano un messaggio importante: dare al dolore il senso della cittadinanza responsabile, del servizio alla comunità. Una consegna che in questa terra può trasformare le fragilità ed il dolore in risorse preziose per un cammino nuovo».

Ma non solo memoria, anche «impegno» che, spiega il vescovo di Locri, deve diventare «volontà di cambiamento, di conversione e di vita nuova». Aggiunge mons. Oliva: «Mai più nella nostra terra violenza e spargimento di sangue, sequestri di persone e faide distruttive! Scompaia ogni tentazione di fare uso della forza e della vendetta! Vengano meno tutte le forme di associazione criminale! Vogliamo condividere lo stesso sentimento, rinnegare ogni forma di comportamento mafioso. La ‘ndrangheta è morte per la nostra terra, la causa principale del nostro sottosviluppo. Chi uccide non è uomo di onore, ma un vero disonore per la nostra terra. Ogni uomo e donna di buona volontà dica per sempre no ad ogni forma di illegalità e criminalità. Facciamo obiezione di coscienza di fronte a qualunque progetto di morte ed alla mentalità mafiosa, prepotente ed arrogante. Impegno è volontà di costruire una società nuova, di ridare dignità alla nostra terra, di ricostruire rapporti di pace e di riconciliazione, di favorire legami di cooperazione nel bene, di volere un lavoro per tutti».

C’è spazio anche per una autocritica rispetto alle omissioni della Chiesa. «La condanna dei mafiosi, l’invito al pentimento e a cambiare vita  espresso da papa Francesco in terra di Calabria (il 21 giugno 2014, durante la visita pastorale a Cassano allo Jonio, all’epoca guidata dall’attuale segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, papa Francesco pronunciò la scomunica ai mafiosi, n.d.r.) ha riscattato silenzi e timidezze che troppo spesso hanno caratterizzato anche la nostra azione», riconosce mons. Oliva. «Da qui l’impegno a non aver paura e a ritrovare il coraggio e la speranza di andare avanti. La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno è tutto questo: un tempo propizio per ripartire».

A Locri sono attese decine di migliaia di partecipanti, soprattutto giovani, da tutta Italia. Si comincia il 18 marzo, con l’assemblea dei familiari delle vittime innocenti delle mafie all’auditorium del Palazzo vescovile. Il giorno successivo l’incontro con un familiare “illustre” di una vittima di mafia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il cui fratello, Piersanti, all’epoca presidente della Regione Sicilia, venne ucciso da Cosa Nostra a Palermo il 6 gennaio 1980. Il 21 marzo la giornata clou, con la grande marcia per le vie di Locri e la lettura, arrivati in Piazza dei Martiri, dei nomi delle vittime innocenti delle mafie.

Per la prima volta quest’anno l’iniziativa ha il formale riconoscimento delle Istituzioni, dal momento che il Parlamento, lo scorso primo marzo, ha approvato in via definitiva (418 voti a favore e nessun contrario), la legge che istituisce il 21 marzo quale Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. «Abbiamo segnato un passo di grande valore simbolico nella lotta alle mafie. L’approvazione della legge che istituisce il 21 marzo Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, testimonia la volontà delle Istituzioni di rendere patrimonio vivo e fecondo l’esempio di quanti sono caduti sotto i colpi della violenza mafiosa», spiega Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia. «È un lungo elenco, di donne e uomini, anziani, giovani e bambini che da oltre vent’anni, grazie a Libera, nel primo giorno di primavera risuona in tante piazze del Paese e che finalmente da oggi diventa la data in cui tutta l’Italia si riconosce nell’impegno comune contro l’illegalità e la criminalità organizzata. Ringrazio le centinaia di familiari che con grande dignità ci hanno insegnato a cercare con tenacia la verità, a non rimuovere la realtà, a non cadere nell’indifferenza. La storia d’Italia è anche storia dei condizionamenti dei poteri mafiosi e il valore civile di una memoria condivisa rappresenta una condizione essenziale per fronteggiare le nuove mafie, sempre più collusive e meno violente, promuovere la giustizia e difendere la democrazia».

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