All’insegna della cordialità e (forse) del dissenso, il papa riceve i leader europei

“il manifesto”
24 marzo 2017

Luca Kocci

Questa sera in Vaticano papa Francesco riceverà i capi di Stato e di governo dell’Unione europea appena arrivati in Italia per il sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, le cui celebrazioni si terranno domani, in una Roma più blindata che mai, dopo il nuovo allarme per l’attentato terroristico di Londra di due giorni fa.

L’incontro si svolgerà all’insegna della cordialità – come recitano sempre gli irenici comunicati della Santa sede relativi a queste udienze –, ma c’è da scommettere che papa Francesco non perderà l’occasione per richiamare i leader europei sui temi sociali che già in passato ha posto all’attenzione dei Paesi dell’Unione europea: i diritti umani e dei migranti, il lavoro, lo strapotere della finanza, il disarmo. Anche se non è escluso che, pur senza l’enfasi e i toni da crociata di papa Wojtyla e papa Ratzinger, sottolineerà anche la necessità della difesa della famiglia tradizionale e della vita che nasce (ovvero no all’aborto) e la «colonizzazione ideologica» della cultura del gender.

«Sogno un’Europa in cui essere migrante non è un delitto», invece quella che si vede oggi è un’Europa che costruisce attorno a sé «recinti» e «trincee», disse nel maggio 2016 ai leader europei accorsi in Vaticano per presenziare al conferimento al pontefice del premio “Carlo Magno”. In quell’occasione Francesco parlò un un’Europa che aveva smarrito i «grandi ideali» dei fondatori, «tentata di voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione». Il mese prima, in visita al campo profughi dell’isola di Lesbo, aveva ricordato che «l’Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare». E al Parlamento europeo, a novembre 2014, era stato ancora più chiaro: «Non si può tollerare che il mar Mediterraneo diventi un grande cimitero!».

A Strasburgo Francesco aveva parlato anche di economia e lavoro, ammonendo gli europarlamentari a difendere il valore delle «democrazie», «evitando che la loro forza reale sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti». E a salvaguardare il diritto al lavoro: «È tempo di favorire le politiche di occupazione, soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo adeguate condizioni per il suo svolgimento – disse agli europarlamentari –. Ciò implica, da un lato, reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori; d’altra parte, significa favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli».

Di guerra e conflitti aveva parlato invece al Consiglio d’Europa, puntando il dito sulla produzione e sul commercio di armamenti, di cui diversi Paesi europei, fra cui l’Italia, sono leader mondiali. La guerra «è foraggiata da un traffico di armi molto spesso indisturbato» e da una «corsa agli armamenti» che «è una delle piaghe più gravi dell’umanità».

Il braccio destro di Francesco, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ha anticipato il senso politico del discorso di questa sera del papa: «La politica è il servizio alla polis portato avanti con abnegazione», ha detto ieri alla Stampa. «Purtroppo oggi la politica viene ridotta ad un insieme di reazioni, spesso urlate, spia della carenza d’ideali e della tendenza moderna a barcamenarsi. La politica è finita per essere solo la ricerca immediata del consenso elettorale» ed ostaggio dei «populismi».

Nel clima di autocelebrazione e di unanimismo che caratterizzerà le celebrazioni romane dei leader europei, le uniche parole fuori dal coro potranno arrivare dalle manifestazioni dei movimenti e,forse, da papa Francesco, che disse di «sognare un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia». Il contrario della Fortezza Europa.

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