«I muri non fermino la solidarietà». XXXIX Convegno nazionale delle Caritas diocesane

“Adista”
n. 16, 29 aprile 2017

Luca Kocci

“Per uno sviluppo umano integrale” è stato il tema del trentanovesimo Convegno nazionale delle Caritas diocesane italiane che si è svolto a Castellaneta (Ta) dal 27 al 30 marzo. Appuntamento importante, ma quasi sempre trascurato dalla stampa – anche quella di settore –, a cui hanno preso parte cinquecento delegati in rappresentanza di 155 diocesi per fare il punto sul cammino e sulle azioni future dell’organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana che ha la solidarietà sociale come mission.

«Sono qui per ricordare che l’uomo è al centro», ha detto il card. Francesco Montenegro, presidente di Caritas italiana, nel suo intervento iniziale che ha preso le mosse dal cinquantesimo anniversario della Populorum progressio di Paolo VI. Dobbiamo essere «una Chiesa che non sta alla finestra e non prende le distanze da ciò che succede per strada, ma che cammina lungo le strade gridando la profezia e scandalizza coi suoi gesti d’amore», ha esortato Montenegro. «Quella stessa Chiesa che “trasale davanti al grido d’angoscia dei popoli della fame”, come disse papa Paolo VI cinquanta anni fa nell’enciclica Populorum progressio pubblicata il 26 marzo 1967 e dedicata al tema dello sviluppo dei popoli, presupposto fondamentale per il riconoscimento dei diritti dei poveri e degli ultimi. La proposta era quella di un nuovo modello di sviluppo, aperto alla cooperazione, all’accoglienza e al dialogo tra le culture, essendo coscienti che le trasformazioni economiche, politiche, tecnologiche si ripercuotono necessariamente sullo sviluppo integrale dell’uomo e sulla crescita dei popoli. A cinquant’anni dalla sua pubblicazione, resta purtroppo attuale la forte denuncia degli squilibri planetari che si salda strettamente al magistero di papa Francesco, non limitandosi soltanto a denunciare gli squilibri, ma analizzandone le cause».

Ha ricordato, il card. Montenegro, anche un altro anniversario: quello dei sessanta anni dalla firma dai Trattati di Roma, primo mattone di una Unione europea che fa acqua da tutte le parti. «L’Europa, minata dalla crisi economica, è travolta dall’arrivo di migliaia di profughi», ha detto il presidente di Caritas italiana. «L’Unione europea non riesce a trovare risposte condivise e finora ha solo prodotto scelte pericolose. Si spendono energie e risorse per rafforzare risposte militari, misure di repressione e controllo alle frontiere. Tutto questo proprio mentre si celebrano i sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma, che rischiano di essere calpestati da politiche e scelte di chiusura, difesa degli interessi particolari, esclusione. È più che mai urgente – ammonisce i governi europei – invertire la rotta e le priorità tra Vangelo e legge, uomo e regole dei codici, servizio e potere. Ci accorgiamo che la crisi economica suscita anche crescenti migrazioni. Finora molte scelte pericolose che non danno soluzioni. Si spendono energie e risorse per muri, fili spinati, repressione e controllo alle frontiere. Se ognuno cambia il pezzettino di mondo in cui è inserito è già un pezzettino di Europa che cambia. Dove c’è la parola potere noi accanto dobbiamo scrivere servizio, dove c’è scritto regole noi dobbiamo aggiungere condivisione».

Del tema specifico dello “sviluppo umano integrale” ha parlato in particolare il card. Peter Turkson, presidente del neonato Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, costituito da papa Francesco con un motu proprio dell’agosto 2016, accorpando – nell’ambito della riforma della Curia romana a cui lavora da più di quattro anni il cosiddetto C9 dei cardinali – i Pontifici consigli della giustizia e della pace, “Cor Unum”, della pastorale per i migranti e gli itineranti e quello della pastorale per gli operatori sanitari, che sono stati contestualmente soppressi. «Per la Chiesa lo sviluppo umano integrale ha alla base la dignità di ogni persona umana», ha detto il card. Turkson, che due giorni dopo il suo intervento a Castellaneta attaccherà le politiche antisociali del presidente Usa Donald Trump (v. Adista Notizie n. 15/17). «Dunque il vero sviluppo deve essere universale e di tutti, e deve comprendere la dimensione materiale ma anche quella spirituale, perseguendo il bene comune secondo il principio di solidarietà, con un’attenzione preferenziale ai più poveri, agli esclusi e ai meno tutelati». Anche se, ha precisato il cardinale riprendendo parole più volte pronunciate da papa Francesco, «la Chiesa non è una Ong assistenziale, ma è dalla fede che nasce l’impegno concreto e la testimonianza. Non si può dunque proporre un umanesimo senza Dio. Con questa coerenza – ha concluso il cardinale – le Caritas diocesane italiane potranno dare il loro contributo alla grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione».

Le conclusioni del Convegno – a cui hanno partecipato diversi ospiti e si è svolto soprattutto con la modalità collegiale dei lavori di gruppo – le ha tratte don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana. Molteplici le tematiche affrontate: sfruttamento del lavoro, disoccupazione, degrado ambientale, disgregazione familiare. Questioni che dovremmo «riassumere all’interno del nostro impegno per lo sviluppo umano integrale, ben sapendo che tale sviluppo non potrebbe mai attuarsi se non si coniugano tra loro le grandi tematiche che sono sempre state oggetto della nostra attenzione pastorale e sociale: giustizia, pace e salvaguardia del creato», ha detto Soddu, il quale ha poi evidenziato che «un muro non può dividere l’amore». «I muri che sempre più vengono costruiti nel mondo, anche in Europa, quelli che vengono pianificati, ostentati, minacciati, ci possono separare dai nostri fratelli migranti e da quelli che hanno bisogno di noi, ma non potranno mai fermare la nostra solidarietà». Il direttore di Caritas italiana ha quindi indicato la prospettiva di lavoro comune nell’era della complessità e delle crisi: «Esserci, abitare con responsabilità il territorio, sperimentare con coraggio nuove forme di carità. Un nuovo approccio dunque che coinvolge tutte le aree del nostro lavoro: la funzione pedagogica, la concreta progettazione sociale, la tutela dei diritti».

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