Francesco in Egitto contro armi e povertà

“il manifesto”
29 aprile 2017

Luca Kocci

I capi religiosi si impegnino a rimuovere e a «smascherare» la violenza del sacro. Una violenza che non significa solo terrorismo e guerre, ma anche «violazioni contro la dignità e i diritti umani» perpetrate «in nome di Dio».

È l’appello che papa Francesco ha rivolto ai partecipanti – leader religiosi e laici – alla conferenza internazionale per la pace al Conference center dell’università di Al-Azhar, la più antica e alta istituzione teologica dell’Islam sunnita nel mondo, uno dei momenti centrali del suo viaggio apostolico in Egitto, cominciato ieri e che si concluderà questo pomeriggio, con l’arrivo a Ciampino in serata.

Visita breve, poco più di 24 ore, ma importante, per le tappe e gli incontri che illustrano i tre significati della trasferta egiziana: interreligioso, appunto con la visita ad Al-Azhar e l’incontro con il grande imam Ahmed al-Tayyib; politico (incontro con il presidente al-Sisi) ed ecumenico, con la visita a Tawadros II, il papa dei copti, a tre settimane dagli attentati terroristici della domenica delle Palme che hanno colpito la comunità copta egiziana, e la firma di una Dichiarazione congiunta cattolici-copti.

«Un viaggio di unità e fratellanza», così lo ha presentato Francesco durante il volo che lo ha sbarcato al Cairo nel pomeriggio. E nel primo dei tre incontri della giornata, all’università di Al-Azhar, è stato ribadito il valore del dialogo e dell’impegno delle fedi contro la violenza e per la pace. «L’islam non è una religione del terrorismo», ha detto l’imam di Al-Azhar, sottolineando come tutte le religioni devono lavorare per la pace, l’uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani, «indipendentemente dalla fede o dal colore della pelle». Un appello al «dialogo sincero», pur nel rispetto delle «identità» di ciascuna religione – un segnale ai settori cattolici più conservatori che accusano il papa di eccessiva condiscendenza, soprattutto nei confronti dell’islam – rilanciato da Francesco per sconfiggere «la barbarie di chi soffia sull’odio e incita alla violenza»: la «civiltà dell’incontro» è «l’unica alternativa» alla «inciviltà dello scontro». «Non uccidere», in questo tempo, è il «centro» dei dieci comandamenti consegnati a Mosè, ha aggiunto Francesco: «Insieme affermiamo l’incompatibilità tra violenza e fede, tra credere e odiare», «non serve a nulla correre a riarmarsi per proteggersi, oggi c’è bisogno di costruttori di pace, non di provocatori di conflitti, di pompieri e non di incendiari, di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione», spesso incarnati dai «populismi». Ma fondamento della pace resta la giustizia, uno dei caposaldi della dottrina sociale cattolica postconciliare: «Per prevenire i conflitti ed edificare la pace – ha concluso il papa – è fondamentale adoperarsi per rimuovere le situazioni di povertà e di sfruttamento, dove gli estremismi più facilmente attecchiscono, e bloccare i flussi di denaro e di armi verso chi fomenta la violenza», «è necessario arrestare la proliferazione di armi che, se vengono prodotte e commerciate, prima o poi verranno pure utilizzate».

Lasciata Al-Azhar, il corteo papale – senza automobile blindata – ha raggiunto l’hotel Al-Màsah, dove Francesco ha incontrato il presidente della Repubblica al-Sisi e le autorità civili. Nessun cenno al caso Regeni nel discorso pubblico (c’è stato un passaggio dedicato alle «tante famiglie che piangono i loro figli», ma leggere in queste parole un riferimento a Regeni pare forzato), ma non è detto che il papa, o più facilmente le diplomazie, non lo abbiano fatto negli incontri privati. In ogni caso, al di là del riconoscimento dell’importante ruolo geopolitico dell’Egitto in uno scenario di «guerra mondiale a pezzi», il tono è sembrato di morbido richiamo al governo del Cairo: la pace «è un bene da costruire e da proteggere, nel rispetto del principio che afferma la forza della legge e non la legge della forza». Bergoglio ha ricordato per lotte popolari per un Egitto «dove non manchino a nessuno il pane, la libertà e la giustizia sociale» e ha auspicato il «rispetto incondizionato dei diritti inalienabili dell’uomo, quali l’uguaglianza tra tutti i cittadini, la libertà religiosa e di espressione».

La giornata si è conclusa nel segno dell’ecumenismo e del ricordo dei «martiri copti» – compresi i più recenti – con la visita a Tawadros II e la firma di una Dichiarazione congiunta che ricorda il cammino di avvicinamento fra cattolici e copti negli ultimi anni.

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