Il papa al Cairo: «Estremisti di carità»

“il manifesto”
30 aprile 2017

Luca Kocci

È stata una giornata interamente cattolica quella di ieri, che ha concluso la visita apostolica di papa Francesco in Egitto. Se infatti il primo giorno del viaggio, venerdì, era stato dedicato ai rapporti interreligiosi (visita all’università sunnita di Al-Azhar, incontro con il grande imam Ahmed al-Tayyib), ecumenici (incontro con Tawadros II, papa dei copti, e firma della Dichiarazione congiunta cattolici-copti) e politici (incontro con il presidente al-Sisi), ieri Francesco ha parlato prevalentemente alla minoranza dei cattolici.

In mattinata, davanti a trentamila fedeli, la celebrazione della messa all’Air defense stadium, il solo “bagno di folla” – sebbene piuttosto ridotto rispetto ad altre occasioni – della due giorni in Egitto. «L’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità», ha detto il papa in un’omelia tesa a richiamare all’essenzialità e al valore sociale della fede. «Non serve riempire i luoghi di culto e pregare se la nostra preghiera rivolta a Dio non si trasforma in amore rivolto al fratello», «è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita», ha ammonito Bergoglio. «La fede vera è quella che ci rende più onesti e più umani», che ci porta «a difendere e a vivere la cultura dell’incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza», «a proteggere i diritti degli altri».

Nel pomeriggio, prima di salire sull’aereo che lo ha riportato a Ciampino – a bordo del quale si è tenuta la consueta conferenza stampa “volante”, il cui contenuto è stato diffuso mentre il giornale andava in stampa –, l’incontro con il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi al seminario patriarcale copto-cattolico di Maadi, ai quali il papa ha rivolto un discorso sulle «tentazioni» delle persone consacrate, che ha ripreso contenuti già espressi nelle udienze alla cardinali della curia romana o ai preti e religiosi italiani. Non bisogna cedere, ha invitato Francesco, alla «tentazione del pettegolezzo e dell’invidia», «dell’individualismo» e del «faraonismo».

Quale bilancio si può trarre al termine di un viaggio breve ma niente affatto semplice?

Per quanto riguarda i rapporti con il mondo musulmano, si può dire che con la visita del papa ad Al-Azhar, la più antica e alta istituzione teologica dell’Islam sunnita nel mondo, è stato definitivamente ricucito lo strappo provocato da papa Ratzinger nel 2006 con il famigerato discorso all’università di Ratisbona, nel quale – con una citazione tratta dagli scritti dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo – presentò l’islam come una religione della guerra (per contro ora potrebbe però aprirsi un nuovo scontro tutto interno al mondo cattolico, con i settori più conservatori che rimproverano a Francesco una eccessiva condiscendenza verso l’islam).

Passi di avvicinamento sono stati compiuti anche sul fronte del dialogo ecumenico: l’incontro di Francesco con il papa copto Tawadros II, il ricordo delle 47 vittime degli attacchi a due chiese copte nella domenica delle Palme e la firma della Dichiarazione congiunta cattolici-copti che ha ulteriormente ridotto le distanze che separano Roma e Alessandria d’Egitto, sebbene le due Chiese cristiane restino fra loro separate.

Più complicata l’analisi sul terreno scivoloso, un vero e proprio campo minato, della politica. Francesco, durante l’incontro con il presidente della Repubblica al-Sisi e con le autorità civili e militari del Paese, pur riconoscendo l’importante ruolo geopolitico dell’Egitto, ha sottolineato alcuni punti dolenti della situazione sociale egiziana, muovendo quindi qualche rilievo implicito al governo (bisogna rispettare «il principio che afferma la forza della legge e non la legge della forza» e garantire il «rispetto incondizionato dei diritti inalienabili dell’uomo», ha detto Bergoglio). Ma non c’è stata nessuna contrapposizione, ed al-Sisi potrà incassare come successo personale e del governo la visita del papa. Come è emerso anche dalle parole che Ibrahim I. Sidrak, il patriarca di Alessandria dei copti, ha rivolto a Francesco al termine della messa allo stadio: «Rivolgiamo un grande grazie al presidente al-Sisi, per la sua iniziativa di invitarla in Egitto e per tutto quello che ha offerto per sostenere la realizzazione di questa visita e per il suo successo».

Per quanto riguarda il caso di Giulio Regeni (come si ricorderà i genitori di Giulio avevano chiesto al papa espressamnete di intercedere per la verità) – alcune fonti egiziane, come riportato ieri anche dal manifesto, avevano affermato che il papa o i diplomatici ne avevano parlato con al-Sisi – è da registrare la riposta fornita ieri all’Ansa dal portavoce della presidenza egiziana, Alaa Youssef: «Ciò che è stato esaminato in questo incontro (fra il papa e al-Sisi, ndr) è quello che è stato pubblicato nel comunicato ufficiale della presidenza». Che non cita né Regeni né questioni italiane.

[A giornale chiuso e ormai in stampa, arriva il resoconto della conferenza stampa tenuta dal papa Francesco durante il volo da Il Cairo a Roma. Ad una domanda sul caso di Giulio Regeni, così risponde il papa

Santità, nell’incontro con il presidente egiziano Al Sisi avete parlato di diritti umani e del caso di Giulio Regeni? Secondo lei, si arriverà alla verità?
«Su questo darò una risposta generale per arrivare al particolare. Quando sono con un capo di Stato in dialogo privato, rimane privato, a meno che non si sia d’accordo di rendere pubblico un punto. In Egitto ho avuto quattro dialoghi privati, con Al Sisi, il grande imam di Al Azhar, i patriarchi. E se è privato, credo che per rispetto si debba mantenere la riservatezza. Su Regeni io sono preoccupato. Dalla Santa Sede mi sono mosso su quel tema, perché anche i genitori me lo hanno chiesto. La Santa Sede si è mossa. Non dirò come, ma ci siamo mossi».]

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