Pax Christi a congresso. Un sinodo sulla pace e cappellani smilitarizzati: le proposte alla Cei

“Adista”
n. 18, 13 maggio 2017

Luca Kocci

Un Sinodo della Chiesa italiana perché le diocesi riflettano, «riscoprano la vocazione» e si impegnino ad «essere ponte di pace sul Mediterraneo», anche per onorare il debito di «restituzione» verso «i migranti che fuggono dalle guerre».

È la proposta più significativa che Pax Christi – riunita a Roma dal 29 aprile all’1 maggio per il proprio Congresso nazionale – ha rivolto espressamente alla Conferenza episcopale italiana, e in particolare al suo segretario generale, mons. Nunzio Galantino, che ha partecipato ai lavori dell’assemblea del movimento per la pace. Una presenza importante e significativa quella del segretario della Cei, segnale di una volontà di ascolto reciproco e di collaborazione. Da parte di Galantino risposte esplicite non ne sono arrivate, né sul Sinodo né sulla richiesta di smilitarizzazione dei cappellani militari – che Pax Christi sollecita da oltre venti anni –, ma nemmeno dinieghi. Resterà da vedere se la “nuova” Cei, che nell’assemblea di maggio eleggerà la terna di vescovi all’interno dei quali papa Francesco sceglierà il successore del card. Angelo Bagnasco alla presidenza dei vescovi italiani, metterà a tema le due proposte di Pax Christi oppure finiranno su un binario morto. Intanto il “sasso” è stato gettato.

Nei tre giorni di assemblea congressuale – a cui ha preso parte anche Josè Henriquez (già segretario di Pax Christi International), a confermare la volontà di Pax Christi Italia a muoversi su un terreno internazionale – gli aderenti al movimento, oltre alle due proposte rivolte a mons. Galantino, hanno approvato una serie di mozioni che delineano le future linee di impegno di Pax Christi, sia sul piano politico che su quello ecclesiale, unificate dalla parola chiave del «disarmo». Pax Christi «esprime forte preoccupazione per lo scenario globale di guerra e, nello stesso tempo, per l’aumento delle spese militari che per l’Italia potrebbe raggiungere la cifra di 100 milioni di euro al giorno e per l’incremento delle esportazioni delle armi italiane aumentate, negli ultimi due anni, di circa il duecento per cento», si legge in una delle mozioni approvate dall’assemblea. Il movimento «esprime dissenso rispetto al disegno di legge di delega al governo, approvato dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della Difesa Roberta Pinotti, per la riorganizzazione del sistema di Difesa e relative strutture, cosiddetto Libro Bianco»; inoltre «ritiene necessario e improrogabile un impegno italiano, europeo e degli altri Stati membri dell’Onu perché si giunga all’approvazione del Trattato per la non proliferazione nucleare e alla ratifica dello stesso da parte di ciascuno Stato membro» (v. Adista Notizie n. 12/17); e «auspica che l’Italia partecipi ai prossimi appuntamenti internazionali presso l’Onu sulla messa al bando delle armi nucleari e che l’Europa assuma un impegno fermo per impedire l’escalation del conflitto tra Usa e Corea del Nord».

L’assemblea, a cui ha preso parte anche mons. Luigi Bettazzi (già presidente di Pax Christi International e Italia) e che ha ricordato «con affetto e riconoscenza» mons. Diego Bona (presidente di Pax Christi Italia dal 1994 al 2002, morto il 29 aprile, proprio quando il Congresso iniziava), ha poi eletto il nuovo Consiglio nazionale, che resterà in carica per i prossimi quattro anni. Ne fanno parte due preti, don Gianluca Grandi (diocesi di Bologna) e don Christian Medos (che a Roma lavora in particolare nella pastorale per i divorziati e gli omosessuali credenti) e 13 laici: Liliana Ricchiuti, Giuliana Mastropasqua, Franco Dinelli, Rosanna Lignano, Adriana Salafia, Gianna Badoni, Sonia Zuccolotto, Pasquale Palumbo, Mauro Innocenti, Norberto Julini, Paolo Finozzi, Silvio Salussolia e Nino Campisi. Il Consiglio nazionale – che si riunirà per la prima volta il 16 maggio – eleggerà poi il coordinatore nazionale, che non dovrà necessariamente far parte del Consiglio: si va verso la riconferma, per un ulteriore quadriennio, dell’attuale coordinatore, don Renato Sacco. A cui probabilmente verrà affiancato – perlomeno così prevede una mozione approvata – un “coordinatore tecnico” laico, che lavorerà a tempo pieno per Pax Christi, anche per rafforzare dal punto di vista operativo le attività e l’azione del movimento. Mons Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, continua il mandato di presidente nazionale, che terminerà – salvo proroghe da parte della Cei – nel 2019.

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