Il papa riceve Trump, mezz’ora di colloquio in un clima freddo

“il manifesto”
25 maggio 2017

Luca Kocci

Trenta minuti di colloquio riservato e dieci minuti di incontro aperto all’intera delegazione statunitense. Tanto è durato il primo appuntamento fra Donald Trump e papa Francesco, che ieri mattina ha ricevuto in udienza in Vaticano il presidente Usa.

Incontro piuttosto breve – quello con Obama era durato il doppio – e apparentemente più formale del solito, a giudicare dalle immagini di un Francesco sempre molto serio. Trump però può intascare un importante successo da spendersi in patria e a livello internazionale. Del resto la politica papale è quella di ricevere chiunque lo chieda, senza troppe distinzioni e senza guerre diplomatiche.

Qualche indicazione sui contenuti del colloquio si ricava leggendo fra le righe dello scarno comunicato della sala stampa della Santa sede, che evidenzia i punti di contatto fra Vaticano e Usa, quelli su cui si tratta e quelli su cui le distanze sono profonde.

A cominciare dalla questione ambientale. Durante il consueto scambio dei doni, Francesco ha regalato a Trump una copia dell’enciclica Laudato si’ che critica il modello di sviluppo capitalista e affronta i temi dello sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta, della distruzione dell’ambiente e dei rischi del riscaldamento globale, sempre negati da Trump. Insieme alla Laudato si’, il papa ha donato a Trump anche il messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1 gennaio 2017 dedicato alla «nonviolenza», sottolineando di «averlo firmato personalmente per lei».

«Alcuni temi attinenti all’attualità internazionale e alla promozione della pace nel mondo tramite il negoziato politico e il dialogo interreligioso, con particolare riferimento alla situazione in Medio Oriente» sono gli altri punti su cui le posizioni di papa Francesco e Trump sono inconciliabili e sui quali, fa notare il comunicato della Santa sede, è stato possibile solo «uno scambio di vedute». Più volte in passato il papa è intervenuto contro il commercio e l’uso delle armi per la risoluzione dei conflitti, criticando implicitamente la politica estera di Trump. Poco tempo fa lo ha fatto anche esplicitamente, parlando contro la Moab, «la madre di tutte le bombe», sganciata dagli Usa in Afghanistan: «Mi sono vergognato del nome dato ad una bomba, la mamma dà la vita e diciamo mamma a un apparecchio che dà la morte? Ma che sta succedendo?». «Abbiamo bisogno di pace», ha commentato Trump, che due giorni fa ha firmato contratti per vendere all’Arabia Saudita armi per 110 miliardi di dollari e in Vaticano annuncia uno stanziamento di 300 milioni di dollari a favore di Sudan, Somalia, Nigeria e Yemen (da anni bombardato proprio dall’Arabia saudita), mentre la moglie Melania e la figlia Ivanka – anche loro presenti all’incontro con il papa – vanno in visita ai piccoli ricoverati del Bambin Gesù (ospedale vaticano) e alla Comunità di sant’Egidio.

«Nel corso dei cordiali colloqui – si legge nella nota – è stato espresso compiacimento per le buone relazioni bilaterali esistenti tra la Santa sede e gli Stati Uniti, nonché il comune impegno a favore della vita e della libertà religiosa e di coscienza». Quindi c’è sintonia fra Vaticano e Usa sui temi bioetici, a cominciare dalla difesa della vita, ovvero del contrasto all’aborto. Non è un caso che una delle prime decisioni di Trump sia stata quella di bloccare i finanziamenti federali alle organizzazioni non governative internazionali che informano e praticano l’interruzione di gravidanza (misure adottate anche dalle altre amministrazioni repubblicane, da Reagan in poi, e successivamente revocate dai presidenti democratici).

Su altre questioni, invece, i lavori sono in corso. «Si è auspicato una serena collaborazione tra lo Stato e la Chiesa cattolica negli Stati Uniti, impegnata a servizio delle popolazioni nei campi della salute, dell’educazione e dell’assistenza agli immigrati», segnala il comunicato della Santa sede. Sono i temi della scuola cattolica e della riforma sanitaria. Trump ha promesso di cancellare l’Obamacare – la riforma di Obama che ha allargato la platea dei beneficiari delle prestazioni mediche – e, dopo due no, ad inizio maggio ha ottenuto il primo sì dalla Camera. Ora c’è lo scoglio del Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza esigua. I vescovi Usa si sono già espressi contro il provvedimento. L’auspicio vaticano di «una serena collaborazione» è un tentativo di convincere Trump a mitigare il provvedimento.

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