Lorenzo Milani. L’apprendistato alla scrittura

“il manifesto”
26 maggio 2017

Luca Kocci

La “fede” nella parola e nella lingua non nasce improvvisamente in don Milani, già adulto e prete. È una pratica che apprende fin da piccolo, in famiglia, quando era ancora solo Lorenzo.

Le biografie e gli studi si sono soffermati in termini generali sull’ambiente familiare borghese e laico dei Milani Comparetti, rintracciando le origini dell’attenzione alla lingua da parte di don Milani nelle sue frequentazione adolescenziali e giovanili dell’intelligencija fiorentina (come con il filologo amico di famiglia Giorgio Pasquali) e, quasi un’eredità “genetica”, nella discendenza dal bisnonno Domenico Comparetti, grande filologo, papirologo ed epigrafista.

Mai era stata approfondita la figura del padre di don Milani, Albano, eclissato dalla ben più presente madre, Alice Weiss, ebrea, destinataria di centinaia di lettere da parte del figlio. Lo fa adesso Valeria Milani Comparetti (nipote di don Milani, essendo figlia del fratello maggiore, Adriano), che ha ritrovato negli archivi di famiglia lettere e documenti finora sconosciuti di Albano, svelando scenari inediti di una fase poco illuminata della vita del futuro priore di Barbiana (Don Milani e suo padre. Carezzarsi con le parole, Edizioni Conoscenza, Roma 2017, pp. 320, € 20).

Fra i tanti, ne segnaliamo due. L’educazione e la passione linguistica di Milani, che devono molto proprio al padre il quale, per esempio, insegna al figlio di cinque anni a scrivere a macchina ed è solito condividere in famiglia i testi che redige, anche per ricevere suggerimenti (anticipazione del metodo della scrittura collettiva con cui sarà redatta Lettera a una professoressa?). E la religiosità. Se la madre Alice, ebrea non praticante, è totalmente disinteressata alla religione, invece il padre Albano, benché non credente, è molto attento, tanto da comporre un testo intitolato Ragione Religione Morale in cui valorizza il «dubbio» e scrive: «L’ateo nega Dio, il materialista ha fede nelle leggi della materia. Invece l’uomo propriamente moderno nel senso scientista non nega nulla ma non ha fede in nulla, tranne forse nella ragione». Elementi che rimettono in discussione la «narrazione semplificata della cultura della famiglia Milani Comparetti» atea e agnostica e aprono la strada a nuove interpretazioni sulla conversione “fulminea” di don Milani.

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