Credenti e non credenti salutano Giovanni Franzoni, l’uomo che lasciò tutto per non lasciare il Vangelo

“Adista”
n. 28, 29 luglio 2017

Erano in cinquecento a dare l’ultimo saluto a Giovanni Franzoni, il cui funerale è stato celebrato lo scorso 15 luglio, sotto un tendone del Centro anziani del Parco Schuster, accanto alla basilica di San Paolo fuori le mura – di cui Franzoni fu abate dal 1964 al 1973, prima di essere rimosso – e a poche centinaia di metri dalla sede della Comunità di base di san Paolo, all’interno della quale Franzoni ha percorso il suo cammino di fede e di impegno sociale dal 1974 fino al giorno della sua morte, il 13 luglio 2017 (v. Adista Notizie n. 27/2017).

Un funerale secondo lo stile delle Comunità di base: una celebrazione collettiva, in cui si sono alternate letture bibliche ed evangeliche, parole tratte dai libri di Franzoni («la vita non è bella quando non ci si sente circondati da amore»), canti religiosi e laici, come Eppure il vento soffia ancora, di Pierangelo Bertoli, mentre si raccoglievano le offerte da destinare ai palestinesi di Gaza e ai bambini di strada del Guatemala seguiti da Gerardo Lutte, un altro dei preti della stagione del dissenso cattolico; e come Gracias a la vida, di Violeta Parra, ricordando gli esuli cileni accolti nella comunità di San Paolo dopo di golpe di Augusto Pinochet del 1973 (il video dell’intero funerale è visibile sul sito internet di Radio radicale al link https://www.radioradicale.it/scheda/514827/funerali-di-giovanni-franzoni).

Fra i presenti, oltre alle compagne e ai compagni di strada di Franzoni nella Cdb di San Paolo e nelle altre comunità di base – dall’Isolotto di Firenze al Cassano di Napoli –, anche gli scout, oggi 50-60enni, che ebbero come assistente Franzoni quando era ancora abate. Poi Mina Welby, che era qui anche dieci anni fa, quando in comunità venne celebrato quel funerale religioso che il card. Camillo Ruini negò a suo marito Piergiorgio; i redattori delle riviste con cui Franzoni ha collaborato, Confronti (erede di Com, fondata anche da Franzoni) e Adista; credenti in altre fedi, valdesi, metodisti, musulmani, perché «prima di essere ebrei, cristiani, musulmani o atei siamo esseri umani», ha detto l’imam dei palestinesi di Roma.

Grandi assenti i rappresentanti istituzionali della Chiesa cattolica romana. C’era il direttore della Caritas di Roma, mons. Enrico Feroci; e c’era l’attuale abate della basilica di San Paolo fuori le mura, dom Roberto Dotta – presente anche alla veglia funebre, nel salone della comunità, ha voluto «dare l’ultimo saluto a chi mi ha preceduto nella comunità benedettina» – insieme a due confratelli, uno dei quali, Isidoro, vecchio confratello di Franzoni. Ma nessun altro: non il vescovo di settore, don Paolo Lojudice (che però era stato contattato e ha detto di avere un impegno preso da tempo), nessun rappresentante del Vicariato di Roma, né del Vaticano. E non ha fatto in tempo ad arrivare quel segno esplicito di benevolenza – se non di “riabilitazione” –, da parte di papa Francesco, che in tanti, soprattutto nell’area della Comunità di base, si aspettavano. Forse la morte di Franzoni è giunta troppo presto perché i tempi fossero maturi. O forse, fra cinquanta anni, qualche pontefice si recherà in visita alla Comunità di San Paolo, come Francesco poche settimane fa, a Bozzolo e Barbiana, sulle tombe di don Mazzolari e don Milani.

Riportiamo di seguito alcuni interventi in ricordo di Franzoni – anzi di «Giovanni, fratello, amico e compagno», come hanno detto in molti – pronunciati durante il funerale oppure resi pubblici appena appresa la notizie della morte.

 

Segreteria tecnica nazionale delle CdB italiane

«Un maestro, un profeta, un padre, un cristiano coraggioso, un annunciatore intenso ed appassionato del Regno di Dio, un profeta del nostro tempo… Giovanni Franzoni è stato certamente tutto questo per noi delle comunità cristiane di base italiane e per tutti e tutte coloro che lo hanno avuto compagno di riflessione, di elaborazione e di lotta per tante battaglie civili e umane che gli hanno procurato provvedimenti repressivi da parte di una gerarchia patriarcale e anacronistica.

È stato per noi anche un amico e un prezioso compagno di ricerca, per un cammino di fede solidale e senza confini che, lontano dalle sponde sicure del potere e dei dogmatismi, si è spinto con coraggio in mare aperto per realizzare quella “chiesa dei poveri” che tanto lo affascinava (…). La sua profonda preparazione biblica e teologica, unita ad un attento interesse per le ricadute sulla vita delle persone delle ricerche scientifiche, ci ha aiutato negli anni ad affrontare con coraggio i problemi urgenti posti all’umanità – e a noi – dalla violenza del sistema capitalista e patriarcale (…)».

 

Noi Siamo Chiesa

«Il nostro fratello e padre Giovanni Franzoni, a 88 anni,  è andato in Paradiso questa mattina dopo una vita densa di fede nell’Evangelo e di opere. Giovane abate dell’abbazia benedettina di  San Paolo a Roma,  ha cercato di dare attuazione al nuovo corso della Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II , a cui aveva partecipato. Si scontrò però con la pesantezza del sistema ecclesiastico che resisteva al cambiamento. Negli anni settanta la sua forzata separazione dalle strutture canoniche ha coinciso con un suo accresciuto impegno perché la comunità dei credenti fosse sempre più fondata sulla centralità della Parola di Dio, sul protagonismo dei suoi membri e su un rapporto laico con le istituzioni e con la società civile (…)»

 

Mons. Luigi Bettazzi

«Pax Christi Italia e Mosaico di Pace mi chiedono di esprimere la loro partecipazione al lutto della famiglia e della Comunità  cristiana di S. Paolo a Roma per la morte di Giovanni Franzoni.

Personalmente lo ricordo, quando era abate di San Paolo, alle Assemblee della Cei e agli ultimi due periodi del Concilio Vaticano II. Penso alla sua attività negli anni caldi dopo il 1968; il suo libro La terra è di Dio (cui seguì poi Anche il cielo è di Dio. Il credito dei poveri) anticipava i problemi ecologici oggi sul tavolo della politica internazionale. Le sue prese di posizione sulla Chiesa dei poveri e sul dialogo con i comunisti sembrano appartenenti al passato, ma la sua dichiarazione di aver votato comunista lo portò alla “riduzione allo stato laicale”. Il suo temperamento ardente ma soprattutto il legame con la Comunità di San Paolo, che aveva fondato e diretto fino ai nostri giorni, lo portarono a prese di posizioni di critica e di contestazione molto forti al di là di ogni compromesso (ad esempio di prendere domicilio nella mia diocesi, pur restando a Roma), che indussero poi la Chiesa a decisioni drastiche.

(…) Forse i suoi atteggiamenti di contrasto non permetteranno lo si ponga tra i profeti, accanto a d. Mazzolari e d. Milani, ma non gli tolgono il merito di una profezia – sulla Chiesa dei poveri, sull’ecologia, sulla nonviolenza e la pace – perseguita con sincerità e con coraggio e con la coscienza di una fede sincera. Gliene restiamo grati».

 

Gerard Lutte

«Dal Guatemala, con le ragazze e i ragazzi di strada, siamo presenti con il cuore, in questa assemblea in cui ricorderemo un fratello amato  che ci ha guidato soprattutto con il suo esempio nel tentativo di convertire la Chiesa cattolica nel Vangelo di Gesù.

Ho incontrato per l’ultima volta Giovanni alla fine del mese di maggio di quest’anno. Ci siamo abbracciati più a lungo del solito, coscienti che alla nostra età, per lo stato di salute, poteva essere l’ultimo abbraccio (…). Ho conosciuto Giovanni all’inizio degli anni ‘70. Avevo apprezzato molto la sua lettera pastorale La Terra è di Dio che avevo letto alla luce delle notte nella nostra Comunità di Prato Rotondo: una lettera contro la speculazione fondiaria ed edilizia alla quale partecipavano ordini religiosi ed il Vaticano, tramite la Società immobiliare. (…) Vivendo in America Latina, ho visto quanto la lettera pastorale di Giovanni sulla Terra come bene comune di tutte le donne e di tutti gli uomini, fosse ancora di bruciante attualità in questo continente, dove la terra è stata rubata alle comunità indigene. Qui il furto della terra non è solo l’impossibilità per i poveri di vivere in un’abitazione decente, ma anche la negazione del Diritto alla vita. (…) Oggi è il giorno del pianto, del dolore, dell’addio. Ma anche il momento di riprendere l’impegno di amore, di Giovanni, che sempre sarà presente in mezzo a noi, nelle nostre lotte per la giustizia e l’amicizia».

 

Luca Maria Negro (presidente Federazione Chiese Evangeliche in Italia)

«(…) Giovanni è stato una figura profetica, un grande testimone non solo della stagione conciliare (come abate di San Paolo a Roma è stato il più giovane dei “padri conciliari” nelle ultime due sessioni del Vaticano II), del rinnovamento della teologia cattolica e dell’impegno dei cristiani nella società, ma anche dell’ecumenismo, soprattutto attraverso la rivista ecumenica Com Nuovi Tempi (oggi mensile Confronti), nata nel 1974 dalla fusione del settimanale di area cattolica Com con l’evangelico Nuovi Tempi; un progetto ecumenico, questo, che la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) ha sempre sostenuto con convinzione. Personalmente ho avuto per anni il privilegio di lavorare al suo fianco nella redazione di Com Nuovi Tempi, e ho imparato molto dalla sua cultura (teologica e non solo), dalla sua creatività, dal suo senso della giustizia e dalla sua profonda umanità».

 

Eugenio Bernardini (moderatore della Tavola valdese)

«Ho conosciuto e collaborato con dom Franzoni a metà degli anni ‘70, quando aveva fatto scelte difficili e in tempi difficili e precorrendo idee e proposte che oggi fanno parte del programma del pontificato di papa Francesco. È stato uno dei protagonisti di quella fase ecumenica, tra protestanti e cattolici del dissenso, che consentì l’esperienza giornalistica di fusione tra le riviste Nuovi tempi, di area protestante, e Com, di area cattolica, facendo nascere prima Com Nuovi Tempi e poi Confronti, che ancora oggi continua il suo impegno nel dialogo ecumenico e interreligioso».

 

Mirella Manocchio (presidente dell’Opera per le Chiese metodiste evangeliche in Italia)

«Un uomo che ha precorso i tempi, lottando per battaglie storiche nel nostro Paese, in nome di una fede che ha testimoniato con forza, rinvigorendo anche quella di chi ha camminato con lui. Un esempio di cristiano, di fratello, che mancherà enormemente non solo all’interno delle Chiese, ma anche nella vita pubblica. Da giovane padre conciliare, ebbe la lungimiranza di dedicarsi alle battaglie per i diritti di tutti, che ancora oggi sono all’ordine  del giorno. Solo che Giovanni le iniziò decenni prima e con parole che potremmo definire profetiche».

 

Redazione di Confronti e cooperativa Com Nuovi Tempi

«(…) Abate di San Paolo fuori le mura negli anni ‘60, padre conciliare al Vaticano II e poi sospeso a divinis nel 1974 per le sue posizioni a favore del No nel referendum per l’abrogazione del divorzio. Due anni dopo verrà ridotto allo stato laicale. Da allora continuerà il suo percorso con la comunità cristiana di base di San Paolo, fondata nel 1973 (la celebrazione da parte di Franzoni della prima messa – che per il Vicariato di Roma “non era né autorizzata né proibita” – nel salone spoglio di via Ostiense 152/B ne rappresenta simbolicamente l’atto costitutivo), e i numerosi compagni di strada delle tante battaglie che ha portato avanti in questi decenni: accanto ai disoccupati e ai senza casa, contro la speculazione edilizia ecclesiastica e “per una Chiesa più fedele al Vangelo e al Concilio”, contro tutte le guerre (dal Vietnam alla Palestina all’Iraq) e a favore dei diritti civili: aborto, procreazione medicalmente assistita, eutanasia.

Nel 1974 il settimanale del dissenso cattolico Com si fonderà con il settimanale evangelico Nuovi tempi e darà vita a Com-Nuovi tempi. Giovanni sarà impegnato per tutto il resto della sua vita in questo progetto, che nel 1989 si trasformerà in Confronti. Per noi – ogni mese, davvero fino all’ultimo – scriveva la sua rubrica “Note dal margine”, dove affrontava le questioni più diverse. Proprio una settimana fa ci aveva inviato il suo articolo per il numero monografico che uscirà a settembre sul fine vita, nel quale esprimeva “un netto rifiuto di una rappresentazione della morte come fatto estraneo totalmente alla vita”».

 

Luis Badilla Morales (il sismografo, esule cileno, già funzionario del governo di Salvator Allende)

«La scomparsa di Giovanni Franzoni, uomo coraggioso, coerente con le sue scelte fino a pagare tutti i prezzi, anche quello di accettare la decisione vaticana che lo ridusse allo stato laicale, è una notizia molto triste. (…) Tanti cileni, argentini, brasiliani e uruguaiani, molte centinaia, sono debitori nei confronti di “dom” Giovanni, per essere stati da lui accolti a Roma presso la Comunità San Paolo, nelle vicinanze della Basilica. Qui ricevettero ogni tipo di sostegno, religioso, spirituale e materiale; erano esuli politici che fuggivano dalle dittature sudamericane e a Roma non sempre poterono trovare accoglienza e ascolto. Erano ammessi e accettati legalmente ma lasciati al proprio destino senza nessuno aiuto o sostegno. Presso la Comunità di San Paolo guidata da “dom” Giovanni trovarono per diversi anni quell’aiuto minimo necessario che ridava, allora, senso e significato a parole quali solidarietà e fratellanza. Oggi, in Europa e soprattutto in America Latina, sono moltissimi i latinoamericani che pregano per Giovanni Franzoni e certamente nessuno mancherà di ricordarlo con immenso affetto e tutti lo saluteranno con un sincero e sentito: grazie dom Giovanni».

 

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