Archive for agosto 2017

Cittadini dalla nascita. Bergoglio chiede Ius soli e accoglienza

22 agosto 2017

“il manifesto”
22 agosto 2017

Luca Kocci

Sì allo Ius soli, no ai centri di detenzione per gli immigrati irregolari. Il messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (14 gennaio 2018), diffuso ieri dalla sala stampa vaticana, sembra un vero e proprio programma politico sulla questione delle migrazioni che, per restare al nostro Paese – ma il messaggio è rivolto a tutti gli Stati, non solo all’Italia –, è agli antipodi dalle ricette razziste dei fascio-leghisti alla Salvini e dei populisti a 5 stelle, ma anche molto distante dalle proposte securitarie del Partito democratico di governo area Minniti, recentemente benedette dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana, solitamente più attenta agli equilibri e ai rapporti di forza e di potere interni che alla profezia evangelica.

«Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita», si legge nel messaggio del papa che approva lo Ius soli. E boccia i Cie e gli altri centri di reclusione per i “clandestini”: «In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati».

«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi» è l’incipit (tratto dal libro biblico del Levitico) del messaggio di Francesco che ricorda come la «preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà» – un «segno dei tempi» – ha caratterizzato il proprio pontificato fin dall’inizio, con la visita a Lampedusa l’8 luglio 2013, quattro mesi dopo l’elezione.

Quattro i verbi chiave, che danno il titolo al messaggio: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

«Accogliere – si legge – significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione», tramite l’incremento e la semplificazione della «concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare», «programmi di sponsorship privata e comunitaria» e «corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili» (un progetto, quello dei «corridoi umanitari», che da tempo portano avanti la Comunità di sant’Egidio e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia). «Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso Paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali», prosegue il papa, il quale afferma un principio che suonerà quanto mai impopolare in tempi di ansie da terrorismo: «anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale».

Poi «proteggere» i «diritti e la dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio».Una protezione che, scrive il papa, «comincia in patria» – ma che è ben diversa dal ritornello «aiutarli a casa loro» –, fornendo «informazioni certe e certificate prima della partenza» e prevenendo le «pratiche di reclutamento illegale»; e prosegue «in terra d’immigrazione, assicurando ai migranti un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali, la garanzia di una minima sussistenza vitale», «la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione». Sono da proteggere in particolare i «minori migranti» ai quali, fra l’altro, «va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria», «la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi». Una sorta di Ius culturae.

Infine «promuovere» (la libertà religiosa, la formazione, l’inserimento socio-lavorativo) e «integrare». «L’integrazione – aggiunge il pontefice – non è un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale», ma un processo di «conoscenza reciproca» e di costruzione di società e culture «multiformi». Un processo che, conclude Francesco, «può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel Paese».

Il sorriso dei rifugiati in piscina scatena l’onda razzista. Insulti a don Biancalani

22 agosto 2017

“il manifesto”
22 agosto 2017

Luca Kocci

Ricoperto di insulti razzisti ma anche circondato da messaggi di solidarietà e di sostegno a causa di un post su Facebook e di qualche fotografia che mostra alcuni giovani richiedenti asilo ospitati in parrocchia durante una giornata di relax in piscina.

È quello che è capitato a don Massimo Biancalani, parroco a Vicofaro, periferia di Pistoia, docente di religione in un liceo della città, prete “di frontiera” da anni impegnato con i migranti e nel sociale.

«E oggi… piscina!!! Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici!», il messaggio di don Biancalani, che parafrasa don Milani nella lettera ai cappellani militari: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri». Sotto dieci foto dei ragazzi – giovanissimi richiedenti asilo provenienti da Senegal, Gambia, Mali, Togo, Nigeria, Ciad e Costa d’Avorio – sorridenti in piscina.

Arrivano le prime reazioni positive e i primi commenti razzisti («Un ettolitro di acido muriatico in piscina»), fascisti («E gli italiani muoiono di fame… Viva il Dux») e sessisti («Ti piace la mazza nera»). Poi, immancabile, si scatena il leader leghista Matteo Salvini: «Questo Massimo Biancalani, prete anti-leghista, anti-fascista e anti-italiano, fa il parroco a Pistoia. Non è un fake! Buon bagnetto», scrive su Twitter, dando la stura a migliaia di commenti che insultano gli immigrati e attaccano don Biancalani, il quale non può nemmeno replicare perché il suo profilo Facebook – ma non i commenti degli utenti – viene bloccato per 24 ore. «Alcune foto di ragazzi africani in piscina sono un problema per Fb? – scrive il parroco – L’impegno per l’accoglienza, la solidarietà, l’antirazzismo non fanno parte degli standard di comunicazione di Facebook? Intanto si è lasciato che, per un giorno intero, mi si insultasse e diffamasse senza che avessi la possibilità di controbattere». C’è anche chi passa alle vie di fatto: l’altro ieri i soliti ignoti tagliano le gomme delle biciclette dei ragazzi ospitati a Vicofaro.

Aumenta la solidarietà a don Biancalani su Facebook, arriva qualche condanna dal mondo politico (Vannino Chiti stigmatizza il «vergognoso attacco» di Salvini» e gli «atti di vandalismo contro i migranti») e dalle istituzioni («Non ci troviamo d’accordo con le idee di don Biancalani, ma nessun tipo di attacco violento e razzista può essere tollerato», dichiara Alessandro Tomasi, sindaco di centrodestra di Pistoia). Oggi a Vicofaro ci sarà il vescovo, che si dice «non disposto a permettere che un sacerdote della sua diocesi venga attaccato e insultato».

«Sono convinto che a generare queste reazioni siano state le foto dei ragazzi migranti sorridenti e felici», dice al manifesto don Biancalani. Ma un sorriso seppellirà i fascisti e i razzisti.

Il papa benedice in lettera la «famiglia omosessuale»

13 agosto 2017

“il manifesto”
13 agosto 2017

Luca Kocci

«I pellegrini gay e lesbiche salutano papa Francesco». È lo striscione che questa mattina, durante il tradizionale Angelus del papa della domenica a mezzogiorno a San Pietro, un gruppo di omosessuali cattolici aderenti alla rete nazionale “Cammini di Speranza” e al Progetto Giovani Lgbti esporrà in piazza, al termine di un pellegrinaggio di due settimane lungo la Via Francigena, da Siena a Roma.

Quasi venti anni fa, il 13 gennaio 1998, durante il pontificato di Wojtyla, Alfredo Ormando si diede fuoco in piazza San Pietro, morendo in ospedale dieci giorni dopo, per protestare contro l’atteggiamento discriminatorio della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali. Oggi, sempre che la gendarmeria vaticana o le forze dell’ordine italiane non intervengano a rimuovere lo striscione, invece gay e lesbiche «salutano» papa Francesco, per «esprimere vicinanza ad un pontefice di cui vogliamo incoraggiare il cammino riformatore», spiega Andrea Rubera, portavoce di Cammini di Speranza. «La nostra non vuole essere una provocazione – aggiunge – ma un sostegno e un invito alla Chiesa ad allargare quelle frontiere affinché possano trovare cittadinanza tutte le persone, nelle condizioni di vita in cui si trovano e che hanno scelto».

Certo è che, nonostante alcune parole pronunciate da papa Francesco durante il suo pontificato («chi sono io per giudicare un gay?»), la questione nei sacri palazzi è ancora un tabù. Come dimostra “l’incidente” che si è verificato nei giorni scorsi fra le stanze della Segreteria di Stato, reso noto in Italia dall’agenzia Adista. Una coppia omosessuale brasiliana, Toni Reis e David Harrad, sposati sei anni fa a Curitiba dopo 27 anni di convivenza, decidono di far battezzare i tre figli che hanno adottato. Quindi scrivono a papa Francesco per raccontare la loro storia, e a luglio ricevono una riposta dal pontefice, firmata da mons. Paolo Borgia, assessore agli Affari generali della Segreteria di Stato vaticana. «Papa Francesco», si legge nella lettera, «porge a voi le sue congratulazioni, invocando per la vostra famiglia l’abbondanza delle grazie divine, affinché viviate costantemente e felicemente la condizione di cristiani, come buoni figli di Dio e della Chiesa, e inviandovi una augurale benedizione apostolica».

«È un grande progresso per un’istituzione che durante l’Inquisizione bruciava i gay e ora ci invia una lettera ufficiale congratulandosi con la nostra famiglia», dichiara Reis alla stampa brasiliana. Ma quando la notizia giunge in Italia, a due passi dal cupolone, lo scorso 9 agosto arriva la precisazione della sala stampa vaticana, firmata dalla vicedirettrice Paloma García Ovejero: «La lettera del papa è una risposta molto generale a una delle migliaia di lettere che riceve ogni giorno a cui non può rispondere in modo personalizzato. È il suo modo di ringraziare le persone». Quindi la lettera c’è, la benedizione papale pure e anche il termine «famiglia» utilizzato per la prima volta per definire una coppia omosessuale. Ma o il clamore mediatico ha allarmato gli zelanti burocrati vaticani che hanno tentato di aggiustare il tiro, oppure è l’ammissione che le lettere inviate al papa nemmeno vengono lette.

Vescovi di Chiesa e di governo: «Le Ong rispettino la legge»

11 agosto 2017

“il manifesto”
11 agosto 2017

Luca Kocci

Nel dibattito di questi giorni sul tema dei migranti che approdano sulle coste italiane dopo aver attraversato il Mediterraneo anche grazie al soccorso delle navi delle organizzazioni non governative, le parole pronunciate ieri dal nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinal Bassetti, appaiono come un sostegno nemmeno troppo implicito alla “linea dura” del governo, incarnata dal ministro dell’Interno Minniti, e un sostanziale via libera al codice di condotta imposto dal Viminale alle ong.

Sì all’accoglienza ma nel «rispetto della legge» e senza dare l’impressione «di collaborare con i trafficanti di carne umana», sono state le parole pronunciate ieri da Bassetti durante l’omelia per la festa di San Lorenzo, patrono di Perugia, diocesi di cui il cardinale ha mantenuto la guida, pur essendo stato nominato a maggio – su indicazione dei vescovi italiani – da papa Francesco alla presidenza della Cei, come successore del cardinal Bagnasco.

Frasi pacate, di apparente buon senso, che però, contestualizzate, sembrano totalmente allineate a quelle del governo Gentiloni e dei ministri Minniti e Alfano, che a loro volta si sforzano di non lasciare la bandiera della “legalità” – l’ipocrita espressione per giustificare la lotta ai migranti – nelle mani di Salvini e Di Maio.

«Altro motivo di angoscia per me pastore della Chiesa, ma anche cittadino consapevole della necessità della ricerca del bene comune per il suo Paese, è la situazione che riguarda i migranti e i rifugiati», le parole pronunciate ieri da Bassetti. «Questa sfida – ha proseguito il cardinale presidente della Cei – va affrontata con una profonda consapevolezza, grande coraggio e immensa carità», «che però non bisogna mai disgiungere dalla dimensione della responsabilità. Responsabilità verso chi soffre e chi fugge; responsabilità verso chi accoglie e porge la mano». È questo lo «snodo decisivo», secondo Bassetti: «Ribadisco ancora oggi, di fronte alla “piaga aberrante” della tratta di esseri umani, come l’ha definita papa Francesco, il più netto rifiuto ad ogni “forma di schiavitù moderna”. Ma rivendico, con altrettanto vigore, la necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge. Proprio per difendere l’interesse del più debole, non possiamo correre il rischio, neanche per una pura idealità che si trasforma drammaticamente in ingenuità, di fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana. Dobbiamo promuovere, come ci insegna il Papa quotidianamente, la cultura dell’accoglienza e dell’incontro che si contrappone a quella dell’indifferenza e dello scarto. Ma dobbiamo farlo con grande senso di responsabilità verso tutti».

È un cambiamento di linea della Chiesa italiana, negli ultimi anni sempre sostanzialmente compatta, in consonanza con papa Francesco, nella difesa dei migranti? Probabilmente no. Ma la testimonianza evidente, nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi, che le posizioni sono diversificate. Solo pochi giorni fa Marco Tarquinio, direttore di Avvenire (quotidiano della Cei), scriveva in un editoriale che «non si possono commissariare le organizzazioni umanitarie con uomini armati a bordo» e difendeva con forza l’operazione Mare Nostrum, che «ha salvato l’anima all’Europa». E il responsabile immigrazione della Caritas italiana, Oliviero Forti, spiegava che «al di là dei codici, c’è in gioco la vita umana, la nostra preoccupazione maggiore».

Da questo punto di vista, il nuovo presidente della Cei non ha rappresentato una scelta di “rottura” rispetto alla presidenza Bagnasco, caratterizzandosi semmai per un profilo più pastorale e meno politico, ma sempre attento a muoversi con cautela, tenendo conto degli equilibri e dei rapporti di forza, questi sì politici, che si andranno a definire fino alle elezioni. Ed è sempre meglio non restare troppo scoperti, né a destra né a manca.