Nota vaticana sugli insediamenti israeliani: dagli Usa una pessima notizia per la pace

“Adista”
n. 41, 30 novembre 2019

Luca Kocci

«Gli insediamenti civili israeliani in Cisgiordania non sono incompatibili con il diritto internazionale». Lo ha affermato il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, lanciando così un assist al primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu – che ovviamente ha accolto le dichiarazioni di Pompeo con soddisfazione, in un momento di grande difficoltà politica e sua personale (il 21 novembre, inoltre, è stato incriminato anche per corruzione e abuso d’ufficio) – e cercando di rafforzare il consenso degli ebrei americani e dei conservatori statunitensi, ma anche assestando un duro colpo al diritto internazionale (che quegli insediamenti ha invece ripetutamente dichiarato illegali) e frapponendo un nuovo ostacolo sull’accidentato e stretto sentiero del processo di pace fra Israele e Palestina. Definire «gli insediamenti civili incompatibili con il diritto internazionale non ha favorito la causa della pace – ha spiegato Pompeo –. La dura verità è che non vi sarà mai una soluzione legale del conflitto e le argomentazioni su chi ha ragione e chi ha torto dal punto di vista delle leggi internazionali non porteranno mai la pace», «la legalità degli insediamenti deve essere decisa dai tribunali israeliani».

Le parole di Pompeo – che vanno ad aggiungersi ad altri provvedimenti filo-israeliani, come lo spostamento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, riconosciuta così capitale d’Israele, e il riconoscimento dell’occupazione d’Israele delle Alture del Golan – segna una netta rottura rispetto sia alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 2016, che definì una «flagrante violazione» del diritto internazionale le colonie israeliane in Cisgiordania, sia alla quarta Convenzione di Ginevra che sancì l’illegalità del trasferimento di popolazione da parte di una potenza occupante.

Immediata la replica della Santa Sede – da tempo a favore della soluzione «due Stati per due popoli» e contraria agli insediamenti israeliani , affidata a un comunicato diffuso dalla Sala Stampa vaticana lo scorso 20 novembre, subito dopo le dichiarazioni di Pompeo. «Di fronte a recenti decisioni che rischiano di minare ulteriormente il processo di pace israelo-palestinese e la già fragile stabilità regionale – si legge nella nota vaticana –, la Santa Sede ribadisce la sua posizione in merito alla soluzione di due Stati per due popoli, come unica via per arrivare ad una soluzione definitiva dell’annoso conflitto. La Santa Sede sostiene il diritto dello Stato d’Israele a vivere in pace e sicurezza entro i confini riconosciutigli dalla comunità internazionale, ma lo stesso diritto appartiene al popolo palestinese e deve essere riconosciuto, rispettato e attuato. La Santa Sede auspica che le due parti, negoziando direttamente tra di loro, con l’appoggio della comunità internazionale e in osservanza delle risoluzioni delle Nazioni Unite, possano trovare un compromesso giusto, che tenga conto delle legittime aspirazioni dei due popoli».

Per mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina, le parole del segretario di Stato Usa sono «una pessima notizia per la pace» e «una dichiarazione da condannare», che va «in direzione opposta alla pace, ai diritti dei popoli e delle persone. Come è possibile annettersi terre che appartengono ai palestinesi senza il loro consenso? Chi sono gli Usa per deciderlo?», si chiede Marcuzzo, secondo cui «la dichiarazione di Pompeo potrebbe rappresentare la pietra tombale a questa soluzione perseguita dalla Comunità internazionale e appoggiata dalla Chiesa, come più volte ribadito da papa Francesco».


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