Avanti fino al ritiro dei decreti sicurezza: il digiuno solidale di nuovo in piazza

“Adista”
n. 43, 14 dicembre 2019

Luca Kocci

Dopo tre mesi di governo giallo-rosso, le “leggi sicurezza” contro i migranti (ma non solo) volute dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sono ancora al proprio posto, nonostante gli annunci di modifiche da parte di diversi esponenti della nuova maggioranza che sostiene il secondo governo guidato da Giuseppe Conte. È per questo che lo scorso 5 dicembre hanno ripreso a digiunare e sono tornati in piazza, a Montecitorio, per chiedere «l’abolizione delle leggi sicurezza», gli aderenti al “Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti”, lanciato nel luglio 2018 dall’ex vescovo di Caserta mons. Raffaele Nogaro, dal missionario comboniano p. Alex Zanotelli, da don Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge di Firenze, da suor Rita Giaretta e da p. Giorgio Ghezzi che lavorano con i migranti e con le donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale (v. Adista Notizie nn. 27-28, 35 e 39/18; 15, 26 e 29/19; e Adista online del 6, 10, 25 e 30 settembre, 2 e 29 novembre 2018; 8 gennaio, 5 febbraio, 6 marzo, 8 aprile, 7 maggio, 3 e 8 giugno, 2, 3, 12, 23 e 29 luglio, 4 agosto, 11 novembre). «Scendiamo in piazza e digiuniamo – spiega don Aldo Antonelli – per riaffermare che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà, che il razzismo è un crimine contro l’umanità, che occorre salvare tutte le vite, che vi è una sola umanità e che tutti gli esseri umani sono eguali in diritti e che il mutuo soccorso deve esser la norma dell’agire morale, sociale, politico. Che siano finalmente abrogati gli infami “decreti sicurezza della razza”. Che siano soccorsi tutti i naufraghi. Che cessi in Italia ogni forma di apartheid. Che siano aboliti i campi di concentramento. Che cessino le deportazioni. Che cessi la schiavitù. Che cessi la complicità italiana con gli schiavisti e i lager in Libia. Occorre riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro Paese in modo legale e sicuro. Occorre riconoscere tutti i diritti umani, sociali, civili e politici, ed in primo luogo il diritto di voto, a tutte le persone che vivono nel nostro Paese: una persona, un voto. Siamo una sola umanità in un unico mondo vivente casa comune dell’umanità intera. Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto. Salvare le vite è il primo dovere».

A margine del presidio, Adista ha intervistato p. Zanotelli, il principale animatore del Digiuno di giustizia.

Perché la decisione di tornare in piazza?

«Perché i due Decreti Sicurezza non sono stati ancora abrogati e i rifugiati continuano a morire per mare e in Libia. Riprendiamo il Digiuno e ricominciamo a scendere in piazza contro le politiche migratorie e i Decreti sicurezza del precedente governo gialloverde perché, dopo quattro mesi di attesa e di attenta osservazione, siamo arrivati alla conclusione che non c’è ancora una vera e seria discontinuità nelle politiche migratorie. Riprendiamo il digiuno davanti al Parlamento, per dare anche valore politico a chi lo pratica nei monasteri e nelle case. E tanti altri gruppi digiunano e digiuneranno nelle varie città davanti alle Prefetture».

Senza Salvini è cambiato qualcosa?

«Sì, il clima politico è cambiato, non c’è più quel teatro dell’odio inscenato dall’ex ministro degli Interni verso i migranti. Purtroppo però rimane quasi intatta la legislazione razzista del precedente governo espressa nei Decreti sicurezza. Il Partito Democratico aveva chiesto l’abrogazione dei decreti, ma i Pentastellati non ci stanno. Ci accontenteranno con alcune modifiche, ma rimarrà in piedi una legislazione che è un puro razzismo di Stato! Sono leggi che dichiarano reato, crimine salvare vite umane in mare. È la negazione dei principi fondamentali dei diritti umani».

L’atteggiamento del Viminale è lo stesso?

«Il ministero dell’Interno è certamente più accomodante, ma non possiamo accettare che le navi salva-vite, come la “Alan Kurdi” e la “Ocean Viking”, abbiano dovuto aspettare una settimana per aver un posto assegnato. Né possiamo accettare che la nave “Open arms” della capitana Ana Montes sia ancora sotto sequestro. E scopriamo la vera anima dei pentastellati nel Decreto interministeriale di Luigi Di Maio per espellere più in fretta possibile i migranti senza permesso di soggiorno».

E poi c’è la Libia…

«È grave che il nuovo governo, il 2 novembre, abbia tacitamente rinnovato il memorandum Libia-Italia dell’ex ministro dell’Interno Marco Minniti. Quel memorandum è un accordo criminale che ha permesso alla Libia, un Paese in piena guerra civile, di uccidere, torturare, violentare migliaia di rifugiati, internati in paurosi lager, alla mercè di trafficanti di esseri umani».

Anche in Europa sembra muoversi poco o nulla…

«Vediamo pochi cambiamenti anche nell’Unione europea, che continua a rifiutarsi di rivedere l’accordo di Dublino e decidere che ogni stato dell’Unione accolga un numero determinato di profughi. È per tutto questo che abbiamo deciso di riprendere il digiuno davanti al Parlamento».


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