Card. Schönborn: sui preti pedofili il card. Sodano non volle credermi

“Adista”
n. 43, 14 dicembre 2019

Luca Kocci

«Sui preti pedofili il cardinal Sodano non mi ha creduto» e «Ratzinger ha completamente sbagliato diagnosi dando la colpa al ‘68». Il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn mette da parte cautele e diplomazie e, in una lezione tenuta all’Università di Vienna, attacca frontalmente il papa emerito e il decano del collegio cardinalizio.

«Il pontefice emerito ha approntato una diagnosi, che non voglio criticare ma voglio solo correggere citando alcune cifre», ha spiegato l’arcivescovo di Vienna a proposito dell’articolo firmato Benedetto XVI, affidato, la scorsa primavera, al mensile religioso tedesco Klerusblatt e immediatamente diffuso in tutto il mondo da alcuni organi di stampa ultraconservatori (v. Adista Notizie n. 15/19). «Benedetto XVI – prosegue Schönborn – è dell’opinione che l’abuso sessuale clericale ha le sue origini nel movimento del 1968. Le cifre per l’Austria mostrano un’immagine del tutto differente», perché il 60 per cento dei casi si sarebbe consumato fra il 1940 e il 1969, quindi ben prima dell’avvento della «rivoluzione sessuale» del ‘68. Questo dato, secondo il cardinale viennese, si spiega con il fatto che «nei sistemi chiusi l’abuso avviene molto più frequentemente che in quelli aperti». Quindi la colpa, secondo Schoenborn, non è del ‘68, ma della Chiesa preconciliare, che era appunto un «sistema chiuso».

Gli attacchi più severi, però, l’arcivescovo di Vienna li riserva al card. Angelo Sodano, già segretario di Stato vaticano fra il 1991 e il 2006, quando sulla cattedra di Pietro sedeva prima papa Wojtyla e poi lo stesso Ratzinger. «Sulle vittime di pedofilia Sodano non mi ha creduto», ha detto Schönborn parlando all’Università di Vienna, facendo riferimento ai numerosi incontri che lui stesso ebbe con alcune vittime, le quali sostenevano di essere state abusate in tenera età dal suo predecessore, il card. Hans Hermann Groër, arcivescovo di Vienna dal 1986 al 1995, quando fu costretto a dimettersi proprio a causa dello scandalo abusi (il cardinale non sarà mai condannato né canonicamente né penalmente perché i reati caddero in prescrizione). In seguito alle testimonianze raccolte, nel 1988 l’episcopato austriaco stilò un rapporto che venne consegnato a Giovanni Paolo II, nel corso della canonica visita ad limina.

È in questa circostanza che si verificò il burrascoso colloquio fra Sodano e Schönborn, che l’arcivescovo di Vienna ha così raccontato durante la sua lezione all’Università: «Anche io non sono stato creduto sulla pedofilia nella mia controversia con il cardinale Sodano. Lui mi ha letteralmente detto in faccia: “Vittime? Questo è quello che dici tu!”».

Lo scontro, ricorda ancora Schönborn, ebbe anche una seconda puntata, nel 2010, quando Sodano, durante le celebrazioni pasquali in piazza San Pietro, affermò che le informazioni sugli abusi sui minori nella Chiesa erano solo «un chiacchiericcio». Un’affermazione grave che il cardinale di Vienna, in un incontro riservato con i giornalisti, giudicò «una pesante offesa per le vittime» (incassando, per la cronaca, anche una ramanzina da parte di Benedetto XVI e del segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone, infastiditi non dalle parole di Sodano ma da quelle di Schönborn). La testimonianza dell’arcivescovo di Vienna arriva decisamente in ritardo, addirittura a oltre vent’anni dai fatti raccontati. Ma aiuta sicuramente, vista la sua autorevolezza, a gettare nuova luce su una delle vicende più buie della Chiesa cattolica.


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