Corridoi umanitari dalla Libia: la proposta di evangelici e Sant’Egidio al Parlamento europeo

“Adista”
n. 44, 21 dicembre 2019

Luca Kocci

Un corridoio umanitario europeo dalla Libia. È la proposta della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) e della Comunità di Sant’Egidio – che animano dal 2016 un analogo programma che ha consentito a 1.800 profughi siriani di arrivare in sicurezza in Italia – hanno portato al Parlamento europeo in un incontro che si è svolto lo scorso 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani, a 71 anni dalla proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Ad ospitare l’iniziativa è stato il vice presidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo. E numerosi sono stati i relatori istituzionali e delle Chiese europee fra i quali la vice ministra per gli esteri e la cooperazione internazionale Emanuela Claudia Del Re, che ha espresso l’intenzione del governo italiano di appoggiare la proposta del corridoio umanitario europeo; il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fcei; Jan De Volder dell’ufficio europeo della Comunità di Sant’Egidio; la moderatora della Tavola valdese, Alessandra Trotta; Paolo Naso, coordinatore del programma delle Chiese evangeliche Mediterranean Hope.

Il corridoio umanitario europeo proposto da Fcei e Sant’Egidio intende coinvolgere, in una prospettiva di medio-lungo periodo, non solo la Libia, ma anche 15 Paesi dell’area sub sahariana attraverso i quali i migranti giungono in Libia e da qui in Europa. I richiedenti asilo che arriveranno in Europa attraverso il corridoio umanitario saranno accolti dai vari Stati membri aderenti, con il supporto della società civile locale, secondo un meccanismo flessibile e differentemente declinabile in ogni Paese coinvolto. Inoltre il progetto prevede una serie di «buone prassi» da attivare prima della partenza: orientamento, percorsi personalizzati di empowerment nei Paesi di accoglienza, coinvolgimento e preparazione dei territori, così da informare, preparare, coinvolgere, rafforzare i partecipanti al programma, supportarli nel loro percorso di riconquista dell’autonomia e minimizzare il fenomeno dei movimenti secondari verso un altro Stato europeo.

I corridoi umanitari europei non sono sostitutivi, ma «addizionali e complementari» ai programmi nazionali di ingresso – come per esempio i corridoi già attivi verso l’Italia – e non intendono sostituirsi agli impegni assunti dagli Stati in materia di protezione internazionale.

«Dopo la positiva esperienza dei corridoi umanitari in Italia – spiega Luca Maria Negro –, ci impegniamo ad avanzare la proposta di un corridoio umanitario europeo dalla Libia. I punti-chiave sono tre: la richiesta al governo italiano di porsi come capofila di una cordata di Paesi europei coinvolti nell’iniziativa; la collaborazione operativa con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per preparare i beneficiari dei corridoi umanitari al percorso che dovranno fare nei Paesi di accoglienza; la partecipazione della società civile e delle Chiese nella fase dell’accoglienza e dell’integrazione dei beneficiari. Ribadiamo dunque in questo modo l’urgenza di un intervento in Libia e nei Paesi vicini, teso ad aprire un canale di accesso legale e sicuro a Stati che garantiscano il diritto di asilo e la protezione umanitaria». All’iniziativa di Bruxelles hanno preso parte anche la Conferenza delle Chiese europee (Kek) e la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), che hanno lanciato un appello per la protezione delle vite delle persone. «La crisi umanitaria affrontata dai migranti – si legge nel comunicato delle due organizzazioni –, i cui diritti umani vengono violati ogni giorno, ci chiama come cristiani ad essere testimoni e offrire ospitalità. Pertanto, sosteniamo fortemente l’appello della Ccme e delle altre organizzazioni cristiane che chiedono passaggi sicuri e legali. Nella Giornata dei diritti umani, confermiamo ancora una volta il nostro impegno a lavorare insieme per la protezione della vita umana».


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