Il presidente della Cei ai parlamentari: «guardate la storia dalla parte di chi soffre»

“Adista”
n. 44, 21 dicembre 2019

Luca Kocci

«Deponete odi e calunnie» e prestate ascolto al «subbuglio del Paese». Nella messa per i parlamentari in preparazione al Natale (celebrata nella serata dello scorso 11 dicembre nella Chiesa di San Nicola dei Prefetti, a due passi dalle sedi istituzionali repubblicane), il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Gualtiero Bassetti, si rivolge ai deputati e ai senatori presenti con un’omelia “bipartisan”, piena di generici appelli al bene comune, senza però entrare nel merito delle questioni calde (immigrazione, lavoro, rigurgiti populistici e di destra) che attraversano il Paese, e con qualche passaggio che sembra strizzare l’occhio ai quei temi identitari – di cui il cattolicesimo è parte integrante – tanto cari ai sovranisti di casa nostra.

Il vostro è «un compito non facile», perché «servite la Repubblica in tempi difficili», dice il capo dei vescovi italiani ai parlamentari, che nel dibattito pubblico e nel sentire della gente sono una sorta di “capro espiatorio”: «Su di voi – spiega – si scaricano tante stanchezze e disillusioni, incertezze e ansietà della nostra gente, provata dalla preoccupazione per il venir meno di un modello tradizionale di lavoro e di sviluppo e, a un livello ancor più profondo, per la fatica di tanti a riconoscersi in una propria identità, nell’appartenenza a una famiglia e a una comunità. Ne sono segno la caduta delle nascite, l’invecchiamento demografico del Paese e la stessa emigrazione di tanti giovani verso l’estero».

Il nodo, secondo Bassetti, è l’assenza di prospettive («Ci manca il futuro e, per questo, il presente diventa faticoso, fastidioso», dice il cardinale, prendendo in prestito le parole del presidente del Censis Giuseppe De Rita in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto). Quindi uno «sguardo miope sulla realtà» che «rende ciascuno attento e sensibile soprattutto, se non unicamente, alle proprie urgenze personali, che diventano così il principale criterio di valutazione e d’azione della sfera pubblica».

Qual è la soluzione proposta dal presidente della Cei ai deputati e ai senatori italiani? La riscoperta del Natale, e quindi della proposta di Gesù. «Un Natale da parlamentari è una grande opportunità – dice Bassetti –. La Costituzione indica il vostro dovere, ma il Natale vi mostra qual è il modo più autentico per compierlo: rinascere. E la rinascita politica passa dalla volontà di deporre odi e calunnie, di conoscersi meglio, di arrivare a guardarsi in modo diverso, di tendere a formare una comunità».

Quindi l’augurio «a guardare la storia dalla parte di chi la soffre davvero» e ad ascoltare «il mondo in subbuglio» che c’è «fuori dalle nostre Aule» e «fuori dai palazzi vescovili». Il subbuglio, conclude Bassetti richiamando anche un’espressione dello storico cattolico Pietro Scoppola, «non è una tragedia, ma qualche cosa che mormora dentro, che cerca di richiamare la nostra attenzione. E il bene dell’Italia reclama la vostra attenzione. Il miglior augurio che posso farvi è dunque quello che proviate su di voi il subbuglio del Paese, che possiate davvero vivere le sue inquietudini e che possiate cercare rimedi. Si tratta di fare con passione e competenza il possibile, sapendo che ricostruire un tessuto identitario e comunitario non è opera che s’improvvisa. Possiamo fare il possibile, riconoscendo che si può essere importanti e decisivi anche se non si è onnipotenti. La politica, scriveva Pietro Scoppola, è prima di tutto sofferenza per ciò che la politica non può ottenere, è sofferenza per l’impossibile, esercizio di pazienza e di mediazione».


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