Niente luci di Natale: sindaco e parroco destinano i soldi ai curdi siriani bombardati dalla Turchia

“Adista”
n. 44, 21 dicembre 2019

Luca Kocci

«Chi ha fatto trenta, può fare trentuno». Ma non si tratta di papa Leone X che, in un concistoro nel 1517, dopo essersi accorto che nella lista dei trenta cardinali appena creati mancava il nome di un prelato molto stimato, impose anche a lui la berretta cardinalizia e pronunciò la proverbiale frase. Bensì del parroco e del sindaco di Cesara, piccolo centro a ridosso del Lago d’Orta, dove, per il trentunesimo anno consecutivo, Amministrazione comunale e parrocchia non spenderanno soldi per le tradizionali luminarie natalizie, ma li destineranno alla solidarietà, per un «Natale di pace».

«Carissime e carissimi, con questo Natale 2019 sono trentuno anni consecutivi che a Cesara non spendiamo soldi per le luminarie, ma li destiniamo alla solidarietà», scrivono “a due mani” il sindaco di Cesara, Giancarlo Ricca, e il parroco, don Renato Sacco, che è anche coordinatore nazionale di Pax Christi. «È un’iniziativa che continua ad avere una buona accoglienza e condivisione», proseguono. «Lo testimonia il fatto che in trent’anni abbiamo raccolto circa 140mila euro. Una cifra significativa! È un segno alternativo alla banalizzazione del Natale che, nonostante i tempi che viviamo, spesso è circondato da un clima di spreco. Siamo in una situazione segnata da tragedie della natura, da violenze e da guerre. Viviamo in un mondo sempre più squilibrato. Crediamo in gesti di solidarietà, di condivisione, di pace, di riduzione dei nostri consumi e sprechi e di maggiore attenzione a chi sta vivendo situazioni difficili. Non ci sono soldi per gli ospedali, la sanità, il lavoro, la scuola, la messa in sicurezza del territorio… ma per le armi sì. Per questo abbiamo scelto di aiutare proprio chi è costretto a fuggire dalla Siria, in particolare i Curdi, vittime dei bombardamenti ad opera della Turchia, che usa anche le armi vendute dall’ Italia!». Papa Francesco, conclude la lettera del parroco e del sindaco. a fine novembre 2016, ha detto: “Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi… tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace”».

In particolare quest’anno i soldi risparmiati dalle luci natalizie saranno destinati per una nuova clinica nel campo di sfollati di Wasokani, 12 km ad ovest di Hasaka, nel Nord-Est della Siria, un’area con popolazione ne in maggioranza curda in cui convivevano pacificamente minoranze, come quella cristiana che era perfettamente integrata, prima dell’attacco turco iniziato il 6 ottobre. Oltre che a presone in difficoltà economica che vivono nel territorio della parrocchia e del comune lombardo.

E per i cattolici che partecipano all’iniziativa, la proposta di un segno decisamente natalizio: lumini da accendere sui davanzali, balconi delle case di ogni festività del periodo di Avvento e di Natale. «Vogliono essere il segno dell’impegno di ogni famiglia a tenere accesa la luce della speranza», scrivono ancora parroco e sindaco. «Verranno anche accesi davanti ai monumenti dei Caduti di tutte le guerre, passate e presenti».

Conclude il volantino-lettera aperta distribuito ai cittadini di Cesara: «Contro la fame cambia la vita e… spegni le luci. No allo spreco per le luminarie, Sì alla solidarietà»

 


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