Sardine, ipotesi di futuro. Intervista a Franco Monaco

“Adista”
n. 45, 28 dicembre 2019

Luca Kocci

Gli oltre centomila di piazza San Giovanni lo scorso 14 dicembre hanno definitivamente consacrato le Sardine come la novità politica dell’ultimo anno.

Nato a Bologna, il 14 novembre, quando oltre seimila persone affollarono piazza Maggiore, mentre il segretario della Lega, Matteo Salvini, al Paladozza, lanciava la candidata leghista Lucia Borgonzoni alla presidenza della Regione Emilia Romagna, il movimento delle Sardine ha poi replicato il successo di Bologna in piazza Grande a Modena (19 novembre) e, successivamente, in decine di piazze italiane, da nord a sud, fino alla grande manifestazione di Roma.

Se si tratti di un effimero fuoco di paglia o di un movimento che potrà durare nel tempo e magari contribuire alla sconfitta elettorale della destra alle prossime elezioni regionali sarà il tempo a dirlo. Per approfondire la questione, Adista ha intervistato Franco Monaco, presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana ai tempi del card. Carlo Maria Martini e presidente dell’associazione “Città dell’uomo”, fondata da Giuseppe Lazzati, ex parlamentare del Partito democratico e “ulivista” della prima ora.

Franco Monaco, che valutazione complessiva dà del “movimento delle Sardine”?

«Non è necessario abbandonarsi all’enfasi celebrativa. Tuttavia, chi coltiva una concezione partecipativa della democrazia ed è preoccupato per l’imbarbarimento del conla fronto pubblico-politico non può che guardare con simpatia alla Sardine. Un apprezzabile segnale di cittadinanza attiva, la smentita dell’idea che la destra abbia il monopolio delle piazze e che la generalità dei giovani sia priva di coscienza civica».

Non sembra un po’ un film già visto? I Girotondi, il Popolo viola, per certi versi anche il Movimento 5 stelle… Esperienze che, tranne per i 5 Stelle, si sono rivelate effimere e inconcludenti. Le Sardine non corrono lo stesso rischio?

«I movimenti allo stato nascente, di loro natura, sono informali e magmatici. Difficile se non impossibile pronosticarne gli sviluppi e la tenuta nel tempo. Spesso la loro molla originaria è “contro”. Così anche in questo caso. Rispetto ai 5 Stelle, essi tuttavia si segnalano per l’immunità dal virus dell’antipolitica, da un programmatico pregiudizio verso la politica, i politici, le istituzioni».

In alcune dichiarazioni, più che altro quelle iniziali, i leader delle Sardine, in particolare Mattia Sartori, respingevano l’attribuzione di “fare politica”. Non è, anche questo loro, un atteggiamento “antipolitico”?

«Non direi antipolitico. Comprendo la cura di resistere alla tentazione di farsi partito e di diffidare delle lusinghe di chi vorrebbe annettersi il movimento. Ma penso che le Sardine non possano neppure contentarsi di una ragione sociale declinata in negativo, contro la destra illiberale e nazionalista guidata da Salvini. Nella ricerca di una missione in positivo – non di partito e tuttavia politica in senso lato – esse inesorabilmente dovrebbero approdare a una mission che faccia della Costituzione vigente e della Costituzione disapplicata o tradita la propria stella polare».

l consenso raggiunto fino a questo momento sembra ampio e trasversale: giovani e adulti, cattolici e laici… Come spiega questo successo, questa capacità di riempire le piazze che la sinistra sembra aver perso?

«L’exploit partecipativo si spiega in due modi: sia come rigetto e come reazione al mood dominante, impregnato di demagogia, di rancore, di aggressività, di protervia; sia come surrogato dell’afonia e del governismo di una sinistra troppo a lungo schiacciata sull’establishment, arroccata nei palazzi piuttosto che presente e attiva nell’agorà».

Quale pensa possa essere il futuro delle Sardine? Se avranno un futuro…

«Mi sovviene un ricordo. Tra il 1994 e il 1995, il vecchio Giuseppe Dossetti, dopo trent’anni di riserbo monastico, per opporsi a un progetto di riforma costituzionale che mixava bonapartismo berlusconiano e secessione bossiana, propose di dare vita a Comitati per la Costituzione. Comitati di cittadini diffusi sul territorio, nelle città e nei paesi. Forse le Sardine, come gruppo di pressione e di proposta, potrebbero riprendere quella idea lungo tre direzioni pratiche: vigilare contro gli scostamenti delle politiche dal dettato costituzionale; isolare questioni di rilievo costituzionale neglette dalla politica di ogni colore per miopia o pavidità (es. la cittadinanza dei nuovi italiani); dedicarsi a un’opera di educazione e promozione della “coscienza costituzionale” (espressione cara a Dossetti) su base popolare».

Cosa pensa della polemica scatenata da alcuni settori del mondo “laico” contro Nibras Asfa, la studentessa musulmana con il velo chiamata dagli organizzatori a leggere l’articolo tre della Costituzione italiana sul palco delle Sardine di piazza San Giovanni? «Le sardine – ha scritto Paolo Flores d’Arcais su MicroMega – non possono enunciare come programma l’attuazione della Costituzione e poi affidare questo messaggio a una donna che indossi il velo islamico, “per la contraddizion che nol consente” direbbe padre Dante (Inferno, XXVII, 120)».

«Non ho seguito la polemica. Mi sorprenderebbe se l’obiezione si appuntasse sul velo quale simbolo religioso portato in piazza. La nostra tradizione italiana e la stessa giurisprudenza costituzionale, discostandosi da quelle di rito francese, si sono ispirate a quel concetto di laicità positiva o dell’incontro che, anziché escludere, piuttosto include e dunque non mal sopporta i simboli religiosi nello spazio pubblico. Naturalmente a condizione che non siano frutto di imposizione o discriminazione e che non contrastino con strette esigenze di sicurezza e di ordine pubblico (come la riconoscibilità della persona)».


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: