È caos in Vaticano, Ratzinger alla fine ritira la firma dal libro

“il manifesto”
15 gennaio 2020

Luca Kocci

Firmo. Anzi no: non firmo più.

È il caos in Vaticano dopo le anticipazioni di Des profondeurs de nos coeurs, il libro a due mani, la cui uscita è prevista oggi in Francia dall’editore Fayard, firmato dal papa emerito Benedetto XVI (al secolo Joseph Ratzinger) – che però ieri ha «ritirato» la propria firma – e dal cardinale ultraconservatore Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

«Silere non possum, non posso tacere», scrive Ratzinger: il celibato dei preti è «indispensabile». E Sarah: l’indebolimento dell’obbligo del celibato «metterebbe in discussione il magistero del Concilio e dei papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Supplico papa Francesco di proteggerci definitivamente da tale eventualità ponendo il veto a qualsiasi indebolimento della legge del celibato sacerdotale, anche se limitato all’una o all’altra regione».

L’obiettivo è chiaro. Alla fine di ottobre il Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia, con la maggioranza dei due terzi, ha invitato papa Francesco a consentire che in alcune regioni amazzoniche, dove i sacerdoti mancano, siano ordinati preti anche gli uomini sposati e con figli. A breve Bergoglio dovrà esprimersi, con l’emanazione dell’Esortazione postsinodale, e prendere una decisione definitiva.

Il libro è un macigno lanciato davanti a piedi del papa. Francesco può anche scegliere di allentare l’obbligo del celibato – dicono Ratzinger e Sarah –, ma sappia che, se lo farà, sarà responsabile di aver azzerato il magistero dei suoi predecessori sulla cattedra di Pietro. Con conseguenze che potranno essere imprevedibili. Non è una minaccia, ma un avvertimento sì.

Forse stupito dal clamore mondiale suscitato dal libro, universalmente interpretato come un attacco del papa emerito al papa regnante, ieri Ratzinger ha fatto un passo indietro e ritirato la propria firma. «Posso confermare che questa mattina su indicazione del papa emerito ho chiesto al cardinale Robert Sarah di contattare gli editori del libro pregandoli di togliere il nome di Benedetto XVI come coautore del libro stesso e di togliere anche la sua firma dall’introduzione e dalle conclusioni», ha dichiarato il suo fedele segretario personale, monsignor Gorge Gaenswein. E ancora: «il papa emerito sapeva che il cardinale stava preparando un libro e aveva inviato un suo testo sul sacerdozio autorizzandolo a farne l’uso che voleva», ma «non aveva approvato alcun progetto per un libro a doppia firma né aveva visto e autorizzato la copertina. Si è trattato di un malinteso».

Sembra però né più né meno l’atto di colui che prima lancia il sasso e poi ritira la mano. Tanto più che Sarah non ci sta a fare la parte di quello che ha ingannato Ratzinger (che, fra l’altro, lo creò cardinale nel 2010) e tira fuori le carte che confermano il pensiero di Benedetto XVI sul celibato e il via libera allo stesso Sarah: «Da parte mia il testo può essere pubblicato nella forma da lei prevista», gli avrebbe scritto Ratzinger in una lettera datata 25 novembre 2019.

Oggi si scoprirà se Fayard inizierà a vendere il libro a doppia firma, oppure se lo bloccherà in attesa di ristamparlo senza il nome di Benedetto XVI. «Sono sopraffatto dalla tempesta che si è abbattuta sul cardinale Sarah», ha scritto su Twitter Nicolas Diat, direttore di Fayard. Intanto ieri sera il volume era già acquistabile online (a 18 euro), con la foto di Ratzinger e la firma Benoit XVI in copertina.

Lo scenario sembra quasi tardo medievale: un papa riformatore (Francesco) e un «antipapa» conservatore (Benedetto XVI), che si fronteggiano, sostenuti da pezzi di Curia a sua volta spaccata in due, su un nodo particolarmente sensibile e divisivo per la Chiesa cattolica romana: la possibilità di ordinare preti uomini sposati (come per altro avviene nella Chiesa cattolica di rito orientale e in altre Chiese cristiane, che hanno lo stesso Vangelo che si legge a Roma!).

La realtà è quella di un’inedita e scomoda coabitazione fra due papi, di cui quello emerito non si è ritirato a vita privata in Baviera, ma risiede in Vaticano e non rinuncia a dire la sua su temi scottanti, come quando la scorsa primavera, un mese dopo il vertice internazionale antipedofilia in Vaticano voluto da papa Francesco, pubblicò un testo in cui spiegava che la pedofilia era nata con il ‘68 e la liberazione sessuale. E di una battaglia che si sta combattendo nei sacri palazzi in attesa del documento post sinodale di papa Francesco che, se accogliesse le proposte dei vescovi e consentisse l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati, determinerebbe una svolta profonda nella Chiesa romana.


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