Sergio Tanzarella: «La proprietà deve avere una funzione sociale. La Cei ne è al corrente?»

“Adista”
n. 2, 18 gennaio 2020

Luca Kocci

Insieme all’ex vescovo di Caserta Raffaele Nogaro, Sergio Tanzarella (professore di Storia del cristianesimo alla Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale di Napoli e alla Gregoriana di Roma) è una delle “memorie storiche” della vicenda dell’ex Macrico, l’area di 33 ettari di proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero (Idsc) di Caserta che i cittadini vorrebbero diventasse un parco pubblico e, per questo, hanno appena lanciato una petizione popolare rivolta al sindaco della città (v. qui). Adista lo ha intervistato.

Quest’anno 2020 si celebreranno i venti anni dal famoso Te Deum in cui il vescovo Nogaro prese la parola per denunciare i rischi di speculazione edilizia sull’ex Macrico. La cementificazione pare scongiurata, grazie alle lotte dei cittadini, ma il Macrico è ancora lì, inaccessibile ai casertani. Cosa è accaduto in questi venti anni?

Tutti i sindaci che si sono succeduti (Forza Italia, Popolo della Libertà, Ds, Pd) hanno tentato l’assalto all’area con inverosimili progetti (case per artisti, teatri, auditorium, parco dell’aereospazio, nuova cattedrale, cine- ma, case per studenti) con relative opere di urbanizzazione, strade larghe 20 metri, parcheggi, uffici e lottizzazioni con alcuni milioni di metri cubi di cemento residenziale. Anche grazie al nostro movimento Macrico Verde non ci sono riusciti. Nel caso delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità Nazionale, a progetto già pronto e approvato da un sindaco sostenuto dal Pd, hanno arrestato il famoso Angelo Balducci, a capo dell’Unità di missione dei Grandi eventi, e tutti i progetti, compreso quello sul Macrico, sono stati cancellati. Da parte nostra siamo riusciti a far porre su parte dell’area dei vicoli storici e ambientali che oggi creano problemi ai palazzinari e ai politicanti loro soci. Da 19 anni il nostro gruppo di associazioni e cittadini tiene sotto scacco speculatori e affaristi: non è poco.

Chi sono stati i principali responsabili di questa inerzia?

Le varie maggioranze che nel Consiglio comunale hanno rifiutato di dare qualifica urbanistica all’area che è ex militare, quindi priva di destinazione d’uso. Qualificarla F2, cioè parco urbano, senza possibilità edificatoria, significa farla scendere di valore e renderla inservibile agli speculatori e di scarso profitto per l’Idsc, il quale continua a tenere una proprietà senza pretendere, come suo diritto, che venga qualificata e pagando ogni anno trecentomila euro di Imu. La Regione, da parte sua, sin dai tempi di Bassolino, ha promesso sostegni per la realizzazione del Parco e inserimento in progetti europei: solo promesse.

E il ruolo della Chiesa?

In venti anni ho sempre chiesto colloqui a presidenti e segretari della Conferenza episcopale italiana per affrontare il caso che rappresenta un vero scandalo per la Chiesa italiana. Tranne un breve e improduttivo incontro con l’allora segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, al quale lasciai tutte le carte senza essere mai più richiamato, nessuno ha mai risposto alle mie lettere nemmeno come forma di pura cortesia. Se è legittimo avere una proprietà, mi chiedo come è moralmente giustificabile tenerla inutilizzata per vent’anni. Come è noto, per la cosiddetta Dottrina sociale della Chiesa la proprietà privata deve avere sempre una funzione sociale.

Con la petizione si rilancia la battaglia per il Macrico verde. Perché proprio ora questa nuova iniziativa? Qual è l’obiettivo che si intende raggiungere?

La giunta comunale ha da poco deliberato la costruzione nel Macrico di una scuola su una porzione dell’area. Si tratta di un evidente “cavallo di Troia” per spezzettare l’area e asservirla agli intenti speculativi. Una scuola inutile, al costo di cinque milioni di euro, mentre con molto, molto meno si potrebbero ristrutturare quelle esistenti considerato anche l’inesorabile calo demografico della città. La petizione costringerà il Consiglio comunale a discutere della destinazione d’uso dell’area, cosa fino ad oggi prudentemente sempre evitata, e dimostrerà che la maggioranza dei cittadini vuole un vero parco, che tra l’altro già in parte esiste nell’area.

Dal Macrico verde alla “terra dei fuochi”. È cambiata la situazione in questi anni o l’urgenza ambientale prosegue?

Nulla di mutato. L’emergenza ambientale è ormai un dato strutturale dell’area e ci vorranno decenni per ridurre i danni di una impronta ambientale distruttiva e mortale, ammesso che si arrivi ad una inversione di tendenza. Non sono ipotesi. I dati di incidenze tumorali e mortalità sono in crescita da anni. Molte falde acquifere sono compromesse per sempre, fiumi come il Sarno e il Volturno sono morti e portatori di morte, molte decine di chilometri di costa non sono balneabili, cave nei centri abitati, polveri sottili, discariche di ogni genere. I reparti oncologici sono da anni sotto assedio. Una parte della Campania è condannata e i partiti si trastullano con la propaganda e la mistificazione: qui i mandolini non suonano più. Siamo alla catastrofe e molti pretendono anche di negarla. Il sindaco di Caserta, Carlo Marino, l’affronta nel modo migliore: abbatte alberi o li fa potare tanto da farli morire e volendo collocare un biodigestore di fronte alla Reggia.

I vescovi delle diocesi campane della “terra dei fuochi” hanno pronunciato una sorta di mea culpa per la disattenzione della Chiesa su questo tema, in vista di una prossima iniziativa sull’enciclica Laudato si’ di papa Francesco («Siamo preoccupati dell’“affievolimento” della dimensione profetica del nostro ministero, non solo per quanto riguarda la questione ambientale, ma in genere, per tutto ciò che riguarda la dimensione sociale della fede. Non ne parliamo, non educhiamo abbastanza alla pace, alla giustizia e alla salvaguardia del creato»). Cosa ne pensi?

Mi appare una importante attenzione e una assunzione di responsabilità in un’ora tanto grave nella quale i partiti latitano. Un’azione di supplenza necessaria e lodevole. Tuttavia non vorrei che ci si riducesse ad organizzare un convegno con qualche esperto. Qui occorre un lavoro capillare di formazione e trasformazione di mentalità che raggiunga tutti e che riorienti il progetto di società. Occorre quindi molto studio, analisi profonde e scelte dirimenti oltre i miti della industrializzazione e della aziendalizzazione di scuola e sanità e compromissione di un territorio già devastato, rompendo tutti i legami e i collateralismi con il mondo del dominio e degli affari.

Dal tuo osservatorio di professore in una Università pontificia e in una Facoltà teologica, ti sembra che nel clero e nella Chiesa sia cresciuta la sensibilità ambientale, anche alla luce della Laudato si’?

L’enciclica non mi pare sia penetrata nel tessuto profondo delle comunità. Si avverte anzi una complessiva ignoranza del documento. E in ogni caso l’applicazione delle indicazioni della Laudato si’ è lontana da realizzarsi. L’enciclica dovrebbe diventare il riferimento di tutta la catechesi e per tutte le età di tutte le comunità. E dovrebbe ispirare i processi di rinnovamento di mentalità e azioni all’interno delle diocesi campane. La Facoltà teologica dovrebbe essere invitata a dare il proprio contributo per la formazione di una sensibilità sociale diffusa contro lo spreco e l’indifferenza. A me sembra che dalle diocesi questa richiesta non sia mai arrivata. Ci sono certo singole iniziative esemplari ma non un progetto comunitario e condiviso.

 


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