“E basta!”. In sostegno di don Biancalani, il vescovo Tardelli mette in riga Forza Nuova

“Adista”
n. 3, 25 gennaio 2020

Luca Kocci

Erano in 350, provenienti da tutta la Toscana, lo scorso 11 gennaio, al sit-in a sostegno dell’esperienza di accoglienza di don Massimo Biancalani, che ospita, nei locali della parrocchia a lui affidata a Vicofaro (Pt) e anche nella stessa chiesa, circa duecento giovani migranti africani. C’erano i militanti dell’Assemblea permanente antirazzista e antifascista di Vicofaro (che ha promosso l’iniziativa), molti parrocchiani di don Biancalani, la Comunità dell’Isolotto e la Comunità delle Piagge di Firenze e tante persone comuni che hanno portato anche vestiti e generi alimentari per i migranti accolti in parrocchia (v. Adista Notizie n. 1/20).

Una manifestazione, proprio davanti alla chiesa, anche in risposta agli ultimi scomposti tentativi dei fascisti di Forza Nuova che, autorizzati dall’amministrazione comunale di Pistoia guidata da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, per tre sabati consecutivi nel mese di dicembre, hanno raccolto le firme in piazza per chiedere al vescovo, mons. Fausto Tardelli, di rimuovere il parroco di Vicofaro, reo del peccato di accoglienza, e quindi «non idoneo a rappresentare la Chiesa cattolica», secondo la bizzarra interpretazione del Vangelo da parte dei forzanovisti. Un’iniziativa maldestra – un partitucolo neofascista che chiede al vescovo di allontanare un parroco! – che non ha raccolto molto successo se, come sembra, in oltre un mese di campagna anti-parroco, è stata raggiunta la cifra di una novantina di firme: praticamente quelle dei militanti del movimento guidato da Roberto Fiore e dei loro parenti più stretti.

Da parte sua il vescovo Tardelli ha rispedito al mittente la «ennesima provocazione della sedicente organizzazione Forza Nuova», con una nota ufficiale della diocesi: «La pretesa della suddetta organizzazione – si legge –, come di qualunque altra, di indicare e giudicare l’operato di un sacerdote è assolutamente inaccettabile, ancora più grave quando questa azione è direttamente rivolta contro un singolo sacerdote in persona e nei confronti della sua azione pastorale». Il vescovo Tardelli ricorda che «sull’operato di un prete, sul suo insegnamento e la sua azione pastorale, giudice è soltanto il vescovo, che non si esime certo dal valutare con attenzione le varie situazioni. Nessun altro può prendere il suo posto. Chi ha da fare critiche, le faccia sempre con umiltà, disinteresse e carità cristiana direttamente al prete o al vescovo». Conclude la nota della diocesi pistoiese: «L’occasione ci permette nuovamente di chiedere a tutti i soggetti che da anni speculano sulla vicenda della parrocchia di Vicofaro, di cessare immediatamente ogni tipo di intromissione, strumentalizzazione, o peggio, minaccia nei confronti di don Massimo Biancalani. La chiesa di Pistoia respinge e respingerà con fermezza ogni tipo di intimidazione o minaccia nei confronti dei propri sacerdoti, in particolare per le azioni che provengono da movimenti che niente hanno a che fare con la vita della chiesa, o che peggio, ne mettano a rischio la serenità». «Sono il Vangelo e la Costituzione che ci chiedono di accogliere questi giovani che arrivano qui e che vivono in condizioni difficilissime, soprattutto a causa delle recenti normative contro gli immigrati», ha detto, rivolgendosi ai partecipanti al sit-in, don Biancalani, la cui attività – insieme a quella delle volontarie e dei volontari della parrocchia di Vicofaro – è sotto attacco da anni. Iniziò il leader della Lega, Matteo Salvini, con un post su Facebook, nell’estate del 2017, in cui commentava con toni beceri una foto in cui si vedevano alcuni dei ragazzi ospitati a Vicofaro seduti sul bordo di una piscina («Questo Massimo Biancalani, prete anti-leghista, anti-fascista e antiitaliano, fa il parroco a Pistoia. Non è un fake! Buon bagnetto»). Poi fu la volta dell’amministrazione comunale di Pistoia – che ha imposto la parziale chiusura di alcune attività e spazi del centro – e delle provocazioni e delle intimidazioni dei fascisti di Forza Nuova e CasaPound (v. Adista Notizie nn. 30 e 41/17; 13, 16, 25, 30, 32 e 38/18; 6/19; Adista Documenti n. 22/19) L’Assemblea antirazzista e antifascista di Vicofaro, al termine della manifestazione, ha spiegato come «la solidarietà, il diritto alla vi- quanta e alla dignità, riconosciuti a tutti gli uomini, sono stati festosamente “celebrati” in piazza. Ci sono donne, uomini, bambini che si muovono da quando è nato il mondo, e continueranno a farlo nonostante i muri, i fili spinati, i lager, i respingimenti; nonostante i morti che giacciono in fondo al Mar Mediterraneo, conseguenza di una politica consapevolmente disumana portata avanti dall’Italia e dall’Europa. Invece sabato a Vicofaro c’erano braccia che offrivano, aiutavano, stringevano, abbracciavano; e questo va oltre i beni raccolti (alimenti, vestiario, coperte oltre a offerte in denaro), assolutamente vitali, per sostenere don Massimo e i suoi ragazzi».

L’unica nota negativa, evidenzia l’Assemblea, è stata «l’assenza del mondo politico, associativo, sindacale pistoiese», forse «troppo impegnati a costruire slogan e a elaborare strategie per conquistare un inconsistente e ingannevole consenso elettorale, attenti a non disturbare il “governo amico” » che però, «in barba alla tanto decantata discontinuità, non ha il coraggio di abolire i vergognosi Decreti sicurezza, che stanno producendo precarietà, marginalità e discriminazione, oltre che nuova insicurezza per tutti!». Ma «la Comunità di Vicofaro non proferisce parole al vento, destinate a disperdersi un attimo dopo averle pronunciate; non compiace chi non agisce e non prende posizione; non è indifferente. Vicofaro esiste e resiste nei fatti e nei sorrisi di chi c’era».


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