La Procura di Prato indaga su un gruppo di preti pedofili. Vescovi locali in disaccordo

“Adista”
n. 5, 8 febbraio 2020

Luca Kocci

Nove religiosi della comunità dei Discepoli dell’Annunciazione – appena soppressa dalla Santa Sede – sono indagati dalla Procura di Prato per presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli quando erano ancora minorenni.

L’inchiesta è partita dalle dichiarazioni dei due fratelli – che oggi hanno 21 e 27 anni –, i quali hanno denunciato di aver subito abusi e violenze sessuali, anche di gruppo, fra il 2008 e il 2016. Gli abusi si sarebbero consumati all’interno delle sedi di Prato e di Calomini (Lu) dell’ormai ex comunità religiosa “I Discepoli dell’Annunciazione”, fondata dal veronese don Giglio Gilioli – uno dei nove indagati, insieme ad altri quattro preti, un frate e tre diaconi – e soppressa, dopo quattordici anni di attività, il 16 dicembre 2019 con un decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, guidata dal card. João Braz de Aviz, con delle motivazioni che sembrano avvalorare i sospetti degli inquirenti: «Forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo», «limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri», «deficienze nell’esercizio dell’autorità».

La vicenda, informa la diocesi di Prato, ha avuto inizio nel giugno dello scorso anno, quando all’allora vescovo di Prato, mons. Franco Agostinelli, viene presentata una denuncia da parte di un giovane il quale racconta di aver subìto, diversi anni prima, abusi sessuali e psicologici all’interno della comunità dei Discepoli dell’Annunciazione. Il vescovo informa prima la Congregazione per la Dottrina della Fede – che avvia un procedimento – e poi la Procura della Repubblica di Prato. L’inchiesta è appena partita, la magistratura sta vagliando le testimonianze e cercando ulteriori riscontri, come conferma il procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi: «Siamo nella fase iniziale delle indagini che si basano solo su dichiarazioni, non abbiamo certezze e stiamo cercando di approfondire»

Il vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, si legge in una nota della curia pratese, «esprime piena fiducia nella magistratura e continua a offre agli Inquirenti la fattiva collaborazione della diocesi. Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese. “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – afferma mons. Nerbini – che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini». Prende le difese degli indagati, invece, mons. Giovanni Santucci, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli: «Gilioli è stato messo in croce!».


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