Il Sinodo inascoltato: il “bianchetto” del papa sulle proposte più innovative dei vescovi

“Adista”
n. 7, 22 febbraio 2020

Luca Kocci

Niente preti sposati in Amazzonia. Papa Francesco non prende in considerazione la proposta che era arrivata dal Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica dello scorso mese di ottobre: la possibilità di ordinare preti «uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, che abbiano già ricevuto il diaconato permanente e che abbiano una famiglia legittimamente costituita e stabile», per favorire la celebrazione dell’eucaristia nelle comunità delle zone più remote dell’Amazzonia; e decide di lasciare le cose come stanno: nella Chiesa cattolica romana solo i maschi non sposati possono essere preti e celebrare l’eucaristia.

È questa la «notizia» contenuta nell’esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia, firmata da Francesco il 2 febbraio a San Giovanni in Laterano – sede del vescovo di Roma – e presentata in Vaticano il 12 febbraio.

Quello della possibilità di ordinare preti uomini sposati non era, naturalmente, l’unico tema dell’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica, riunitosi in Vaticano dal 6 al 27 ottobre («Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale»). È stata però la questione che più di tutte ha catalizzato l’attenzione dei mezzi d’informazione, che ha dominato il dibattito pubblico e che ha alimentato le tensioni all’interno della Chiesa cattolica fra favorevoli e contrari alla proposta del Sinodo, come ha platealmente dimostrato qualche settimana il libro (Dal profondo del nostro cuore) contro il tentativo di «indebolimento della legge del celibato sacerdotale» firmato dal cardinale ultraconservatore Robert Sarah e dal papa emerito Benedetto XVI (v. Adista Notizie n. 3/20). E nello stesso tempo costituiva una sorta di cartina al tornasole della volontà di papa Bergoglio di procedere sulla via delle riforme dell’istituzione ecclesiastica, tanto più avendo a disposizione un formidabile assist offertogli dal Sinodo, che sarebbe stato sufficiente solo confermare.

Francesco invece ha preferito tirare il freno a mano e ignorare la proposta dei padri sinodali, bocciandola di fatto, dal momento che il documento finale di un Sinodo – organo consultivo e non deliberativo, a meno che «il romano pontefice abbia concesso all’assemblea del Sinodo potestà deliberativa» (Episcopalis communio, 18§2) – non costituisce magistero (solo «se approvato espressamente dal romano pontefice, il documento finale partecipa del magistero ordinario del successore di Pietro», Episcopalis communio, 18§1).

L’unico spiraglio che non chiude definitivamente la porta all’ordinazione di preti sposati è la precisazione contenuta ai numeri 2 e 3 dell’esortazione post-sinodale, questa sì atto magisteriale a tutti gli effetti: «Non svilupperò qui – scrive Francesco – tutte le questioni abbondantemente esposte nel documento conclusivo. Non intendo né sostituirlo né ripeterlo […]. Ho preferito non citare tale documento in questa esortazione, perché invito a leggerlo integralmente». Ma è una fessura troppo stretta perché vi possa passare la tesi di chi, evidentemente deluso da Querida Amazonia che oggettivamente incanala su un binario morto le proposte del Sinodo, prova a sostenere che anche il documento finale fa parte del magistero.

Sacerdozio solo celibatario

L’esortazione è articolata in quattro parti, costruite attorno a quattro «sogni»: «sociale» («Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa»), «culturale» («Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana»), «ecologico» («Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste») ed «ecclesiale» («Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici»).

È in questa ultima parte che vengono affrontati – o aggirati – i nodi più discussi e le proposte più dibattute al Sinodo, a partire da quella dell’ordinazione presbiterale dei diaconi sposati (approvata dai padri sinodali con 128 sì e 41 no). «Il modo di configurare la vita e l’esercizio del ministero dei sacerdoti non è monolitico e acquista varie sfumature in luoghi diversi della terra – si legge al numero 87 di Querida Amazonia –. Perciò è importante determinare ciò che è più specifico del sacerdote, ciò che non può essere delegato. La risposta consiste nel sacramento dell’Ordine sacro, che lo configura a Cristo sacerdote. E la prima conclusione è che tale carattere esclusivo ricevuto nell’Ordine abilita lui solo a presiedere l’Eucaristia. Questa è la sua funzione specifica, principale e non delegabile». E ancora, al numero 88: «Il sacerdote è segno di questo Capo [Cristo] che effonde la grazia anzitutto quando celebra l’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Questa è la sua grande potestà, che può essere ricevuta soltanto nel sacramento dell’Ordine sacerdotale». I laici, prosegue l’esortazione, «potranno annunciare la Parola, insegnare, organizzare le loro comunità, celebrare alcuni Sacramenti», ma «hanno bisogno della celebrazione eucaristica», che appunto è «funzione specifica, principale e non delegabile» del prete. L’unica possibilità, allora, non è quella di ordinare preti anche i diaconi sposati, ma di «promuovere la preghiera per le vocazioni sacerdotali» e di incoraggiare i preti latinoamericani a restare in Amazzonia invece di fare i missionari in Europa e negli Usa.

Presbiterato “riduttivo” per le donne

Viene sottolineato il ruolo e il valore delle donne, ma non c’è nell’esortazione nessuna apertura al sacerdozio femminile, che del resto il Sinodo non aveva nemmeno chiesto, proponendo però l’istituzione di ministeri specifici per le donne. È «riduzionismo», scrive Francesco, «pensare che si accorderebbe alle donne uno status e una partecipazione maggiore nella Chiesa solo se si desse loro accesso all’ordine sacro», perché «questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a clericalizzare le donne». Il sacerdozio ministeriale resta prerogativa maschile: «Gesù si presenta come Sposo della comunità che celebra l’Eucaristia, attraverso la figura di un uomo che la presiede come segno dell’unico Sacerdote». Più che aspirare a questo, le donne «dovrebbero poter accedere a funzioni e anche a servizi ecclesiali che non richiedano l’Ordine sacro e permettano di esprimere meglio il posto loro proprio». Un’affermazione non nuova da parte di papa Francesco, che però fatica a tradursi in pratica, in Amazzonia come a Roma.

Nel «sogno ecclesiale» è affrontato anche il tema della «inculturazione del Vangelo in Amazzonia» (i valori presenti nelle comunità originarie vanno tenuti in grande considerazione, l’inculturazione deve avere una cifra «sociale e spirituale», valorizzando anche i simboli indigeni, senza considerarli idolatrici), dei sacramenti («devono essere accessibili, soprattutto ai poveri», la Chiesa non è una «dogana», richiamando Amoris laetitia) e di «un incisivo protagonismo dei laici».

Giustizia per gli umani e per la Terra

Se la parte «ecclesiale» dell’esortazione post-sinodale presenta complessivamente caratteri di fedeltà alla tradizione – ma del resto mai papa Francesco ha mostrato un riformismo particolarmente spinto dal punto di vista ecclesiale –, le prime tre parti («sociale », «culturale» ed «ecologica») sono invece decisamente avanzate e, pur non essendo una novità nel magistero di Bergoglio, contengono una forte denuncia delle ingiustizie e delle diseguaglianze sociali causate dal sistema capitalistico e dei disastri ambientali provocati dai comportamenti predatori delle multinazionali del nord del mondo.

Appare quindi rafforzata l’immagine di una Chiesa cattolica che ha riorientato il proprio asse di impegno sul terreno sociale, ma che fa molta fatica a riformare se stessa. In particolare a essere duramente colpita è la sinodalità episcopale, più volte sollecitata ed esaltata dal pontefice, ma in questa occasione totalmente disattesa, dal momento che Francesco ha deciso di ignorare diverse proposte approvate a maggioranza dai vescovi che egli stesso aveva convocato in Sinodo.


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