Comunità di Base sui cappellani militari: la Chiesa rinunci ai privilegi

“Adista”
n. 9, 7 marzo 2020

Luca Kocci

Antievangelici, anticonciliari e in contrasto con il magistero di papa Francesco: Sono i cappellani militari, secondo le Comunità di base italiane – anche alla luce del nuovo disegno di legge appena approvato dal Consiglio di ministri (v. qui) – che hanno scritto una lettera a presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Gualtiero Bassetti, chiedendogli di fare un passo indietro rispetto all’iter cominciato.

Il regime concordatario, scrivono le Cdb al presidente dei vescovi italiani, «prevede, fra l’altro, la presenza nelle Forze armate italiane dei cappellani militari con le stellette e inquadrati nella relativa struttura organizzativa». Nel 1986, ricordano le Cdb, papa Giovanni Paolo II, con la Costituzione apostolica Spirituali Militum curae, ha elevato le organizzazioni castrensi a peculiari circoscrizioni ecclesiastiche con statuti propri, assimilate a diocesi, con la possibilità di erigere un proprio seminario e quindi di usufruire in Italia anche dei proventi dell’otto per mille, che ammontano ad oltre un miliardo di euro l’anno (v. Adista Notizie n. 20/19). Subito dopo, gli statuti per l’Ordinariato militare italiano sono stati rinnovati con l’approvazione della Santa Sede. Il clero, in esso inquadrato risulta così arruolato nelle Forze armate: i preti sono equiparati agli ufficiali con la relativa articolazione cha va dall’Ordinario militare, equivalente al grado di generale di corpo d’armata, al cappellano militare addetto, equivalente al grado di tenente.

L’approvazione del nuovo ddl sui cappellani militari da parte del Consiglio dei ministri, lo scorso 13 febbraio, «non sembra modificare nella sostanza l’attuale disciplina». A nostro avviso, scrivono le Cdb italiane, «questo stato di cose confligge, oltre che con il dettato conciliare, anche con tutta la catechesi di papa Francesco, il quale afferma che le armi uccidono e che non solo l’uso, ma anche il possesso di quelle nucleari è immorale. E l’Italia, per conto della Nato, ne ha. Le armi sono scandalo per i poveri, tortura per la nostra Madre-Terra. È quindi per noi incomprensibile che dei preti benedicano uomini che le producono e le posseggono. È inammissibile infatti questa mancanza di coerenza tra le parole e le azioni in presenza del messaggio divino di pace e fraternità rivelato da Gesù. Chiediamo pertanto che la Chiesa Italiana rinunci a mantenere questo privilegio concordatario, pur mantenendo, attraverso il sistema diocesano e parrocchiale, l’assistenza spirituale al personale militare. Le risorse così risparmiate potranno essere destinate ad altri impegni sociali». Contro lo schema di Intesa del febbraio 2018, che ora il ddl traduce in forma di legge, si espresse a suo tempo anche Pax Christi, che all’indomani della firma lanciò un appello a governo, Parlamento e Santa Sede per la smilitarizzazione dei cappellani militari sottoscritto, fra gli altri, da mons. Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale e vescovo di Altamura, don Renato Sacco, coordinatore nazionale, p. Alex Zanotelli, direttore responsabile Mosaico di pace, e Sergio Paronetto, presidente Centro studi economico-sociali per la pace di Pax Christi (v. Adista Notizie n. 11/18). «Purtroppo in questa Intesa – si legge nell’appello di Pax Christi, “vecchio” di due anni ma decisamente attuale alla luce degli ultimi sviluppi – l’inquadramento, lo stato giuridico, la retribuzione, le funzioni e la disciplina dei cappellani militari restano quasi le stesse di prima. Stesso inquadramento militare dei cappellani, quindi, stesse stellette e stessi stipendi. Unica novità: la riduzione del numero dei cappellani dagli attuali 204 a 162. Ora l’Intesa “sarà sottoposta alla firma delle due Parti, Stato e Santa Sede e il suo contenuto dovrà essere recepito con apposito disegno di legge” del Parlamento. Ma l’iter è ancora lungo. E così noi tutti possiamo far sentire la nostra voce. Da tempo, Pax Christi, Mosaico di pace e il Centro studi economico-sociali per la pace hanno a cuore la smilitarizzazione dei cappellani militari. Crediamo che, in questo tempo, sia ancora possibile rivedere e modificare l’Intesa, anche perché lo stretto connubio tra Forze armate e cappellani militari è in chiaro contrasto con il Vangelo, perché l’Intesa integra i cappellani nelle Forze armate, sempre più impegnate a fare guerra “ovunque i nostri interessi vitali siano minacciati”, come recita il Libro bianco della Difesa, e con quanto ci ha insegnato Gesù che va nella direzione della nonviolenza attiva». Pertanto, conclude l’appello, «chiediamo che venga abolito l’inquadramento militare dei cappellani e che l’assistenza spirituale al personale militare sia data alla pastorale ordinaria». Ovvero ai semplici preti delle parrocchie nei cui territori si trovano le caserme».


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