Cappellani militari: le Comunità di Base accusano “Avvenire”

“Adista”
n. 10, 14 marzo 2020

Luca Kocci

Botta e risposta fra Avvenire e le Comunità cristiane di Base sui cappellani militari: il primo difende i «preti con le stellette», le seconde chiedono non l’abolizione della «assistenza spirituale» alle Forze armate – come il direttore del quotidiano della Conferenza episcopale italiana, Marco Tarquinio, ha lasciato intendere ai suoi lettori – ma la smilitarizzazione dei preti-soldato.

La polemica prende le mosse dalla lettera aperta che le Cdb hanno inviato qualche settimana fa al presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, chiedendo alla Chiesa cattolica di «rinunciare ai privilegi concordatari», soprattutto per quanto riguarda i cappellani militari, inseriti con i gradi nella gerarchia delle Forze armate e quindi stipendiati dallo Stato, a seconda della posizione ricoperta, a cominciare dal vescovo ordinario militare, attualmente mons. Santo Marcianò, che è generale di corpo di armata (v. Adista Notizie n. 9/20).

«Nella lettera aperta che abbiamo indirizzato al presidente della Cei, che non ha avuto grande diffusione e che neppure il suo giornale ha avuto il merito di riproporre – scrive la segreteria delle Cdb in una lettera al direttore Tarquinio, questa pubblicata su Avvenire (29/2) –, abbiamo in particolare reiterato la richiesta affinché la Chiesa italiana rinunci all’assistenza spirituale dei militari con dei preti con le stellette. Non esistono forse i cappellani delle carceri e degli ospedali? A noi sembra infatti antievangelico benedire uomini che posseggono armi. Papa Francesco parla della follia della guerra e dell’ipocrisia di quanti parlano di pace con le armi in mano. Come non accorgersi che è una pazzia mantenere un clero con le stellette e che è un’ipocrisia invocare da Dio la pace e poi benedire le Forze armate? Quale contraddizione antievangelica! Noi non ci possiamo rassegnare e continueremo a bussare perché nella Chiesa si apra la porta della pace. Papa Francesco richiama i cristiani all’estremismo della carità. Noi lo tentiamo». La risposta del direttore di Avvenire è netta, ma non coglie – o meglio non vuole cogliere – il punto centrale della lettera delle Cdb, ovvero la proposta di smilitarizzazione dei preti-soldato, affinché siano solo preti senza essere anche soldati. «I cappellani militari – scrive Tarquinio – sono figure di sacerdoti al servizio degli uomini e delle donne in divisa, cioè di coloro che, secondo il Concilio (Gs, 79), possono essere considerati “ministri della sicurezza e della libertà dei popoli” e “se adempiono il loro dovere rettamente, concorrono anch’essi veramente alla stabilità della pace”». E per ribaltare le argomentazioni delle Cdb, che avevano chiamato a sostegno papa Francesco, anche il direttore di Avvenire cita il pontefice. «Papa Francesco – aggiunge –, il 26 ottobre 2015, ha ricordato che i militari e le loro famiglie “richiedono un’attenzione pastorale specifica, una sollecitudine che faccia sentire loro la vicinanza materna della Chiesa”. Nella comunità cristiana italiana si dibatte da tempo, con profondità e anche con animazione sul servizio dei “preti con le stellette”. Io sto con il papa» che, rivolgendosi direttamente ai cappellani, aggiunge: «In questo periodo, nel quale stiamo vivendo una “terza guerra mondiale a pezzi”, voi siete chiamati ad alimentare nei militari e nelle loro famiglie la dimensione spirituale ed etica, che li aiuti ad affrontare le difficoltà  e gli interrogativi spesso laceranti insiti in questo peculiare servizio alla Patria e all’umanità». Quindi, termina il proprio ragionamento Tarquinio, «sto convintamente con il papa, in ascolto di un magistero pontificio che ha illuminato tutto il Novecento e questo inizio di secolo. Ma sono anche felice di essere cittadino di una Repubblica che ha incardinato lo sviluppo della nostra società nazionale e della nostra democrazia anche sul “ripudio” della guerra (articolo 11 della Costituzione) e il cui Parlamento sta per esaminare un disegno di legge che riformerà le modalità, sempre perfettibili, del servizio dei cappellani militari». Ovvero il ddl appena approvato dal Consiglio dei ministri (il 13 febbraio) che in realtà più che «riformare» confermerà la struttura dell’Ordinariato militare e le funzioni dei cappellani militari: resteranno pretisoldati con i gradi e verranno pagati dallo Stato, in quanto militari a tutti gli effetti (v. Adista Notizie n. 9/20).

«In un tempo in cui s’inclina alle maledizioni – conclude Tarquinio, bacchettando severamente le Cdb – non diciamo mai che è “ipocrisia anti-evangelica” benedire. Soprattutto non diciamolo agli uomini e alle donne italiani che vestono con disciplina e onore una divisa affrontando sfide, fatiche e contraddizioni che solo saldi princìpi cristiani e civili aiutano a comporre secondo giustizia e amore».

Del resto Tarquinio non è nuovo alla difesa d’ufficio dei cappellani militari e soprattutto delle stellette che tengono appuntate sulla talare. Quando nel lontano 2007 i Verdi presentarono una proposta di legge per smilitarizzare i cappellani militari, Tarquinio, che già dirigeva Avvenire, la bocciò senza appello (v. Adista Notizie nn. 43 e 57/07): «Chi conosce almeno un po’ il mondo militare e le sue regole, sa che per risultare efficaci al suo interno bisogna esserci. E, da anni e anni, i cappellani militari vivono con efficacia la loro missione pastorale e umana tra i soldati, dimostrando, con Sant’Agostino, che l’autorità e il “grado” coincidono con impegnativi doveri di servizio, proprio perché non sono e non appaiono come un “corpo estraneo”».


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