La crisi dei migranti al confine turco-europeo e il “sacro dovere” della indignazione

“Adista”
n. 11, 21 marzo 2020

Luca Kocci

«Facciamo appello al Parlamento europeo e ai gruppi politici che rappresentano i cittadini e le cittadine dell’Unione Europea affinché venga fermata la violenza e l’uso della forza contro persone inermi al confine tra Ue e Turchia e venga ristabilita la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto d’asilo».

È l’appello inviato al presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, dalla campagna “Io Accolgo”, un ampio cartello di associazioni a cui aderiscono, fra gli altri, Acli, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunità Papa Giovanni XXIII, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Focsiv e Fondazione Migrantes.

«Quanto sta succedendo è frutto di scelte sbagliate fatte con l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e impedire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di arrivare in Europa per chiedere protezione», scrivono le associazioni, facendo riferimento all’accordo stipulato nel marzo 2016 fra Unione europea e Turchia, con cui, di fatto, l’Europa paga Erdogan per tenere chiusi i confini e lontani i profughi. Si tratta, proseguono, di un accordo «sbagliato e controproducente. I governi e le istituzioni europee hanno fornito alla Turchia un’arma di ricatto che consente di usare le persone come fossero merce, cancellando la nostra storia, i principi delle costituzioni europee e la civiltà del diritto». Da parte sua la Grecia, «con il sostegno dei governi europei e della Commissione, ha messo in atto una vera e propria guerra, con l’uso di armi e violenza indiscriminata, contro uomini, donne e minorenni indifesi. L’uso delle armi, di esercito e polizia, contro civili inermi è vietato dalle leggi e dalle convenzioni internazionali e non c’è alcuna circostanza che possa giustificare una tale barbarie».

Allora, chiedono le associazioni di “Io Accolgo”, il Parlamento europeo deve intervenire subito «per riaffermare il principio di non refoulement che in queste ore viene cancellato alla frontiera greco-turca, il diritto d’asilo e il diritto all’accoglienza delle persone che arrivano alle nostre frontiere a chiedere protezione» e «la necessità di un piano europeo di redistribuzione dei richiedenti asilo, con quote adeguate e con priorità per i minori stranieri non accompagnati e situazioni vulnerabili». È urgente, concludono, «fermare la violenza e l’uso della forza contro i profughi e ribadire quei principi di solidarietà e umanità che sono parte fondante dell’Unione Europea e ai quali non possiamo rinunciare se non vogliamo cancellare la nostra storia e alimentare i sentimenti anti europei e anti democratici che mettono a rischio l’esistenza stessa dell’Unione».

«Come uomo, e più ancora come cristiano e missionario, non posso accettare il disumano trattamento riservato ai rifugiati ammassati sulle frontiere della Grecia, sotto lo sguardo quasi indifferente dell’Europa, tutta presa dal coronavirus», scrive il comboniano p. Alex Zanotelli, che lo scorso 4 marzo era di nuovo in piazza Montecitorio, con i partecipanti al “Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti” (avviato nel luglio 2018 insieme all’ex vescovo di Caserta mons. Raffaele Nogaro, don Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge di Firenze, suor Rita Giaretta e p. Giorgio Ghezzi), per chiedere l’abrogazione delle leggi sulla sicurezza volute dall’ex ministro dell’Intero Matteo Salvini, la cancellazione del Memorandum con la Libia, la soppressione dei Centri per il rimpatrio (Cpr) e anche per protestare per «l’enorme sofferenza dei profughi alle frontiere greche, bulgare e nelle isole greche, soprattutto Lesbo».

«Ho il sacro dovere di gridare la mia indignazione per il trattamento disumano riservato a migliaia e migliaia di profughi iracheni, afghani e siriani, in buona parte donne e bambini, in fuga da orribili guerre da noi sostenute – prosegue Zanotelli –. Questi non sono migranti, ma rifugiati che, secondo il diritto internazionale, devono essere accolti dall’Europa. E invece sono bloccati dalle forze dell’ordine elleniche, mentre i pochi che riescono a passare il confine, sono braccati dai fascisti greci di Alba Dorata. Senza parlare dei rifugiati che arrivano con i gommoni nelle isole greche, tra gli insulti e le sparatorie. È la fine del senso di umanità!».

Anche per Zanotelli – come per la campagna “Io Accolgo”, gli evangelici e i valdesi italiani, la Cec e la Kek – il “peccato originale” dell’Europa è l’accordo con il turco Erdogan, «al quale abbiamo regalato sei miliardi di euro per trattenere quasi quattro milioni di rifugiati, in buona parte siriani in fuga da una guerra spaventosa. Li ha trattenuti nei campi profughi per quattro anni, ma poi, con l’attacco alla città siriana di Idlib, Erdogan si è trovato a fare i conti con un altro milione di siriani in fuga da quella città. Per allentare l’enorme pressione interna e per ricattare l’Ue per ottenere altri tre miliardi di euro, Erdogan, con il suo cinismo ha ammassato centomila rifugiati alle frontiere dell’Europa».

«Siamo davanti a un’immensa tragedia umana che interpella la coscienza dell’Europa», aggiunge Zanotelli, il quale ricorda le parole di papa Francesco rivolte alle massime autorità dell’Unione nel 2016 («Che cosa ti è successo Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia, della libertà?») e si domanda: «Se avessimo investito i sei miliardi di euro dati a un dittatore, quante persone avremmo salvato, dando nuova forza ed energia al nostro Vecchio continente?». Per tutto questo, «chiediamo all’Ue: l’embargo totale delle armi alla Turchia; la ripresa dell’operazione Sofia per bloccare le armi e salvare migranti in tutto il Mediterraneo, in particolare nell’Egeo; l’apertura dei corridoi umanitari; l’abolizione di Dublino III e l’equa distribuzione dei rifugiati fra tutte le nazioni europee; accoglienza immediata a donne e bambini».

Zanotelli si rivolge anche alle Conferenze episcopali d’Europa, perché facciano «sentire con più forza e coraggio la loro voce in favore dei rifugiati, appoggiandosi alle parole profetiche di papa Francesco ai leader europei: “Sogno un’Europa in cui essere migrante non è un delitto, bensì un invito a un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia”. Papa Francesco lo scorso dicembre ha ricevuto i profughi provenienti da Lesbo davanti al Crocifisso con il salvagente, che ha scandalizzato tanti. La nostra speranza e anche quella dell’Europa è proprio in quel Cristo galleggiante. Se lo salveremo, ci salveremo anche noi».


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