Il “cammino” del virus in Campania: botta e risposta tra regione e neocatecumenali

“Adista”
n. 12, 28 marzo 2020

Luca Kocci

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca blinda quattro comuni del Vallo di Diano (Sa) nei quali si registra un elevato numero di positivi al Covid-19. Epicentro del contagio: due raduni dei neocatecumenali – il movimento cattolico fondato da Kiko Argüello che conta un milione di adepti in tutto il mondo, di cui un quarto in Italia – tenutisi ad Atena Lucana e a Sala Consilina. Da lì sarebbe partito il Coronavirus, che i partecipanti ai due incontri avrebbero poi diffuso in tutta l’area.

Così da domenica 15 marzo ad Atena Lucana, Caggiano, Polla e Sala Consilina vige il «divieto di allontanamento» e «di accesso nel territorio comunale», come si legge nell’ordinanza n. 18 del 15 marzo. Carabinieri e polizia vigilano agli ingressi dei quattro paesi e fermano chiunque voglia entrare o uscire, tranne, ovviamente, il personale sanitario.

I due incontri, organizzati dalle comunità neocatecumenali della diocesi di Salerno, si sono svolti il primo al Kristal Palace Hotel di Atena Lucana dal 28 febbraio al primo marzo, il secondo nei locali della parrocchia di San Rocco di Sala Consilina, la sera del 4 marzo, quando non erano ancora entrate in vigore le misure restrittive del governo per l’intero territorio nazionale né il divieto di celebrare le messe (il decreto del premier Giuseppe Conte è della sera dell’8 marzo), ma era appena stato emesso il Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che stabiliva la chiusura delle scuole in tutta Italia dal 5 marzo, e quindi era evidente l’emergenza in corso.

Nei giorni successivi, fra i partecipanti ai due raduni sono stati individuati 17 positivi (uno dei quali deceduto il 10 marzo) che, si legge ancora nell’ordinanza firmata da De Luca, «hanno avuto contatti stretti con un rilevantissimo numero di soggetti, tra i quali almeno 45 nel comune di Sala Consilina, 20 a Caggiano, 10 a Polla, 8 ad Atena Lucana».

«Il gruppo dei neocatecumenali veniva dalla Diocesi di Salerno-Acerno-Campagna», spiega mons. Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro. «Queste persone hanno organizzato un incontro spirituale in un hotel ad Atena Lucana dove ha avuto luogo anche la celebrazione della santa messa. Ho immediatamente interpellato il sacerdote di Sala Consilina che ha celebrato. Ebbene, il sacerdote mi ha garantito che sono state categoricamente rispettate tutte le norme di prevenzione impartite dal vescovo, circa l’eliminazione del segno della pace, la distribuzione della comunione sulla mano e la distanza prescritta», spiega il vescovo, anche per rispondere alle notizie secondo cui, invece, durante la comunione, i fedeli avrebbero bevuto il vino tutti dallo stesso calice, come peraltro è prassi nelle celebrazioni dei neocatecumenali. «Inoltre – prosegue – ho avuto rassicurazione che nell’incontro del 4 marzo a Sala Consilina non è avvenuta alcuna celebrazione liturgica, se non un momento di catechesi, non in chiesa, bensì nei locali parrocchiali a ciò destinati. Sono molto addolorato per questa vicenda, che incide in maniera significativa sul tessuto sociale, comunitario, economico e relazionale. Tuttavia la consapevolezza della solidarietà e del vicendevole sostegno ci porteranno fuori da questa battaglia, con l’aiuto delle istituzioni preposte, il corpo sanitario cui va la nostra gratitudine, le forze dell’ordine e i pastori che sono rimasti presenti in maniera continua nelle comunità. Apprezzo, infine, la determinazione del governatore della Campania Vincenzo De Luca e del governo centrale, nonché l’impegno della Conferenza episcopale italiana, perché grazie anche e soprattutto a queste misure sono sicuro che ne usciremo al più presto».

Vincenzo De Luca (il presidente della Regione, omonimo del vescovo!) però, nonostante l’apprezzamento nei suoi confronti espresso da mons. Antonio De Luca, pare deciso addirittura a procedere a una denuncia nei confronti degli organizzatori dei due incontri, «per il danno enorme che ha prodotto sulla pelle di migliaia di cittadini, medici e infermieri impegnati all’ultimo respiro nella battaglia contro la diffusione del contagio».

I neocatecumenali però non ci stanno e replicano. «L’incontro dei fedeli del Cammino è avvenuto il 28-29 febbraio in un hotel di Atena Lucana (mentre a Napoli si giocava Napoli-Torino: stadio aperto, con 55.000 spettatori) e nessuna ordinanza del governatore proibiva l’incontro», spiegano, in una nota, l’avvocato Adelchi Chinaglia e don Ezechiele Pasotti, dell’ufficio stampa del Cammino neocatecumenale). «L’incontro a Sala Consilina, poi – prosegue la nota –, è avvenuto il 4 sera, dopo le 18.30. Il Comunicato della Cei e quello della Conferenza episcopale campana sono del 5 marzo: quindi non vi era ancora nessuna proibizione di incontri. E l’ordinanza del presidente del Consiglio per tutta l’Italia è del 9 marzo (in realtà si tratta di un Decreto, ed è dell’8 marzo, ndr). Come si fa allora ad accusare i neocatecumeni di disobbedienza, o anche solo di disattenzione a questi documenti dei vescovi e delle autorità civili! La notizia data è lesiva del buon nome e dell’immagine del Cammino e va corretta, pena ricorso giudiziario, mentre molti fratelli in Italia e in tutto il mondo si stanno adoperando per dare il loro aiuto e la loro testimonianza in favore di tante persone più deboli, colpite dal virus, e la loro collaborazione in tante strutture e centri sanitari».


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