Chiese cristiane e coronavirus: dalla tavola valdese un quinto dell’8 per mille, dai battisti un quarto

“Adista”
n. 13, 4 aprile 2020

Luca Kocci

È assai significativo l’impegno delle Chiese cristiane per l’emergenza coronavirus. Metodisti e valdesi decidono di destinare un quinto di quanto incassato nel 2019 all’emergenza sanitaria e alla ricostruzione, i battisti addirittura un quarto di quanto percepiranno nel 2020.

Lo stanziamento delle Chiese metodiste e valdesi, deliberato dalla Tavola valdese (organo esecutivo delle Chiese, guidato dalla pastora Alessandra Trotta), è ingente: 8 milioni di euro. Considerando che lo scorso anno metodisti e valdesi hanno ottenuto dall’8 per mille 43 milioni di euro (v. Adista Notizie n. 30/19), si tratta di poco meno del 19 per cento della somma totale.

«Le Chiese valdesi e metodiste e le loro organizzazioni di servizio sociale, educativo, culturale, partecipano pienamente alla sofferenza e alle preoccupazioni, ma anche alla volontà di condivisione delle speranze e delle migliori espressioni di impegno solidale che attraversano in questo tempo di emergenza la vita del Paese in tutte le sue componenti, con uno sguardo particolarmente attento alle realtà più vulnerabili e marginali», si legge in una nota della Tavola. Pertanto, «avvertendo la responsabilità di contribuire anche con mezzi straordinari all’impegno diretto a fronteggiare la crisi sanitaria, sociale ed economica prodotta dal diffondersi del virus Covid-19», la Tavola valdese «ha deciso di stanziare otto milioni di euro, ricavati dai fondi dell’8 per mille assegnati annualmente alle Chiese valdesi e metodiste, per la costituzione di un Fondo speciale destinato a tale finalità».

8 milioni per l’emergenza, ma anche per la “ricostruzione”, guardando a quello che bisognerà fare quando l’epidemia sarà posta sotto controllo e bisognerà in quale modo ricominciare. «La Tavola – si legge ancora nella nota – è già impegnata nell’attenta valutazione di serie, credibili e lungimiranti linee di azione e intervento, che esigono scelte non affrettate, non emotive, da confrontare con soggetti istituzionali ed enti del terzo settore. Tali linee di azione si muoveranno lungo due direttrici: la prima è concentrata sui bisogni immediati e urgenti, soprattutto di tipo sanitario, su cui stanno già confluendo molte risorse generosamente messe a disposizione da singoli, fondazioni e altre organizzazioni benefiche e rispetto ai quali si vuole, quindi, mantenere l’attenzione sull’evoluzione della situazione, soprattutto in quelle zone del Paese che appaiono più fragili e meno attrezzate a fare fronte all’emergenza. La seconda direttrice riguarda le necessità della ripresa oltre l’emergenza, considerando ciò che ancora non si vede: le voragini di disagio, esclusione e impoverimento nelle quali precipiteranno le categorie sociali più esposte alle conseguenze del blocco prolungato di attività produttive e reti di sostegno sociale e delle scelte di redistribuzione di risorse umane e finanziarie imposte in questi mesi dalle misure adottate per frenare il contagio».

Non dà cifre precise l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi), ma annuncia che, «per spirito cristiano e dovere civico», devolverà il 25 per cento dei fondi dell’8 per mille del 2020 «per interventi da individuare volti a tutelare il diritto alla salute della popolazione nei casi di epidemie o pandemie da virus e per interventi assistenziali volti a tutelare tutte quelle fasce della popolazione colpite dalla crisi sanitaria, economica e sociale causata dal virus». Considerando che nel 2019 i battisti hanno incassato 1.200.000 euro, la cifra destinata all’emergenza coronavirus da parte dei battisti potrebbe aggirarsi intorno ai 300mila euro. Inoltre, aggiunge la nota dei battisti italiani, «considerato che l’emergenza sanitaria in corso richiede interventi urgenti e immediati, l’Unione battista sta studiando interventi mirati a valere sulle rimanenze e le restituzioni dei propri fondi 8 per mille 2019».

Anche gli avventisti preleveranno parte dell’8 per mille (nel 2019 hanno incassato un milione e 878mila euro) da destinare all’emergenza coronavirus. «Non disponiamo di grandi risorse economiche, ma quelle che possiamo mettere in campo vorremmo poterle usare al meglio per rendere concreta la mission della nostra Chiesa che è accogliere e servire», spiega il pastore Stefano Paris, presidente dell’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno (Uicca). Gli avventisti non indicano né somme né percentuali, ma assicurano un impegno forte. «Non siamo attrezzati per rispondere in questa fase di emergenza», aggiunge Paris, «ma siamo forse capaci di dare una risposta in termini di aiuto dopo: quando questa emergenza sanitaria passerà, ma purtroppo lascerà dietro di sé enti del terzo settore, aziende, commercianti, artigiani e intere famiglie già in condizione di fragilità, in seria difficoltà. Per questa ragione abbiamo deciso di adoperarci per cercare di destinare tutte le risorse economiche disponibili, operare tagli dove possibile, unire le forze all’interno della nostre comunità, in modo da disporre di risorse con le quali sostenere gli enti che saranno fortemente danneggiati da questa emergenza che ci ha coinvolti tutti. Vogliamo poter contribuire alla ripartenza del nostro Paese, perché per noi il futuro è fatto di speranza. Una speranza che va però alimentata, nutrita, accompagnata e sostenuta».


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