La Cei ci ripensa. E per il Covid-19 stanzia oltre 200 milioni di euro

“Adista”
n. 15, 18 aprile 2020

Luca Kocci

C’è voluta qualche settimana di tempo, ma alla fine anche la Conferenza episcopale italiana ha deciso di intervenire con uno stanziamento straordinario per dare una mano nell’emergenza sanitaria e sociale provocata dalla diffusione del coronavirus in Italia.

Stanziamento «straordinario» sia per l’eccezionalità di una situazione assolutamente non prevista nelle dimensioni che ha assunto. Sia per la cifra decisamente ingente che la Cei ha deliberato di impiegare, prelevandola dall’8 per mille destinato alla Chiesa cattolica: 200 milioni di euro. Che, sommati ai 22,5 milioni già stanziati (vedi Adista Notizie n. 13/20 e Adista News del 31 marzo e del 6 aprile), diventano 222,5 milioni di euro, ovvero poco meno di un quinto della somma dell’otto per mille incassata nel 2019, pari a 1.133 milioni di euro (v. Adista Notizie n. 20/19).

Potrebbero aver avuto un peso le evidenti differenze di impegno rispetto ad altre Chiese cristiane operanti in Italia che alcuni, fra cui Adista, avevano rilevato: a fronte di uno stanziamento pari al 25% dell’8 per mille da parte dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi) e del 19% da parte delle Chiese metodiste e valdesi, la Chiesa cattolica si era fermata al 2%. O anche l’appello lanciato da un gruppo nutrito gruppo di docenti, religiosi e personalità del mondo cattolico (fra cui il vescovo di Teggiano-Policastro mons. Antonio De Luca, l’ex vescovo di Caserta mons. Raffaele Nogaro, Raniero La Valle, Sergio Tanzarella, Maurizio Ambrosini, suor Rita Giaretta, p. Fabrizio Valletti) che invitavano le Chiese a devolvere parte dell’8 per mille per «sostenere programmi di intervento a favore dei più vulnerabili» (v. Adista Notizie n. 13/20). O semplicemente c’è voluto solo più tempo per giungere ad una tale deliberazione da parte della Presidenza della Cei che, prima di dare il via libera al finanziamento, ha interpellato e avuto il consenso da parte di tutte le Conferenze episcopali regionali.

Quale che sia stata la ragione, nella giornata dell’8 aprile è arrivata la decisione di «un aiuto straordinario della Chiesa italiana per sostenere persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per il superamento dell’emergenza provocata dalla pandemia, enti ecclesiastici in situazioni di difficoltà», come si legge nel comunicato dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei.

«Si tratta di un importo straordinario di duecento milioni di euro, provenienti dall’8 per mille che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica e recuperati dalla finalità a cui erano stati destinati, essenzialmente l’edilizia di culto», precisa la nota della Cei. «L’erogazione – si legge ancora nel comunicato – avverrà entro fine aprile e impegna a un utilizzo di tali risorse entro il 31 dicembre 2020; la rendicontazione, che dovrà essere inviata alla Segreteria generale della Cei entro il 28 febbraio 2021, si atterrà al dettato concordatario (legge 222/85) e ai criteri di trasparenza, rafforzati dall’Assemblea Generale del maggio 2016. Tenuto conto delle differenti situazioni esistenti sul territorio nazionale, le modalità di tale rendicontazione non seguiranno la griglia predisposta per i fondi ordinari, ma dovranno specificare: i soggetti destinatari delle erogazioni, le causali, le somme erogate, i relativi giustificativi, secondo prassi, delle attività sostenute».

Prima di questo megastanziamento di 200 milioni, la Cei aveva già destinato 10 milioni per le Caritas impegnate a fare fronte alle difficoltà di famiglie e persone colpite dalle conseguenze dell’epidemia e delle misure restrittive messe in atto dal governo; 6 milioni per le strutture sanitarie; 500mila per il banco alimentare; e 6 milioni per le strutture e il personale sanitario dei Paesi africani e ad altri Paesi poveri anch’essi colpiti dalla pandemia nell’attuale situazione di crisi mondiale.

Enorme è stato anche l’impegno delle altre Chiese: 8 milioni da parte delle Chiese metodiste e valdesi (il 19% del totale dell’8 per mille del 2019) per l’emergenza sanitaria e la ricostruzione; una cifra che probabilmente si aggirerà attorno ai trecentomila euro da parte dell’Ucebi (il 25% dell’8 per mille che i battisti percepiranno del 2020); e un impegno forte – ma non quantificato – da parte dell’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno.

In totale per l’emergenza Covid-19, dalle Chiese cristiane attive in Italia arriveranno oltre 231 milioni di euro.


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