Fase 2: le richieste dei vescovi al governo su liturgie e scuole cattoliche

“Adista”
n. 17, 2 maggio 2020

Luca Kocci

Anche la Conferenza episcopale italiana si prepara alla cosiddetta “Fase 2” dell’epidemia da Covid-19, che dovrebbe partire il prossimo 4 maggio, e chiede al governo – che si appresta a emanare a giorni un nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri – due misure: consentire nuovamente la celebrazione di messe e funerali con la presenza del popolo, sospese da metà marzo; e prevedere finanziamenti a favore delle scuole paritarie.

I vescovi hanno fatto il punto della situazione in un inedito Consiglio episcopale permanente, presieduto dal card. Gualtiero Bassetti, che si è tenuto in videoconferenza lo scorso 16 aprile, guardando soprattutto al futuro, come spiegato nel comunicato finale della riunione.

«L’orizzonte deve essere il mondo post-coronavirus, non trascurando alcun piano di responsabilità, a partire dalla vita ecclesiale. In questo senso – prosegue il comunicato finale – il Consiglio permanente ha condiviso l’impegno della Segreteria generale, nell’interlocuzione con le Istituzioni governative, per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli, in vista anche della nuova fase che si aprirà dopo il 3 maggio. È fondamentale dare una risposta alle attese di tanta gente, anche come contributo alla coesione sociale nei diversi territori».

La seconda richiesta riguarda invece le scuole paritarie – ma il pensiero va ovviamente alle scuole cattoliche – che, a causa della sospensione delle attività didattiche dallo scorso 5 marzo e che molto probabilmente durerà fino alle fine dell’anno scolastico 2019-2020, non hanno più incassato le rette da parte delle famiglie. È importante, si legge ancora nel comunicato del parlamentino dei vescovi, «non sottovalutare la preoccupazione circa la tenuta del sistema delle scuole paritarie. Se già ieri erano in difficoltà sul piano della sostenibilità economica, oggi, con le famiglie che hanno smesso di pagare le rette a fronte di un servizio chiuso dalle disposizioni conseguenti all’emergenza sanitaria, rischiano di non aver più la forza di riaprire».

Sul fronte epidemia, da segnalare un ulteriore stanziamento della Cei – deliberato il 20 aprile – a favore delle strutture ospedaliere impegnate nell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19: 2 milioni e 400mila euro (attinti dai fondi dell’8 per mille) destinati al supporto alla Fondazione Papa Paolo VI di Pescara (dove l’arcidiocesi ha aperte tre case di riposo, per un totale di 150 ospiti, finora preservati dal contagio, un centro per malati quasi terminali con 50 posti e un centro residenziale con 30 posti per diversamente abili), alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (la cui “area Covid” annovera 123 posti letto e 18 posti letto di terapia intensiva), alla Provincia Lombardo-Veneta Fatebenefratelli (che ha visto tutte le strutture dell’Ordine Ospedaliero adoperarsi per riorganizzare i reparti e aumentare i posti letto a disposizione dei pazienti Covid-19), all’Istituto Figlie di San Camillo (321 posti letto Covid-19 a Roma, Treviso, Trento, Cremona e Brescia) e alla Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza (residenze sanitarie per anziani e per disabili). Si vanno ad aggiungere ai 222,5 milioni di euro già stanziati, arrivando così ad un totale di 225 milioni, un quinto della somma dell’otto per mille incassata nel 2019, pari a 1.133 milioni di euro (v. Adista Notizie n. 15/20).

L’Atto di Affidamento a Maria

Non ha invece nulla a che fare con la medicina, l’iniziativa della Cei per il prossimo primo maggio: un «atto di Affidamento dell’Italia a Maria». «Raccogliendo la proposta e la sollecitazione di tanti fedeli – si legge nella nota dell’ufficio comunicazioni sociali dei vescovi –, la Cei affida l’intero Paese alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. Lo farà venerdì primo Maggio, alle ore 21, con un momento di preghiera, nella basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio », provincia di Bergamo (la più colpita in Italia), ma diocesi di Cremona. «La scelta della data e del luogo è estremamente simbolica – spiega la nota –. Maggio è, infatti, il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, tempo scandito dalla preghiera del Rosario, dai pellegrinaggi ai santuari, dal bisogno di rivolgersi con preghiere speciali all’intercessione della Vergine. Iniziare questo mese con l’Atto di Affidamento a Maria, nella situazione attuale, acquista un significato molto particolare per tutta l’Italia. Il luogo, Caravaggio, situato nella diocesi di Cremona e provincia di Bergamo, racchiude in sé la sofferenza e il dolore vissuti in una terra duramente provata dall’emergenza sanitaria. Alla Madonna la Chiesa affida i malati, gli operatori sanitari e i medici, le famiglie, i defunti».


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