Il papa e la Cei: diritti a chi lavora nei campi

“il manifesto”
7 maggio 2020

Luca Kocci

Sulla questione della regolarizzazione dei braccianti agricoli immigrati interviene anche papa Francesco. Lo ha fatto ieri mattina, durante l’udienza generale del mercoledì, che si svolge senza fedeli nella biblioteca del palazzo apostolico vaticano e viene trasmessa in streaming.

«È vero che c’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata – ha detto il pontefice –. Perciò accolgo l’appello dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane e di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e la dignità del lavoro».

Pochi giorni fa, il papa aveva aderito ad un appello per la regolarizzazione dei braccianti stranieri promosso dalla Fai-Cisl. «È auspicabile – si legge nella lettera inviata al segretario generale del sindacato dei lavoratori del settore agroalimentare della Cisl – che le loro situazioni escano dal sommerso e vengano regolarizzate, affinché siano riconosciuti ad ogni lavoratore diritti e doveri, sia contrastata l’illegalità e siano prevenute la piaga del caporalato e l’insorgere di conflitti tra persone disagiate».

Anche il presidente della Cei, cardinale Bassetti, sostiene l’appello del papa: «Ci sono almeno 600mila persone, molte delle quali lavorano nei campi o nei servizi di cura e assistenza, prive di ogni diritto. Chiediamo la loro regolarizzazione».

 


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