Ancora in pericolo la certosa di Trisulti: il Tar blocca i beni culturali

“Adista”
n. 22, 6 giugno 2020

Luca Kocci

Contrordine: tornano a Trisulti i «crociati del terzo millennio» del teocon Steve Bannon, ex consigliere del presidente Usa Donald Trump, che nella antica certosa in Ciociaria (Fr) vorrebbero installare l’Accademia dell’Occidente giudaico-cristiano, un pensatoio dell’integralismo cattolico, «una scuola di gladiatori di destra, i soldati delle prossime guerre culturali che dovranno difendere l’Occidente», secondo la definizione dello stesso Bannon.

Dopo la revoca della concessione disposta dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact) Dario Franceschini, il Tar di Latina – a cui i «crociati del terzo millennio» si erano rivolti – ha dato ragione all’associazione Dignitatis Humanae Institute (Dhi), che aveva vinto il bando pubblico, e ha condannato lo stesso Ministero al pagamento delle spese per 6mila euro.

Ora l’ultima carta rimasta da giocare a Franceschini è un ricorso al Consiglio di Stato. Ma nel caso in cui andasse male, la certosa di Trisulti finirebbe definitivamente nelle mani degli integralisti e diventerebbe la sede dell’Accademia dell’Occidente giudaico- cristiano.

Dhi ha infatti come mission proprio «la difesa delle fondamenta giudaico-cristiane della civiltà occidentale». Il suo fondatore e leader è Benjamin Harnwell, conservatore britannico e grande amico di Bannon, ma anche dei “nostri” Rocco Buttiglione e Luca Volonté, che fino a poco tempo fa comparivano nell’organigramma rispettivamente come «padre fondatore» e come «direttore». Nel comitato consultivo poi c’è un nutrito gruppo di cardinali ultraconservatori: Francis Arinze, Walter Brandmueller, Malcom Ranjith, Robert Sarah e Angelo Scola. Fino allo scorso anno, presidente onorario di Dhi era il “patriarca” dei prelati integralisti, il cardinale statunitense Raymond Burke, che però se ne è andato sbattendo la porta dopo che Bannon ha dichiarato pubblicamente di voler realizzare un film tratto da Sodoma, il volume del giornalista francese Frédéric Martel sull’omosessualità in Vaticano, che ha fra i suoi protagonisti – e non fa un’ottima figura – proprio Burke.

Già nel 2015 Dhi tentò di accaparrarsi la certosa. Il suo presidente onorario di allora, il card. Raffaele Martino, dopo aver incassato l’appoggio dell’abate di Casamari (da cui dipendeva Trisulti) e del vescovo di Anagni-Alatri (la diocesi in cui si trova l’abbazia), scrisse a papa Francesco, chiedendogli di intercedere per Dhi presso Franceschini, anche allora ministro dei Beni culturali. Il pontefice, a quanto si sa, nemmeno rispose. Ma al secondo tentativo Dhi ha vinto il bando pubblico, che metteva sul mercato la certosa di Trisulti, restituita al Mibact dai monaci cistercensi per problemi economici, aggiudicandosela per 19 anni, ad un canone di affitto di centomila euro l’anno (v. Adista Notizie n. 2/18).

Subito si è messo in moto il territorio, con due marce, a dicembre 2018 e a marzo 2019, promosse da Comunità solidali e dal Comune di Collepardo, per scongiurare l’arrivo dei teocon e lo snaturamento della certosa. E poi la sinistra, locale e nazionale, con un’interpellanza parlamentare di Nicola Fratoianni, che sollevava una serie di irregolarità (v. Adista Notizie nn. 1 e 5/19).

Irregolarità riconosciute anche dal Mibact, che nell’autunno 2019 ha annullato il provvedimento di concessione della certosa a Dhi. «Il provvedimento – si leggeva nella nota del Ministero – è giunto al termine del procedimento avviato nell’agosto 2019 dal quale è emerso che, contrariamente a quanto dichiarato al momento della candidatura, l’associazione non risultava in possesso dei requisiti richiesti dal bando per la concessione a privati di immobili del demanio culturale dello Stato». Dhi non aveva il riconoscimento della personalità giuridica; non aveva tra i suoi scopi statutari lo svolgimento di attività di tutela, di promozione, di valorizzazione o di conoscenza dei beni culturali e paesaggistici; non aveva una documentata esperienza almeno quinquennale nel settore della collaborazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale; non aveva una documentata esperienza nella gestione, nel quinquennio antecedente la pubblicazione del bando, di almeno un immobile culturale, pubblico o privato, con attestazione della soprintendenza territorialmente competente di adeguata manutenzione e apertura alla pubblica fruizione (v. Adista Notizie nn. 22 e 37/19).

Tutte irregolarità che invece per il Tar di Latina non sussistono. O meglio, senza addentrarci nei tecnicismi della sentenza (pubblicata il 26 maggio), il Tar ha motivato la sua decisione sostanzialmente su due basi: il Mibact ha aspettato troppo (più dei 18 mesi canonici) a revocare la concessione a Dhi; inoltre non è stato in grado di provare nel detta glio quelle che ha denunciato come irregolarità da parte di Dhi.

«Sono molto soddisfatto del risultato – ha dichiarato Harnwell appena appresa la sentenza –. Adesso spero di poter portare avanti serenamente il progetto di valorizzazione della certosa in conformità con il programma presentato in sede di gara. La Dhi è dunque lieta di poter annunciare con grande gioia che il primo giugno apriranno le registrazioni per la tanto attesa Accademia per l’Occidente giudaico-cristiano». A meno che non intervenga il Consiglio di Stato a fermare di nuovo tutto.


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