Guerra alle “banche armate”: le riviste missionarie rilanciano la loro campagna

“Adista”
n. 23, 13 giugno 2020

Luca Kocci

La data prescelta per la ripartenza ufficiale è il 9 luglio, trentesimo anniversario dell’approvazione della legge 185/90 che regola il commercio delle armi. Si tratta della campagna di pressione alle «banche armate», avviata oltre vent’anni fa dalle riviste missionarie Nigrizia e Missione oggi insieme a Mosaico di pace, mensile promosso da Pax Christi (v. Adista Notizie n. 35/00), che negli ultimi anni aveva un po’ rallentato e che ora viene rilanciata dalle stesse tre riviste. Peraltro a poche settimane dalla pubblicazione della Relazione del governo sull’export italiano di armamenti nel 2019 (v. Adista Notizie n. 21/20) da cui emerge, come Adista ha documentato, che diversi enti ecclesiastici – dalla Cei alle università pontificie, alla sanità vaticana – sono clienti proprio delle «banche armate», cioè di quegli istituti di credito che spostano, anticipano e incassano soldi della vendita di armi, percependo interessi e commissioni (v. Adista Notizie n. 22/20). Nonostante papa Francesco, anche a Pasqua, abbia ripetuto: «Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone e salvare vite».

«Quest’anno la Campagna compie vent’anni: anni nei quali abbiamo ottenuto risultati importanti portando numerosi istituti di credito a definire delle direttive, rigorose e trasparenti, in materia di finanziamento alle aziende del settore militare e ai servizi che offrono alle esportazioni di armamenti», spiega il saveriano p. Mario Menin, direttore di Missione oggi, intervistato da Pierlugi Mele, giornalista di Rainews, sul suo blog Confini. Ma anche se la campagna deve ufficialmente ancora ripartire, Menin invita tutti, «fin da adesso, a verificare le banche in cui abbiamo depositalasciare to i risparmi evitando quei gruppi bancari che finanziano, giustificano e sostengono l’industria, il commercio e la ricerca militare. E, soprattutto, invitiamo a promuovere incontri di approfondimento sul tema del commercio di armamenti, sui finanziamenti all’industria militare e sulla riconversione delle spese militari e delle aziende La nostra campagna è sempre stata, innanzitutto, una campagna di informazione e di sensibilizzazione con obiettivi ben chiari sia di tipo politico, come il controllo delle esportazioni di armamenti, sia di tipo culturale per quanto riguarda la responsabilità sociale delle aziende, delle banche, ma anche delle nostre comunità ecclesiali e delle nostre associazioni. È una campagna che impegna innanzitutto ciascuno di noi, come singoli e associazioni, a mettere in pratica ciò che chiediamo agli altri: solo in questo modo di produce vero cambiamento».

Ha scritto papa Francesco nell’esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia: «Non possiamo escludere che membri della Chiesa siano stati parte della rete di corruzione, a volte fino al punto di accettare di mantenere il silenzio in cambio di aiuti economici per le opere ecclesiali. Proprio per questo sono arrivate proposte al Sinodo che invitano a prestare particolare attenzione all’origine delle donazioni o di altri tipi di benefici, così come agli investimenti fatti dalle istituzioni ecclesiastiche o dai cristiani». È una «sfida che vogliamo raccogliere e rilanciare», si legge nell’appello firmato da p. Menin, p. Filippo Ivardi Ganapini (direttore di Nigrizia) e Rosa Siciliano (direttrice di Mosaico di pace). «Perché dentro questa emergenza in cui si inietta liquidità nel sistema economico e nella Chiesa per sostenerne le attività, sentiamo ancora più forte l’esigenza di prestare attenzione al denaro e ai suoi movimenti. Il denaro certo serve, per fare il bene, ma farsi suoi servi genera solo disgrazie sorde al grido dei poveri e di Sorella Madre Terra. Vogliamo impegnarci con voi per vigilare sull’origine delle donazioni per opere spirituali, caritative, educative, sociali e comunitarie e sul loro ingresso nei circuiti dei sistemi bancari e di investimento».

Il percorso che ripartirà il prossimo 9 luglio è già delineato: «Verificare le banche in cui abbiamo depositato i risparmi evitando quei gruppi bancari che finanziano, giustificano e sostengono l’industria, il commercio e la ricerca militare. Verificare le fonti delle donazioni a parrocchie, comunità cristiane, comunità religiose e associazioni, anche rinunciando a provenienze dubbie. Sensibilizzarci e sensibilizzare la cittadinanza sul tema della riconversione delle spese, delle aziende militari e delle operazioni bancarie per promuovere le aziende e i fondi destinati a sostenere la vita. Richiedere al governo italiano, insieme a Rete italiana per il disarmo, Rete della pace e Sbilanciamoci, di attivare una moratoria sulla spesa militare e sistemi d’arma per almeno un anno, riconvertendo tale spesa nella sanità, nella scuola, nella cultura, nella difesa dell’ambiente, nelle comunità locali».


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