“Per non lasciare indietro nessuno”: alla Caritas l’elemosina della Porsche

“Adista”
n. 23, 13 giugno 2020

Luca Kocci

L’elemosina dei straricchi – che straricchi resteranno – per i più poveri. È la nuova campagna a favore della Caritas da parte della filiale italiana di Porsche, la casa automobilistica tedesca leader mondiale delle autovetture sportive e di lusso, il cui modello più economico costa quasi 58mila euro, ovvero quanto riesce a guadagnare un operaio in due anni e mezzo di lavoro (ma le tipologie di fascia più alta – come la Porsche 911 GT3 RS – superano i duecentomila euro, l’equivalente di dieci anni di lavoro di un operaio).

 

Per ogni automobile venduta fra il 1 giugno e il 10 agosto, Porsche Italia e i suoi concessionari devolveranno alla Caritas diocesana del territorio di appartenenza del centro Porsche addirittura mille euro, erogati per metà dalla concessionarie e per metà da Porsche Italia, per aiutare quaranta famiglie o dieci ragazzi.

«Questa volta per vincere non dobbiamo depositalasciare indietro nessuno», lo slogan che compare sui principali quotidiani italiani, sotto l’immagine di una Porsche tricolore che sfreccia sulla strada di un circuito automobilistico sportivo. «Acquistando l’auto dei tuoi sogni, combatti insieme a Porsche la povertà alimentare ed educativa nel tuo territorio. Perché l’unico modo per superare i momenti critici è ripartire tutti insieme». Peccato che – ma questo il manifesto pubblicitario non lo dice – alcuni ripartiranno a bordo di una Porsche da duecentomila euro elargendone mille ai più poveri. Molti ripartiranno a piedi!

«In un momento di particolare emergenza socio-sanitaria ed economica, Porsche Italia dà il via a “Uniti per Ripartire”, una campagna a supporto delle fasce sociali più colpite dall’emergenza », spiega il lancio della campagna. «Per farlo, la filiale italiana di Porsche si avvale della collaborazione di Caritas, l’organismo che promuove la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale in coordinamento con le 218 Caritas diocesane sparse su tutto il territorio nazionale. Una organizzazione capillare che si integra con i 30 Centri Porsche che, oltre a costituire la rete di Porsche in Italia, saranno gli attivi protagonisti dell’iniziativa».

I fondi raccolti grazie all’elemosina dei ricconi che acquisteranno una Porsche «saranno destinati a contrastare la povertà alimentare attraverso la fornitura di generi di prima necessità, oppure la cosiddetta povertà educativa attraverso l’acquisto di strumenti digitali che favoriscano la scolarità a distanza (pc, tablet, stampanti) ma anche iniziative di socializzazione e insegnamento». «Questa volta per vincere non dobbiamo lasciare indietro nessuno – spiega Pietro Innocenti, amministratore delegato di Porsche Italia –. La ripartenza ha bisogno del contributo e del coinvolgimento di tutti. È necessario aiutare i più deboli a ritrovare dignità e voglia di ripartire».

Che Porsche finanzi una simile campagna per ragioni esclusivamente commerciali e pubblicitarie ci può stare. Ma che Caritas italiana – organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana che dovrebbe anche promuovere una cultura di solidarietà e giustizia illuminata dal Vangelo – si presti ad un’operazione di questo tipo appare decisamente discutibile.

 


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