Una nuova apartheid: Pax Christi contro il piano israeliano di annessione della Cisgiordania

“Adista”
n. 26, 4 luglio 2020

Luca Kocci

Pax Christi International si oppone al piano israeliano di annessione di nuove aree della Cisgiordania, compresa la Valle del Giordano. Un’operazione benedetta dal presidente Usa Donald Trump che, con il progetto Deal of the Century, di fatto ha dato il via libera alle nuove occupazioni.

«L’annessione, cioè l’attuazione del Deal of the Century dell’amministrazione Trump, formalizzerà gli sforzi strategici e persistenti di Israele per creare “dati di fatto” e sarà la campana a morte per la possibilità di creare uno Stato palestinese», si legge nella nota di Pax Christi International. «Per decenni – prosegue il movimento pacifista cristiano –, una soluzione a due Stati che riconosce i diritti e la sicurezza di palestinesi e israeliani come vicini uguali è stata sostenuta dal Vaticano, dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale. Se Israele continua con i suoi piani, come dichiarato, la realizzazione di una soluzione a due Stati sarà impossibile. Ciò causerà un danno irreversibile al compimento del diritto inalienabile dei palestinesi all’autodeterminazione, come garantito dall’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, e ostacolerà i loro sforzi per creare un fiorente stato palestinese».

Come movimento cattolico per la pace e la nonviolenza, Pax Christi International è «profondamente preoccupato che le azioni per annettere qualsiasi parte della Cisgiordania spegneranno gli ultimi barlumi di speranza per una pace giusta e duratura nella terra che chiamiamo santa e che ha il potenziale per scatenare la giusta rabbia e conseguenti disordini in tutta la regione. Per 75 anni, Pax Christi International ha promosso la nonviolenza come strumento per rispondere alle ingiustizie, ha incoraggiato il dialogo per favorire la riconciliazione e ha negoziato accordi di pace. Riteniamo che tutte le parti coinvolte in una controversia debbano garantire il rispetto e il riconoscimento reciproco. L’annessione mina questi principi ponendo i diritti e la stessa umanità di un gruppo come irrilevanti per le aspettative di un altro. Crediamo che ci sia un altro modo per garantire i diritti e la sicurezza di israeliani e palestinesi. Questa azione unilaterale è controproducente per creare realmente sicurezza, giustizia e pace».

La dead line è il prossimo primo luglio, quando il governo israeliano dovrebbe presentare i suoi piani per l’annessione unilaterale dei territori palestinesi occupati. «Se passa questa decisione, per la Palestina sarà un nuovo apartheid», ha sentenziato l’Onu. «Avrà un impatto devastante sulla vita di centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini palestinesi », già duramente colpiti perché, nel corso del tempo, «hanno progressivamente perso la proprietà e l’accesso alla loro terra e alle risorse naturali attraverso la confisca dei terreni, le demolizioni delle case, le leggi sulla pianificazione discriminatoria e l’espansione sfrenata degli insediamenti», aggiunge Pax Christi International, che denuncia una «annessione de facto strisciante», verso la quale «la comunità internazionale è rimasta a osservare e non è intervenuta per fermare queste azioni illegali».

La voce di Pax Christi si associa alla dichiarazione del Consiglio dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Terra Santa, che ha espresso grave preoccupazione per qualsiasi azione unilaterale di occupazione da parte di Israele, e si aggiunge alle altre denunce di violazione del diritto internazionale, della Convenzione di Ginevra e delle risoluzioni concordate dell’Assemblea generale e del Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Pax Christi si rivolge a tutte le sezioni nazionali del movimento e ai singoli gruppi territoriali perché esprimano «la loro solidarietà ai palestinesi e agli israeliani che si oppongono all’annessione, all’occupazione e al blocco di Gaza» ed esortino le diocesi a «esprimere la propria opposizione ai piani illegali e unilaterali di annessione di Israele». E soprattutto chiedano ai propri governi di opporsi ai piani di annessione di Israele, mettendo in atto azioni concrete, come per esempio «porre fine al commercio di armi e alla cooperazione in materia di sicurezza militare con Israele»; di «sospendere gli aiuti militari e altri aiuti finanziari a Israele fintanto che continua a violare la legge internazionale e umanitaria»; attuare sanzioni «incluso il boicottaggio di prodotti» provenienti da insediamenti illegali e da società che beneficiano dell’attività degli insediamenti; «dichiarare che non riconosceranno alcuna modifica unilaterale ai confini stabiliti nel 1967»; «ritenere Israele responsabile delle violazioni del diritto internazionale e umanitario»; infine di «riconoscere lo Stato della Palestina».

«Sono giorni importanti, fondamentali per il popolo palestinese! Pax Christi ha un legame forte, da tempo, con la campagna “Ponti e non muri”, con i nostri viaggi…», spiegano dalla sezione italiana di Pax Christi, «non possiamo tacere, o stare solo a guardare». È per questo che il movimento pacifista invita i propri militanti a partecipare alle manifestazioni promosse in tutta Italia per il pomeriggio del 27 giugno dalle comunità palestinesi (a Roma, Milano, Venezia, Vicenza, Genova, Torino, Bologna, Napoli, Bari, Palermo e Messina). È del 29 giugno la visita di una delegazione del movimento a Milano, al Consolato di Israele, per la consegna al console israeliano del documento di Pax Christi International contro l’attuazione del Deal of the Century.


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