Archive for the ‘chiesa e migranti’ Category

«Un patto mondiale sulle migrazioni per battere la fame»

17 ottobre 2017

“il manifesto”
17 ottobre 2017

Luca Kocci

La fame non è una «malattia inguaribile» generata da un destino avverso, ma la conseguenza di «conflitti e cambiamenti climatici».

Papa Francesco, per la Giornata mondiale dell’alimentazione, nell’anniversario della fondazione della Fao (16 ottobre 1945), si reca alla sede romana dell’agenzia Onu per la nutrizione e l’agricoltura, propone la sua analisi (guerre, sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta e cambiamenti climatici cause della fame e delle migrazioni) e detta la sua ricetta per combattere la malnutrizione: «l’amore che ispira la giustizia» e che dovrebbe essere trasformato in azioni concrete dagli organismi internazionali.

Un discorso che mette a fuoco le cause e che poi propone soluzioni tanto condivisibili quanto generiche. Del resto Francesco parla da pontefice e fa appello alle coscienze.

L’analisi individua le ragioni della fame e delle migrazioni: i «conflitti e i cambiamenti climatici». «Come si possono superare i conflitti?», si chiede papa Francesco. Impegnandosi «per un disarmo graduale e sistematico» e fermando la «funesta piaga del traffico delle armi»: a che serve «denunciare che a causa dei conflitti milioni di persone sono vittime della fame e della malnutrizione, se non ci si adopera efficacemente per la pace e il disarmo?».

«Quanto ai cambiamenti climatici, ne vediamo tutti i giorni le conseguenze», aggiunge Francesco. L’Accordo di Parigi sul clima affronta il problema, ma «alcuni si stanno allontanando». Al presidente Usa Trump saranno fischiate le orecchie. «Riemerge la noncuranza verso i delicati equilibri degli ecosistemi, la presunzione di manipolare e controllare le limitate risorse del pianeta, l’avidità di profitto», prosegue il papa, che auspica «un cambiamento negli stili di vita, nell’uso delle risorse, nei criteri di produzione, fino ai consumi». «Guerre e cambiamenti climatici determinano la fame, evitiamo dunque di presentarla come una malattia incurabile».

L’invito è a «cambiare rotta». Non con le ricette maltusiane («diminuire il numero delle bocche da sfamare» «è una falsa soluzione se si pensa ai modelli di consumo che sprecano tante risorse»), ovviamente irricevibili per la dottrina sociale della Chiesa, ma con un’equa distribuzione delle risorse. Anche se, precisa Francesco, «ridurre è facile, condividere invece impone una conversione, e questo è impegnativo».

Interviene allora il comandamento evangelico dell’amore, «principio di umanità nel linguaggio delle

relazioni internazionali». «La pietà – aggiunge il papa – si ferma agli aiuti di emergenza, mentre l’amore ispira la giustizia». Declinato concretamente significa contribuire a che «ogni Paese aumenti la produzione e giunga all’autosufficienza alimentare», «pensare nuovi modelli di sviluppo e di consumo» (fermando il land grabbing) per «non continuare a dividere la famiglia umana tra chi ha il superfluo e chi manca del necessario», e quindi emigra dove vede «una speranza di vita», senza che nessuna «barriera» possa fermarlo.

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Brindisi: attacchi e solidarietà al parroco che sostiene l’accoglienza dei migranti

17 settembre 2017

“Adista”
n. 31, 16 settembre

Luca Kocci

Il parroco prende posizione a favore dei diritti dei migranti e dei senza casa; un comitato di quartiere, sostenuto anche da alcuni esponenti politici della destra locale, lo contesta pubblicamente; gli altri parroci della città e i cattolici di base si schierano a sostegno del parroco.

Succede a Brindisi, dove il Comitato dei cittadini del rione Paradiso protesta contro l’ipotesi (non confermata dal commissario prefettizio che da tre mesi amministra la città) di realizzare nel quartiere una tendopoli per i migranti, oggi ospitati in un dormitorio in pessime condizione. Ma il parroco di San Nicola, don Cosimo Zecca, non ci sta: non sostiene l’azione del Comitato e anzi dichiara che «la mia chiesa e questa comunità parrocchiale sono aperte a tutti, senza discriminazioni e cercano di vivere il Vangelo che non a caso ha detto: “ero forestiero e mi avete ospitato”. Quando mi si rimprovera che faccio politica, dico: certo, se la politica vuol dire dal termine polis, interessarsi della città». Allora il Comitato organizza una nuova manifestazione contro lo stesso parroco – un presidio sul sagrato della chiesa, durante una messa vespertina di fine agosto –, reo di non aderire alle proteste anti-tendopoli e anzi di predicare l’accoglienza evangelica. «Don Zecca si sta schierando, quando il suo compito da uomo di Chiesa dovrebbe essere quello di riportare il tutto nei giusti binari, con il dialogo e con il confronto», si legge in un comunicato del Comitato dello scorso 4 settembre. «Don Cosimo dovrebbe fare da collante tra i suoi fedeli e non già creare ulteriore astio e divisione».

Ma con don Zecca si schierano anche tutti i parroci di Brindisi, che esprimono «la più profonda solidarietà al nostro confratello don Cosimo Zecca, reo, secondo alcuni, di aver predicato con franchezza il Vangelo del rispetto e dell’accoglienza degli ultimi». Scrivono i parroci: «Constatiamo, nella nostra città e all’interno delle nostre comunità parrocchiali, un diffuso e crescente senso di frustrazione, dovuto, sostanzialmente, a complesse problematiche attribuibili al degrado sociale e alla mancanza di lavoro. Ci duole che alcuni fanno leva su tale malessere per istigare i cittadini a mettere in atto rabbiose manifestazioni di protesta gratuita e provocatoria, a volte anche nei confronti di chi fa solo il proprio dovere, individuando nel luogo comune della paura del diverso il capro espiatorio di ogni malessere collettivo. Non è certamente questa la strada da percorrere, se si vuole venir fuori dai problemi che ristagnano da anni e che hanno bisogno di ben altre soluzioni, pacifiche, condivise e ponderate, le quali devono andare necessariamente nella direzione di serie politiche di convivenza civile e di integrazione sociale». Inoltre, aggiungono i parroci, «troviamo alquanto ingeneroso e offensivo scagliarsi contro le parrocchie e i preti, i quali sovente non si sentono sostenuti nel loro svolgere, nel tessuto connettivo della città, un’opera preziosa di promozione umana, prima che di evangelizzazione, supplendo non di rado a carenze amministrative, organizzando, per così dire, la speranza della gente». Ma non senza una qualche autocritica: «Quanto accaduto ci fa interrogare sulla qualità e l’efficacia del nostro lavoro pastorale. Perciò, a quanti frequentano i nostri itinerari di fede o le nostre assemblee domenicali, ricordiamo che necessariamente dobbiamo sforzarci di incarnare in una fattiva e quotidiana prassi di carità quanto abbiamo ascoltato e pregato. Del resto su questo, e non altro, saremo dal Signore giudicati: “…ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35-36). In un mondo indifferente e spesso sordo ai richiami dei più poveri, questo deve marcare la  “differenza” cristiana». E, se è doveroso che la politica svolga la propria parte mettendo a punto “schemi alternativi ad una migrazione massiccia e incontrollata” e se è giusto che essa si prodighi affinché siano evitati “disordini e infiltrazioni di violenti e disagi tra coloro che accolgono” – i parroci richiamano il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato – non dimentichiamo, almeno noi, (le parole del card. Parolin al meeting di Comnione e Liberazione a Rimini, all’indomani dello sgombero dei migranti da piazza Indipendenza a Roma, n.d.r.) che queste donne, questi uomini, questi bambini sono in questo istante nostri fratelli. E questa parola traccia una divisione netta tra coloro che riconoscono Dio nei poveri e nei bisognosi e coloro che non lo riconoscono».

Con don Zecca anche i cattolici di base brindisini del gruppo “Manifesto 4 ottobre” che «esprime solidarietà a don Cosimo e alla comunità parrocchiale di San Nicola e respinge il tentativo di confinare la testimonianza del Vangelo nella pratica di riti e nel rispetto esteriore di precetti al di fuori della storia e dei suoi conflitti. I cristiani stanno dalla parte dei più deboli e degli sfruttati e non comprendono cosa significhi salvare le anime senza salvare l’intera persona dall’ingiustizia. Il Vangelo non propone una “salvezza dell’anima” mentre gli uomini e le donne sono fatti oggetto di soprusi da parte di profittatori e di mafie». Conclude il gruppo: «Molti stranieri poveri a Brindisi vivono già nei diversi quartieri, pagano l’affitto a volte di case fatiscenti, o vivono nelle botteghe di alcuni artigiani o nelle campagne dove lavorano. La paura che si spostino al Paradiso nasce dalla mancanza di conoscenza della realtà. Il quartiere Paradiso ha ben altri problemi: una mortalità generale più alta dell’intera città dovuta alla povertà della sua popolazione, la mancanza di servizi essenziali, vandalismo, bullismo, spaccio di droga, un degrado urbanistico che incide sulla condizione psicosociale di molte persone. Per questo esprimiamo piena solidarietà alla Comunità Parrocchiale di San Nicola ed al suo parroco perché crede e opera per una società più giusta in coerenza col Vangelo».

 

Papa Francesco: «Accogliere i migranti, ma con prudenza»

12 settembre 2017

“il manifesto”
12 settembre 2017

Luca Kocci

I governi devono accogliere i migranti «con prudenza», tenendo conto di «quanti posti ho», ma resta il fatto che i campi profughi libici sono dei veri e propri «lager».

Papa Francesco, nella consueta conferenza stampa “volante” a bordo dell’aereo che ieri da Bogotà lo ha riportato a Roma dopo il suo viaggio apostolico in Colombia, risponde ad una domanda sulle politiche dell’Italia rispetto alla questione Libia-migranti e dà un colpo al cerchio e uno alla botte del governo Gentiloni e alla linea Minniti (come del resto aveva fatto anche il nuovo presidente della Cei, cardinal Bassetti, ad agosto): sì all’accoglienza «prudente», no agli accordi con i Paesi – come appunto la Libia – i cui centri per i migranti funzionano come «lager».

«Io sento un dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore ai migranti», e «accogliere è un comandamento di Dio», dice Francesco, che conferma di aver incontrato privatamente Gentiloni sebbene per parlare di altro. «Ma un governo – prosegue – deve gestire questo problema con la virtù propria del governante: la prudenza. Cosa significa? Primo: quanti posti ho? Secondo: non devo solo riceverli, ma integrarli. Terzo, c’è un problema umanitario. L’umanità prende coscienza di questi lager, le condizioni in cui vivono nel deserto? Io ho visto delle foto, ci sono gli sfruttatori…».

Parole non del tutto nuove, simili a quelle pronunciate tornando dalla Svezia, a novembre: «Non si può chiudere il cuore a un rifugiato – disse allora il papa –, ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato non lo si deve solo ricevere, ma lo si deve integrare». Con la rilevante aggiunta, però, dei campi profughi come lager, anche questa una parola già usata in passato. A cambiare, secondo Francesco, deve essere l’approccio complessivo verso l’Africa. «Nell’inconscio collettivo nostro c’è un principio: l’Africa va sfruttata», spiega. «Tanti Paesi sviluppati vanno in Africa per sfruttare, dobbiamo capovolgere questo. L’Africa è amica e va aiutata a crescere».

Un’altra domanda, a proposito di urgenze, è sul cambiamento climatico e sulla responsabilità degli esseri umani. «Chi nega questo – ovvero le colpe degli uomini – deve andare dagli scienziati e domandare. Loro parlano chiarissimo, sono precisi», risponde netto Francesco. «Se non torniamo indietro, andiamo giù. Il cambiamento climatico si vede nei suoi effetti. Gli scienziati dicono chiaramente la strada da seguire. E tutti noi abbiamo una responsabilità morale, chi più piccola e chi più grande. Dobbiamo prendere questo tema sul serio», «la storia giudicherà le nostre decisioni».

 

«Il Vangelo non è buonismo, ma denuncia delle ingiustizie». Intervista a don Biancalani

7 settembre 2017

“Adista”
n. 30, 9 settembre 2017

Luca Kocci

Una messa domenicale con una grandissima partecipazione; il vicario generale della diocesi – inviato dal vescovo in segno di sostegno al parroco – sull’altare a concelebrare l’eucaristia; un gruppetto di una decina di neofascisti di Forza nuova, venuto a «controllare la cattolicità del parroco», entra in chiesa scortato dalla polizia ed esce alla chetichella da una porta secondaria. Si è conclusa così la vicenda di don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro, periferia di Pistoia, insultato su Facebook per aver pubblicato sul proprio profilo alcuna foto di una giornata trascorsa in piscina insieme ad alcuni ragazzi immigrati che ospita in parrocchia.

La vicenda esplode nei giorni di Ferragosto, quando don Biancalani pubblica le foto dei ragazzi – giovanissimi richiedenti asilo provenienti da Senegal, Gambia, Mali, Togo, Nigeria, Ciad e Costa d’Avorio – sorridenti in piscina, accompagnate da un messaggio: «E oggi… piscina!!! Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici!» (che parafrasa don Lorenzo Milani nella lettera ai cappellani militari: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri»).

Arrivano le prime reazioni positive e i primi commenti razzisti («Un ettolitro di acido muriatico in piscina»), fascisti («E gli italiani muoiono di fame… Viva il Dux») e sessisti («Ti piace la mazza nera»), fra cui – su Twitter – quello del leader leghista Matteo Salvini: «Questo Massimo Biancalani, prete anti-leghista, anti-fascista e anti-italiano, fa il parroco a Pistoia. Non è un fake! Buon bagnetto», che dà la stura a migliaia di commenti che insultano gli immigrati e attaccano don Biancalani.

Nei giorni successivi i soliti ignoti tagliano le gomme delle biciclette degli immigrati e, il 24 agosto, all’indomani della pubblicazione del messaggio di papa Francesco per la Giornata del migrante nel quale appoggia lo Ius soli, davanti al vescovado di Pistoia compare uno striscione anonimo: «Bergoglio facile fare lo Ius con i soli degli altri» (evidentemente ispirato dal «facile fare il frocio con il culo degli altri», tipico dello stile del sottobosco fascista che mescola volgarità, omofobia e razzismo). Quindi il coordinatore di Forza Toscana, Leonardo Cabras, e il segretario di Fn Pistoia, Claudio Cardillo, annunciano che la domenica successiva «i militanti forzanovisti» andranno a messa a Vicofaro «per vigilare sull’effettiva dottrina di don Biancalani».

A questo punto il vescovo di Pistoia, mons. Fausto Tardelli – tutt’altro che un «cattocomunista» – interviene in difesa del suo parroco: «Da quello che leggo si vorrebbe profanare l’Eucaristia con l’assurda motivazione di andare a controllare l’operato di un prete addirittura mentre celebra un Sacramento e facendo diventare la celebrazione eucaristica teatro di contese e di lotta», scrive in una nota, in cui annuncia anche la presenza del proprio vicario a messa accanto a don Biancalani.

A messa, domenica 27 agosto, ci sono centinaia di persone, molte arrivate anche da fuori parrocchia per mostrare la propria solidarietà a don Biancalani, oltre alle associazioni antirazziste e antifasciste e ai partiti della sinistra che, all’esterno, incoraggiano il parroco e fischiano i militanti di Forza nuova quando si presentano, in formazione militare, ma scortati dalla polizia. Don Biancalani li accoglie con una stretta di mano e poi, insieme al vicario generale della diocesi, celebra l’eucaristia. «È stato un modo per rasserenare gli animi, anche se il fatto mi sembra molto grave», spiega don Massimo ad Adista.

Qual è stata, secondo te, la miccia che ha fatto esplodere tutto?

«La fotografia dei ragazzi in piscina che sorridevano e apparivano felici. Una immagine che ha avuto una grandissima potenza, sebbene involontaria, perché ha rotto il luogo comune del migrante che deve essere straccione, poveraccio e anche delinquente. Invece quei ragazzi erano belli e sorridenti, e questo infastidisce, perché ormai l’immigrato è stato trasformato nel il capro espiatorio di tutti i mali sociali».

Poi c’è stato il tuo messaggio «loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici!». Anche questo ha dato fastidio.

«Certo! Ha dato noia al “cattolico della domenica”, al cattolico benpensante, che vive la fede e il cattolicesimo all’insegna del “volemose bene”. Ma il Vangelo non è questo, non è una melassa indistinta in cui tutto e tutti stanno bene. Chiede il riconoscimento dell’ingiustizia. E fascismo e razzismo sono la negazione del Vangelo e dell’essere umano. Del resto l’arcivescovo di Los Angeles, monsignor José Gomez, dopo i fatti di Charlottesville, ha detto che “nella Chiesa non c’è posto per il razzismo”. È stato più duro di me: io ai militanti di Forza nuova le porte della parrocchia le ho aperte!».

Hai ricevuto insulti ma anche una grande solidarietà, da parte delle persone e di molti uomini di Chiesa…

«Innanzitutto dal mio vescovo, che non mi ha lasciato solo, e da tutti i vescovi della Toscana, che hanno emesso una dichiarazione comune. Mi hanno contattato direttamente il cardinal Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas italiana, e mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, da sempre in prima fila per i diritti dei migranti. Poi mons. Virginio Colmegna, della Casa della carità di Milano, don Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge di Firenze, don Andrea Bigalli di Libera Toscana e altri ancora. Poi molti miei parrocchiani, cattolici di base e tantissimi non credenti che mi hanno detto di essere atei ma di aver apprezzato molto la mia testimonianza».

Però i militanti di Forza nuova che sono venuti a messa a controllare la tua «ortodossia» si dicono cattolici?

«Sì, ed è una cosa che mi fa riflettere, anche se non è una stranezza, perché credo che ci siano dei legami più o meno organici fra cattolicesimo conservatore ed estrema destra politica. Ma questa è la negazione del Vangelo».

Oltre agli insulti dei “leoni da tastiera” di Facebook hai ricevuto minacce più serie?

«Sì, più di una. E infatti andrò a sporgere regolare denuncia. Anche per salvaguardare i ragazzi che, anche per mia responsabilità, sono stati investiti da questo ciclone. Ecco di questo un po’ mi pento, ma è anche vero che ho agito con grande semplicità e naturalezza».

E ora, passata la tempesta?

«E ora si va avanti, con ancora più forza e convinzione, grazie alla solidarietà dei tanti che mi infonde e ci infonde molto coraggio».

Parolin: «Una violenza inaccetabile»

27 agosto 2017

“il manifesto”
27 agosto 2017

Luca Kocci

Le immagini dello sgombero dei migranti dallo stabile di via Curtatone e poi da piazza Indipendenza a Roma «non possono che provocare sconcerto e dolore, soprattutto per la violenza che si è manifestata, una violenza che non è accettabile da nessuna parte». È quello che pensa il segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Parolin – il più stretto collaboratore di papa Francesco –, interpellato a margine del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, dove ieri è intervenuto sul tema “L’abbraccio della Chiesa all’uomo contemporaneo”.

A Roma, precisa il cardinale, «c’era la possibilità di fare le cose bene, secondo le regole. Ora ci sarà l’impegno a trovare delle abitazioni alternative per queste persone. Penso che se c’è buona volontà le soluzioni si trovano, senza arrivare a manifestazioni così spiacevoli». Certo, «ci si poteva pensare prima», risponde ad una domanda, «perché soluzioni non mancano».

Se nel dialogo estemporaneo con i giornalisti Parolin cammina sul filo dell’equilibrio, durante il suo intervento all’interno dei padiglioni della kermesse ciellina il cardinale è più netto.

«Una parte non piccola del dibattito civile e politico di questo periodo si è concentrata sul come difenderci dal migrante», dice il segretario di Stato vaticano. «Per la politica è doveroso mettere a punto schemi alternativi a una migrazione massiccia e incontrollata. È doveroso stabilire un progetto che eviti disordini e infiltrazioni di violenti e disagi tra chi accoglie. È giusto coinvolgere l’Europa, e non solo. È lungimirante affrontare il problema strutturale dello sviluppo dei popoli di provenienza dei migranti, che richiederà comunque decenni prima di dare frutto». Ma, aggiunge rivolgendosi alla platea di Cl, «non dimentichiamo che queste donne, uomini e bambini sono in questo istante nostri fratelli. E questa parola traccia una divisione netta tra coloro che riconoscono Dio nei poveri e nei bisognosi e coloro che non lo riconoscono». «Eppure –  conclude, bacchettando i “cattolici della domenica” – anche noi cristiani continuiamo a ragionare secondo una divisione che è antropologicamente e teologicamente drammatica, che passa da un “loro” come “non noi” e un “noi” come “non loro”», mentre «abbiamo bisogno di ricomprendere senza superficialità il tema della diversità, della sua ricchezza, in un quadro di conoscenza e rispetto reciproci».

Il vescovo contro Forza nuova: «Ha superato i limiti»

26 agosto 2017

“il manifesto”
26 agosto 2017

Luca Kocci

I neofascisti di Forza nuova annunciano che domenica assisteranno alla messa di don Massimo Biancalani – il parroco di Vicofaro (Pistoia) che ospita giovani immigrati in parrocchia – «per vigilare sulla sua cattolicità», ma il vescovo li rimette in riga: «Si stanno oltrepassando i limiti, la messa non può essere profanata da iniziative irresponsabili». E per dare il segnale che la Curia sta con don Biancalani, comunica che il vicario generale della diocesi concelebrerà la messa insieme al parroco attaccato dai fascisti.

La vicenda esplode nei giorni di Ferragosto, quando don Biancalani pubblica sul proprio profilo facebook le fotografie di una giornata in piscina insieme ai ragazzi africani accolti in parrocchia, attirando migliaia di insulti razzisti e omofobi, fra cui quelli del segretario della Lega Matteo Salvini. «Sono convinto che a generare queste reazioni siano state le foto dei ragazzi migranti sorridenti e felici», spiegava al manifesto don Biancalani.

Nei giorni successivi i soliti ignoti tagliano le gomme delle biciclette degli immigrati, e le tensioni non si placano. All’alba di giovedì, all’indomani della pubblicazione del messaggio di papa Francesco per la Giornata del migrante nel quale appoggia lo Ius soli, davanti al vescovado di Pistoia compare uno striscione anonimo: «Bergoglio facile fare lo Ius con i soli degli altri», evidentemente ispirato dal «facile fare il frocio con il culo degli altri». Lo stile che mescola volgarità, omofobia e razzismo rimanda al tipico lessico del sottobosco neofascista. Il giorno dopo arrivano i manifesti di Forza nuova («Ci schiereremo sempre e comunque a difesa del popolo italiano, che don Biancalani, parroco razzista anti-italiano, odia oltre ogni misura») e l’annuncio, da parte del coordinatore di Fn Toscana Leonardo Cabras e del segretario di Fn Pistoia Claudio Cardillo, che domenica «i militanti forzanovisti» andranno a messa a Vicofaro «per vigilare sull’effettiva dottrina di don Biancalani».

Il vescovo, mons. Fausto Tardelli – che è tutt’altro che un «cattocomunista» – non può tacere: «Da quello che leggo si vorrebbe profanare l’Eucaristia con l’assurda motivazione di andare a controllare l’operato di un prete addirittura mentre celebra un Sacramento e facendo diventare la celebrazione eucaristica teatro di contese e di lotta», scrive in una nota, in cui annuncia anche la presenza del proprio vicario a messa accanto a don Biancalani. Se fosse andato direttamente il vescovo, il messaggio sarebbe stato più efficace, ma anche l’invio del vicario generale della diocesi è un chiaro segnale di sostegno al parroco.

Segnale che però viene travisato dai principali quotidiani italiani nelle loro edizioni online di ieri mattina. «Pistoia, la resa del vescovo dopo le “minacce” di Forza nuova: don Biancalani domenica non dirà messa», comincia Repubblica. Si supera Il fatto quotidiano: «Pistoia, niente messa per il prete dei migranti. Forza nuova minaccia, il vescovo lo sostituisce». Tanto da costringere la Curia ad una piccata puntualizzazione: «Di fronte alle assurde e strumentali polemiche scatenate dall’articolo del quotidiano la Repubblica che travisano completamente il senso delle parole e delle azioni di mons. Tardelli, si precisa che il vicario generale è stato inviato a concelebrare con don Biancalani, non a sostituirlo». E i quotidiani a precipitose e maldestre rettifiche.

Il sostegno del vescovo sembra aver avuto effetto. I neofascisti di Casa Pound annunciano che loro a messa non ci saranno. Da Forza nuova non arrivano repliche, ma pare che anche i forzanovisti invece di andare a messa faranno una marcetta al mare. Il sindaco di centro destra di Pistoia si barcamena, il Pd solidarizza mentre Minniti a Roma dà l’ordine di manganellare donne e bambini a piazza Indipendenza. Ieri sera, in parrocchia, una partecipata assemblea ha ribadito il sostegno a don Biancalani. E domenica, dentro e fuori la chiesa, saranno in tanti a manifestare la propria vicinanza al parroco.

Cittadini dalla nascita. Bergoglio chiede diritti e accoglienza

22 agosto 2017

“il manifesto”
22 agosto 2017

Luca Kocci

Sì allo Ius soli, no ai centri di detenzione per gli immigrati irregolari. Il messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (14 gennaio 2018), diffuso ieri dalla sala stampa vaticana, sembra un vero e proprio programma politico sulla questione delle migrazioni che, per restare al nostro Paese – ma il messaggio è rivolto a tutti gli Stati, non solo all’Italia –, è agli antipodi dalle ricette razziste dei fascio-leghisti alla Salvini e dei populisti a 5 stelle, ma anche molto distante dalle proposte securitarie del Partito democratico di governo area Minniti, recentemente benedette dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana, solitamente più attenta agli equilibri e ai rapporti di forza e di potere interni che alla profezia evangelica.

«Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita», si legge nel messaggio del papa che approva lo Ius soli. E boccia i Cie e gli altri centri di reclusione per i “clandestini”: «In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati».

«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi» è l’incipit (tratto dal libro biblico del Levitico) del messaggio di Francesco che ricorda come la «preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà» – un «segno dei tempi» – ha caratterizzato il proprio pontificato fin dall’inizio, con la visita a Lampedusa l’8 luglio 2013, quattro mesi dopo l’elezione.

Quattro i verbi chiave, che danno il titolo al messaggio: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

«Accogliere – si legge – significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione», tramite l’incremento e la semplificazione della «concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare», «programmi di sponsorship privata e comunitaria» e «corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili» (un progetto, quello dei «corridoi umanitari», che da tempo portano avanti la Comunità di sant’Egidio e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia). «Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso Paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali», prosegue il papa, il quale afferma un principio che suonerà quanto mai impopolare in tempi di ansie da terrorismo: «anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale».

Poi «proteggere» i «diritti e la dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio».Una protezione che, scrive il papa, «comincia in patria» – ma che è ben diversa dal ritornello «aiutarli a casa loro» –, fornendo «informazioni certe e certificate prima della partenza» e prevenendo le «pratiche di reclutamento illegale»; e prosegue «in terra d’immigrazione, assicurando ai migranti un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali, la garanzia di una minima sussistenza vitale», «la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione». Sono da proteggere in particolare i «minori migranti» ai quali, fra l’altro, «va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria», «la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi». Una sorta di Ius culturae.

Infine «promuovere» (la libertà religiosa, la formazione, l’inserimento socio-lavorativo) e «integrare». «L’integrazione – aggiunge il pontefice – non è un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale», ma un processo di «conoscenza reciproca» e di costruzione di società e culture «multiformi». Un processo che, conclude Francesco, «può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel Paese».

Il sorriso dei rifugiati in piscina scatena l’onda razzista. Insulti a don Biancalani

22 agosto 2017

“il manifesto”
22 agosto 2017

Luca Kocci

Ricoperto di insulti razzisti ma anche circondato da messaggi di solidarietà e di sostegno a causa di un post su Facebook e di qualche fotografia che mostra alcuni giovani richiedenti asilo ospitati in parrocchia durante una giornata di relax in piscina.

È quello che è capitato a don Massimo Biancalani, parroco a Vicofaro, periferia di Pistoia, docente di religione in un liceo della città, prete “di frontiera” da anni impegnato con i migranti e nel sociale.

«E oggi… piscina!!! Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici!», il messaggio di don Biancalani, che parafrasa don Milani nella lettera ai cappellani militari: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri». Sotto dieci foto dei ragazzi – giovanissimi richiedenti asilo provenienti da Senegal, Gambia, Mali, Togo, Nigeria, Ciad e Costa d’Avorio – sorridenti in piscina.

Arrivano le prime reazioni positive e i primi commenti razzisti («Un ettolitro di acido muriatico in piscina»), fascisti («E gli italiani muoiono di fame… Viva il Dux») e sessisti («Ti piace la mazza nera»). Poi, immancabile, si scatena il leader leghista Matteo Salvini: «Questo Massimo Biancalani, prete anti-leghista, anti-fascista e anti-italiano, fa il parroco a Pistoia. Non è un fake! Buon bagnetto», scrive su Twitter, dando la stura a migliaia di commenti che insultano gli immigrati e attaccano don Biancalani, il quale non può nemmeno replicare perché il suo profilo Facebook – ma non i commenti degli utenti – viene bloccato per 24 ore. «Alcune foto di ragazzi africani in piscina sono un problema per Fb? – scrive il parroco – L’impegno per l’accoglienza, la solidarietà, l’antirazzismo non fanno parte degli standard di comunicazione di Facebook? Intanto si è lasciato che, per un giorno intero, mi si insultasse e diffamasse senza che avessi la possibilità di controbattere». C’è anche chi passa alle vie di fatto: l’altro ieri i soliti ignoti tagliano le gomme delle biciclette dei ragazzi ospitati a Vicofaro.

Aumenta la solidarietà a don Biancalani su Facebook, arriva qualche condanna dal mondo politico (Vannino Chiti stigmatizza il «vergognoso attacco» di Salvini» e gli «atti di vandalismo contro i migranti») e dalle istituzioni («Non ci troviamo d’accordo con le idee di don Biancalani, ma nessun tipo di attacco violento e razzista può essere tollerato», dichiara Alessandro Tomasi, sindaco di centrodestra di Pistoia). Oggi a Vicofaro ci sarà il vescovo, che si dice «non disposto a permettere che un sacerdote della sua diocesi venga attaccato e insultato».

«Sono convinto che a generare queste reazioni siano state le foto dei ragazzi migranti sorridenti e felici», dice al manifesto don Biancalani. Ma un sorriso seppellirà i fascisti e i razzisti.

Vescovi di Chiesa e di governo: «Le Ong rispettino la legge»

11 agosto 2017

“il manifesto”
11 agosto 2017

Luca Kocci

Nel dibattito di questi giorni sul tema dei migranti che approdano sulle coste italiane dopo aver attraversato il Mediterraneo anche grazie al soccorso delle navi delle organizzazioni non governative, le parole pronunciate ieri dal nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinal Bassetti, appaiono come un sostegno nemmeno troppo implicito alla “linea dura” del governo, incarnata dal ministro dell’Interno Minniti, e un sostanziale via libera al codice di condotta imposto dal Viminale alle ong.

Sì all’accoglienza ma nel «rispetto della legge» e senza dare l’impressione «di collaborare con i trafficanti di carne umana», sono state le parole pronunciate ieri da Bassetti durante l’omelia per la festa di San Lorenzo, patrono di Perugia, diocesi di cui il cardinale ha mantenuto la guida, pur essendo stato nominato a maggio – su indicazione dei vescovi italiani – da papa Francesco alla presidenza della Cei, come successore del cardinal Bagnasco.

Frasi pacate, di apparente buon senso, che però, contestualizzate, sembrano totalmente allineate a quelle del governo Gentiloni e dei ministri Minniti e Alfano, che a loro volta si sforzano di non lasciare la bandiera della “legalità” – l’ipocrita espressione per giustificare la lotta ai migranti – nelle mani di Salvini e Di Maio.

«Altro motivo di angoscia per me pastore della Chiesa, ma anche cittadino consapevole della necessità della ricerca del bene comune per il suo Paese, è la situazione che riguarda i migranti e i rifugiati», le parole pronunciate ieri da Bassetti. «Questa sfida – ha proseguito il cardinale presidente della Cei – va affrontata con una profonda consapevolezza, grande coraggio e immensa carità», «che però non bisogna mai disgiungere dalla dimensione della responsabilità. Responsabilità verso chi soffre e chi fugge; responsabilità verso chi accoglie e porge la mano». È questo lo «snodo decisivo», secondo Bassetti: «Ribadisco ancora oggi, di fronte alla “piaga aberrante” della tratta di esseri umani, come l’ha definita papa Francesco, il più netto rifiuto ad ogni “forma di schiavitù moderna”. Ma rivendico, con altrettanto vigore, la necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge. Proprio per difendere l’interesse del più debole, non possiamo correre il rischio, neanche per una pura idealità che si trasforma drammaticamente in ingenuità, di fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana. Dobbiamo promuovere, come ci insegna il Papa quotidianamente, la cultura dell’accoglienza e dell’incontro che si contrappone a quella dell’indifferenza e dello scarto. Ma dobbiamo farlo con grande senso di responsabilità verso tutti».

È un cambiamento di linea della Chiesa italiana, negli ultimi anni sempre sostanzialmente compatta, in consonanza con papa Francesco, nella difesa dei migranti? Probabilmente no. Ma la testimonianza evidente, nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi, che le posizioni sono diversificate. Solo pochi giorni fa Marco Tarquinio, direttore di Avvenire (quotidiano della Cei), scriveva in un editoriale che «non si possono commissariare le organizzazioni umanitarie con uomini armati a bordo» e difendeva con forza l’operazione Mare Nostrum, che «ha salvato l’anima all’Europa». E il responsabile immigrazione della Caritas italiana, Oliviero Forti, spiegava che «al di là dei codici, c’è in gioco la vita umana, la nostra preoccupazione maggiore».

Da questo punto di vista, il nuovo presidente della Cei non ha rappresentato una scelta di “rottura” rispetto alla presidenza Bagnasco, caratterizzandosi semmai per un profilo più pastorale e meno politico, ma sempre attento a muoversi con cautela, tenendo conto degli equilibri e dei rapporti di forza, questi sì politici, che si andranno a definire fino alle elezioni. Ed è sempre meglio non restare troppo scoperti, né a destra né a manca.

 

Bagno di tute blu per il papa a Genova

28 maggio 2017

“il manifesto”
28 maggio 2017

Luca Kocci

L’imprenditoria buona che crea lavoro dignitoso e quella «mercenaria» preoccupata solo del profitto. Il lavoro come «riscatto sociale» ma anche come arma di «ricatto». La ferita del lavoro nero, la piaga della disoccupazione. Il falso mito della «meritocrazia» usato come «legittimazione etica della disuguaglianza». Il lavoro «cattivo» che produce armi e violenta la natura.

È stato un discorso a 360 gradi sul tema del lavoro quello che ieri – mentre a Taormina era in corso il G7 su ambiente, economia e migrazioni – papa Francesco, in visita a Genova, ha tenuto all’Ilva di Cornigliano, rispondendo alle domande di quattro persone, accuratamente selezionate sulla base del principio dell’interclassismo, pilastro della Dottrina sociale della Chiesa: un imprenditore, una sindacalista, un operaio, una disoccupata.

«Non c’è buona economia senza buon imprenditore», ha detto Francesco. Ma «chi pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non è un buon imprenditore, è un commerciante, oggi vende la sua gente, domani vende la propria dignità». È uno «speculatore», un «mercenario» che «usa azienda e lavoratori per fare profitto. Licenziare, chiudere, spostare l’azienda (delocalizzare, ndr) non gli crea alcun problema, perché lo speculatore usa, strumentalizza, “mangia” persone e mezzi per i suoi obiettivi di profitto». E «qualche volta – ha proseguito – il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro».

Il papa ha dato ragione alla sindacalista, che ha parlato della necessità di rendere il lavoro «una forma concreta di riscatto sociale», e ha aggiunto il tema del lavoro usato come «ricatto», con un episodio che ha detto essergli stato raccontato da una ragazza a cui era stato proposto un lavoro da 10-11 ore al giorno per 800 euro al mese: «800 soltanto? 11 ore?. E lo speculatore, non era imprenditore, le ha detto: “Signorina, guardi dietro di lei la coda: se non le piace, se ne vada”. Questo non è riscatto ma ricatto!». Poi il «lavoro in nero», quello dei “caporali”, ma anche le forme apparentemente soft: «Un’altra persona – ha aggiunto Francesco – mi ha raccontato che ha lavoro, ma da settembre a giugno: viene licenziata a giugno, e ripresa a settembre». Non c’è bisogno di andare nei campi della Puglia, basta entrare in una scuola pubblica per verificare la normalità di tale prassi.

«La mancanza di lavoro è molto più del venir meno di una sorgente di reddito», è assenza di «dignità». Per questo, ha detto il papa, l’obiettivo «non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti! Perché senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti». Lo afferma il primo articolo della Costituzione, ha ricordato Francesco: «L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro». E allora «togliere il lavoro alla gente o sfruttare la gente con lavoro indegno o malpagato, è anticostituzionale».

«Competitività» e «meritocrazia», secondo il papa due «disvalori» da rimuovere. La prima perché mette i lavoratori in guerra gli uni contro gli altri («quando un’impresa crea scientificamente un sistema di incentivi individuali che mettono i lavoratori in competizione fra loro, magari nel breve periodo può ottenere qualche vantaggio, ma finisce presto per minare quel tessuto di fiducia che è l’anima di ogni organizzazione»). Con la seconda, «il nuovo capitalismo dà una veste morale alla diseguaglianza» («se due bambini nascono diversi per talenti o opportunità sociali ed economiche, il mondo economico leggerà i diversi talenti come merito, e li remunererà diversamente») e rende il povero «un demeritevole, e quindi un colpevole. E se la povertà è colpa del povero, i ricchi sono esonerati dal fare qualcosa».

La visita del papa è poi proseguita in cattedrale, dove ha incontrato i vescovi, i preti, i religiosi e le religiose («basta tratta delle novizie», ha ammonito, riferendosi alla shopping di vocazioni religiose femminili che molte congregazioni compiono nei Paesi poveri); poi i giovani, al santuario della Madonna della Guardia, dove è tornato sul tema dei migranti: «È normale che il Mediterraneo sia diventato un cimitero? È normale che tanti Paesi, non l’Italia che è tanto generosa, chiudano le porte a questa gente che fugge dalla fame e dalla guerra?». Pranzo con alcuni rifugiati, senza fissa dimora e detenuti, un saluto ai degenti dell’ospedale Gaslini, messa a piazzale Kennedy e, in serata, rientro in Vaticano.