Centenario di padre Balducci, maestro anche del nostro tempo

“Adista”
n. 15, 23 aprile 2022

Luca Kocci

Ha preso il via lo scorso 9 aprile, nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze, l’“anno balducciano”, dedicato al centenario della nascita di p. Ernesto Balcucci (6 agosto 1922), religioso scolopio, fondatore del periodico Testimonianze, fra i “pionieri” del dialogo fra cattolici e comunisti, difensore degli obiettori di coscienza al servizio militare, uomo del Concilio e della pace. Ma il 2022 è anche il trentesimo anniversario della morte di Balducci, avvenuta il 25 aprile 1992, in seguito alle conseguenze di un grave incidente stradale avvenuto a Faenza.

«Siamo qua in tanti perché Balducci ci manca e anche perché siamo convinti che una figura profetica come lui possa dare un contributo serio ed efficace al nostro tempo senza assumere i contorni dell’icona», ha detto il cardinale di Siena, Paolo Lojudice, che è intervenuto all’incontro a Palazzo Vecchio, insieme, fra gli altri, al teologo Vito Mancuso e a Walter Veltroni. Il principale obiettivo di questo centenario, ha spiegato il presidente della Fondazione Ernesto Balducci, Andrea Cecconi, sarà proprio quello di diffondere le parole di padre Balducci, «affinché tornino a fare rumore e a scuotere le coscienze». E sono tanti, infatti, gli eventi già in programma per questo “anno balducciano”: il 25 aprile (anniversario della morte dello scolopio) verrà ricordato a Santa Fiora (Gr), il piccolo paese di minatori sul monte Amiata dove il religioso è nato, con un incontro su “Ernesto Balducci: una vita per la pace”; il 18-19 maggio a Firenze, promosso da Testimonianze, il convegno “Se vuoi la pace prepara la pace” – una delle frasi di Balducci, che ribaltava il classico Si vis pacem para bellum – con, fra gli altri, lo storico Marcello Flores, la giornalista Giuliana Sgrena e il portavoce nazionale di Amnesty International Riccardo Noury. Ma iniziative sono previste anche a Milano, a Roma, a Venezia e in altre città italiane.

Entrato da adolescente nella congregazione degli scolopi, Balducci fu ordinato prete il 26 agosto 1944 e inviato a Firenze, dove fondò il “Cenacolo”, un’associazione in cui all’assistenza di tipo caritativo si univa un’attenzione forte ai problemi politico-sociali e alla preparazione teologica e spirituale. Nel 1958 fondò Testimonianze e iniziò un’intensa attività pubblicistica. Dopo essere stato per qualche anno allontanato dalla Toscana per ordine del Sant’Uffizio e aver seguito il rinnovamento del Concilio Vaticano II, del quale fu un grande sostenitore, nel 1965 riuscì a tornare a Firenze, alla Badia Fiesolana. In questi anni, fra il 1963 e il 1964, fu al centro della scena pubblica per le posizioni assunte sull’obiezione di coscienza al servizio militare. In un’intervista pubblicata il 13 gennaio 1963 sul Giornale del Mattino aveva sostenuto – criticando la sentenza di condanna di Giuseppe Gozzini, primo obiettore cattolico in Italia – che occorresse ridimensionare il concetto di patria e che in alcuni casi si avesse il dovere di disobbedire. Fu così denunciato alla procura della Repubblica e condannato nel 1964. A favore della conferma della legge sul divorzio nel referendum del 1974, negli anni Settanta fu tra i protagonisti della stagione della collaborazione fra cattolici e comunisti – fu tra i sostenitori della candidatura dei cattolici nel Pci di Enrico Berlinguer, nella Sinistra indipendente – e negli anni Ottanta delle campagne per il disarmo. Fino alla morte, nel giorno della festa della Liberazione del 1992.


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